Il successo della miniserie Chernobyl prodotta da Hbo (in onda su Sky Atlantic) ha riacceso i riflettori su quel che è considerato il più grave incidente nucleare della storia. Il numero delle vittime è da sempre al centro di polemiche e forse non conosceremo mai il bilancio definitivo. Ecco quel che sappiamo e quel che è destinato a restare irrisolto.

Le vittime accertate

L’esplosione del reattore uccise due addetti della centrale, un terzo morì di trombosi coronarica. Tra il personale e i primi soccorritori, 134 persone furono ricoverate per gli effetti acuti delle radiazioni; 28 morirono nelle prime settimane, altri 19 negli anni seguenti. Fra i civili, più di 4mila persone, in gran parte bambini e adolescenti, hanno contratto un cancro alla tiroide, che ha causato 15 vittime. La sorveglianza epidemiologica si è però fermata al 2002, sebbene le persone continuino ad ammalarsi.

Nel complesso, le morti accertate sono dunque 65, ma purtroppo si tratta soltanto della punta dell’iceberg. La gran parte delle vittime si avrà infatti per gli effetti a lungo termine delle radiazioni, destinati a manifestarsi in forma di tumori e leucemie.

Gli effetti a lungo termine

Per quantificare gli effetti a lungo termine, tuttavia, si possono fare solo stime e quelle più prudenti, elaborate dal Chernobyl Forum, indicano che alla fine si avranno 4mila morti fra le circa 600mila persone più esposte alle radiazioni. Si tratta soprattutto della popolazione evacuata o residente nelle aree a maggior rischio e dei cosiddetti liquidatori, militari e civili impiegati per bonificare il territorio intorno alla centrale.

Spinta dai venti, la nube radioattiva contaminò inoltre una superficie di oltre 200mila chilometri quadrati (pari a circa due terzi dell’Italia) abitata da 5 milioni di persone. Le piogge distribuirono però la radioattività in modo disomogeneo, imponendo di evacuare località distanti anche 400 chilometri dalla centrale. Secondo il Chernobyl Forum, si potrebbero avere altre 5mila vittime tra gli abitanti delle zone contaminate in misura minore: un’area molto estesa che include diverse zone dell’Europa e anche dell’Italia. In tutto, quindi, le vittime potrebbero essere 9mila.

Le polemiche

Lo studio del Chernobyl Forum è stato realizzato da oltre cento scienziati ed esperti afferenti a otto agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea), in collaborazione con i governi di Russia, Ucraina e Bielorussia.

La pubblicazione, avvenuta nel 2006 in occasione del ventennale dell’incidente, ha però generato accese polemiche alimentate sia dal sospetto che, per la presenza dell’Iaea, i risultati potessero essere sottostimati e viziati da un conflitto di interessi, sia dalla scelta di non menzionare nel report consegnato alla stampa le 5mila vittime attese nelle zone contaminate in misura minore.

Nello stesso anno i Verdi europei commissionarono lo studio Torch (The Other Report on Chernobyl) in cui si parlava di 30-60mila vittime. Mentre nel 2009 sulla rivista Annals of the New York Academy of Sciences apparve la traduzione di un controverso studio realizzato da un team di scienziati diretti dal biologo Alexey Yablokov, membro dell’Accademia russa delle scienze, che stimava quasi un milione di morti.

È la radioattività, bellezza

In realtà, accertare il numero delle vittime di Chernobyl potrebbe rivelarsi impossibile. L’insorgenza dei tumori dipende da molti fattori di rischio, ambientali e genetici, e nella maggior parte dei casi non si riesce a stabilire una relazione di causa-effetto. Inoltre, essendo malattie molto diffuse, e l’area contaminata molto estesa, neppure l’epidemiologia potrà dirimere l’incertezza rilevando l’aumento di tumori dovuto all’incidente.

Quel che sappiamo è che la radioattività è un potente agente cancerogeno e che le vittime potrebbero essere migliaia, forse decine di migliaia. Essere più precisi è difficile perché per quantificare gli effetti a lungo termine disponiamo soltanto di strumenti statistici, che danno risultati diversi a seconda dei modelli impiegati.

Il conto dei morti, comunque, quale che sia, non basta a descrivere le sofferenze causate dalla tragedia di Chernobyl. Non tiene conto degli oltre 300mila evacuati che hanno perso tutto: casa, lavoro, affetti. Né dell’angoscia dei sopravvissuti: centinaia di migliaia di persone che si chiedono se un giorno si ammaleranno, perdendo così anche la speranza nel futuro. L’Oms considera le sofferenze psicologiche di chi ha vissuto la tragedia, un’esperienza descritta come “profondamente traumatica”, il più importante rischio sanitario.

Matriosca nucleare

Oggi Chernobyl è un luogo spettrale. Intorno al reattore è stata creata una zona di esclusione di 30 chilometri di raggio destinata a rimanere disabitata per secoli. Qui le radiazioni impregnano i muri delle case abbandonate, i terreni che non possono essere coltivati, le acque che non si possono bere, le foreste che a ogni incendio liberano altra radioattività come in un piccolo incidente nucleare.

Nel 1986 il reattore fu sepolto sotto un sarcofago di cemento, destinato a custodire quel che resta del nocciolo in attesa che – tra qualche secolo, forse – la radioattività scenda al di sotto dei limiti di sicurezza. Trent’anni dopo, nel 2016, è stato necessario coprire la struttura ormai danneggiata con un secondo sarcofago, costato un miliardo e mezzo di euro. È progettato per durare altri cento anni, dopodiché si dovrà costruirne un terzo, come in una gigantesca matriosca nucleare.

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