Foto: Martin Sanchez/Unsplash

La pandemia di Covid-19 ci è sembrata un evento eccezionale, in grado di sconvolgere le nostre vite, ma assolutamente raro. Eppure gli esseri umani hanno sempre avuto a che fare con le grandi epidemie, dalla peste nera del Trecento alla pandemia di Hiv, passando per l’influenza spagnola del 1918.

Adesso, anche la statistica sembra confermarlo: uno studio condotto da diverse università, tra cui il Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Padova, ha rivelato che le grandi pandemie sono molto più comuni di quanto ci si potrebbe aspettare. Ciascuno di noi, infatti, ha una probabilità del 38% di sperimentare una pandemia di impatto simile a Covid-19 almeno una volta nella vita, e questa tendenza sembra destinata ad aumentare. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Pnas.

Indagare la storia delle epidemie

Sebbene le epidemie siano cosa nota nella storia dell’essere umano, le stime sulla probabilità della loro insorgenza mancano del tutto, oppure offrono agli scienziati proiezioni in ritardo. Questo è un problema: nonostante le previsioni sull’insorgenza di nuove malattie infettive possano destare ansia, è importante sapere quanto è probabile che una pandemia come Covid-19 possa tornare a colpirci, in modo da essere più preparati.

È per questo che un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, della Duke University nel Regno Unito e della Marquette University, negli Stati Uniti, ha stimato la probabilità con cui può insorgere una nuova pandemia.

Per farlo ha attinto proprio dalla storia delle malattie infettive: i ricercatori, infatti, hanno raccolto e analizzato un set di dati globali di grandi epidemie che abbracciano quattro secoli, dall’anno 1600 fino ad oggi. Hanno trovato 476 epidemie documentate, circa la metà delle quali ha avuto un numero noto di vittime: per esempio, 145 hanno causato meno di 10.000 morti. Nell’analisi non sono state incluse epidemie ancora in corso, come Covid-19, la malaria o l’epidemia da Hiv.

“Relativamente probabili” e destinate ad aumentare

La cosa più importante è che grandi pandemie come Covid-19 e l’influenza spagnola sono relativamente probabili”, ha affermato William Pan, ricercatore della Duke University, uno degli autori dello studio. Dall’analisi dei dati, infatti, è emerso che, sebbene il numero stimato annuo di epidemie sia enormemente variabile (un’epidemia come l’influenza Spagnola del 1918-1920, negli ultimi 4 secoli si sarebbe potuta verificare ogni anno con una probabilità compresa tra lo 0,3% e l’1,9%), la possibilità che si verifichi un’epidemia estrema diminuisce lentamente con l’intensità della stessa.

Ciò vuol dire che abbiamo una probabilità piuttosto elevata di osservare pandemie simili a Covid-19: la stima dei ricercatori è del 2% ogni anno, che, sommata nel corso della vita di una persona, ammonta circa al 38%. E pare che questa sia destinata ad aumentare.

Il team di ricerca, infatti, mette in guardia sul futuro: l’alta probabilità di osservare pandemie simili a Covid-19 potrebbe aumentare nei prossimi decenni, fino a raddoppiare, a causa dell’incremento dei tassi di insorgenza di nuove malattie infettive dovuto ai cambiamenti ambientali. Una pandemia come quella che stiamo sperimentando, quindi, è tutt’altro che fuori dal comune, e forse, nel corso della nostra vita, dovremo tornare a fare i conti con qualcosa di simile.

Del resto, anche prima di Sars-Cov-2, il tasso di incidenza di nuove zoonosi, come Ebola, l’influenza aviaria o l’influenza suina era in costante aumento. Sapere ciò che ci aspetta, comunque, potrebbe essere un ottimo punto di partenza per affrontare nuove pandemie. “Ciò sottolinea l’importanza di una risposta tempestiva alle epidemie e di sviluppare capacità di sorveglianza su scala locale e globale, nonché di stabilire un’agenda di ricerca per capire perché le grandi epidemie stanno diventando più comuni“, chiosa Pan.

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