(foto: Karolina Grabowska/Pexels)

Sono almeno otto, aggiornate allo scorso fine settimana, le reazioni allergiche gravi che si ritiene siano state indotte dalla somministrazione del vaccino contro il Covid-19 sviluppato da Pfizer-Biontech. Negli Stati Uniti, dove la campagna vaccinale è iniziata prima e dunque le statistiche sono più robuste, sono stati contati 6 episodi su 272mila persone sottoposte a vaccinazione, ossia una reazione allergica grave ogni 45mila somministrazioni. Numeri che lasciano comunque la garanzia che si tratti di casi sporadici e molto rari, ma più frequenti di quanto si sperasse e ci si attendesse dopo la fine delle sperimentazioni.

Di certo non è una novità, come non lo è per qualunque farmaco, che i vaccini possano occasionalmente generare effetti avversi, e nel caso specifico dei vaccini anti Sars-Cov-2 le direttrici d’azione sono due: da un lato dare una quantificazione attendibile e solida della frequenza delle reazioni (catalogate per gravità e pericolosità), e dall’altro stabilire se ci siano componenti specifiche della formulazione o caratteristiche delle persone vaccinate che siano associate allo sviluppo di effetti avversi seri. Un compito non banale: sappiamo che i vaccini approvati sono sostanzialmente sicuri poiché già testati su decine di migliaia di persone, ma gli effetti più particolari e sporadici sono come tanti puntini singoli e sparsi, che devono essere uniti per poterne ricavare un quadro coerente.

Anzitutto, quante sono le reazioni avverse normali?

Il tipo e la frequenza delle reazioni avverse possono variare in base al singolo vaccino, ma in linea di massima esistono valori di riferimento indicativi per tutti. Per esempio, secondo un vastissimo studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, si parla di una media di una reazione anafilattica grave (su adulti e bambini) ogni milione di dosi iniettate.

E i dati complessivi del 2019 per il nostro paese, appena rilasciati dall’Agenzia italiana del farmaco (l’Aifa), confermano sostanzialmente le stesse cifre. A fronte di poco più di 23 milioni di dosi di vaccini somministrate tra gennaio e dicembre 2019, sono state raccolte 19 segnalazioni di casi “gravi con pericolo di vita”, di cui 3 ritenute davvero pericolose e associate a uno shock anafilattico. Nel 2018 erano state 26 le reazioni avverse gravi su 18 milioni di vaccini, di cui 6 con shock anafilattico.

Perché il tema è emerso con la campagna vaccinale

Se è vero che il vaccino Pfizer-BioNTech provoca più reazioni avverse gravi degli altri, come mai lo si è saputo solo nel corso del mese di dicembre? La domanda è più che lecita, e ammette una spiegazione piuttosto semplice. Gli studi di fase 2 e di fase 3, che hanno verificato sicurezza ed efficacia del vaccino, sono stati condotti escludendo alcune particolari categorie di persone considerate a rischio. Come ha riassunto Science, non sono state coinvolte nei trial tutte quelle persone che già avevano una storia di allergia alle componenti del nuovo vaccino, così come tutti coloro che più in generale nel proprio passato avevano manifestato reazioni allergiche più o meno gravi a una qualunque iniezione vaccinale. E, ipotizza la stessa Science, potrebbero essere di fatto rimasti sotto-rappresentati nel campione gli allergici a cibi e farmaci vari.

Va detto, infatti, che le reazioni più gravi registrate fin qui non hanno avuto una distribuzione uniforme, ma si sono concentrate proprio su individui con una storia pregressa di importati allergie. Dunque, di fatto, si tratta di persone che sono state (per precauzione) escluse a tavolino dalle fasi di sperimentazione.

Quanti eventi avversi ci saranno?

In mancanza della sfera di cristallo, la risposa più semplice a questa domanda potrebbe essere una conferma dell’incidenza statistica raccolta fin qui, ossia grossomodo uno ogni 50mila somministrazioni. Tuttavia, molti elementi potranno far variare questo numero. Per esempio, la decisione di non vaccinare più che già in passato ha sofferto di gravissimi episodi anafilattici (tanto da tenere sempre con sé una siringa per l’iniezione rapida di adrenalina) potrebbe bastare a ridurre notevolmente la frequenza dei casi avversi gravi, senza compromettere il buon esito della campagna vaccinale e lo sperato raggiungimento dell’immunità di gregge.

Altra ipotesi di lavoro, che è già sul tavolo anche se solo a livello di domanda scientifica, è di accertare se ci sia qualcosa di specifico che determina la maggior parte delle reazioni, e di conseguenza scegliere con un criterio più raffinato chi escludere dalla somministrazione. Se fosse confermato il ruolo allergenico del glicole polietilenico (Peg, di cui abbiamo parlato in un approfondimento dedicato), esistono già studi secondo cui il livello di anticorpi è abbastanza alto da poter potenzialmente indurre reazioni gravi in una persona su 13, che sarebbero quelle da togliere dalla lista come precauzione. Tuttavia, anche se il Peg è oggi è in cima alla lista dei sospettati, è presto per tirare conclusioni.

In ogni caso, però, avrebbe poco senso allarmarsi (o fare i titoloni sui giornali) ogni volta che dovessero emergere altre occasionali reazioni avverse. Possiamo dare per scontato infatti che, sporadicamente, ce ne saranno. Ma con la consapevolezza ormai consolidata che la frequenza eccezionale evidenziata nel Regno Unito con due casi gravi dopo sole 144 dosi è stata con grande probabilità un’anomalia statistica, dato che il campione più grande di cui disponiamo al momento indica un’incidenza più di 600 volte inferiore.

Cosa si può già dire sugli altri vaccini

Per ora, si possono fare ipotesi ragionevoli. Dato che per le altre formulazioni, da quella targata Moderna in poi, non è ancora iniziata la campagna vaccinale, ci sono solo i dati relativi alle fasi di sperimentazione. Data però la grande somiglianza tra la formulazione Pfizer-Biontech e quella Moderna (entrambe sono a rna messaggero e hanno molte sostanze in comune, a partire dal glicole polietilenico), è perlomeno plausibile che anche dal punto di vista degli effetti avversi si comportino in maniera analoga.

Discorso a parte va invece fatto per tutti gli altri. Se i vaccini a rna messaggero sono una novità assoluta per il panorama terapeutico mondiale, e di conseguenza resteranno osservati speciali, quello di Oxford-AstraZeneca utilizza un più tradizionale vettore virale. Il che non significa che dia necessariamente meno effetti avversi, ma di certo rende impossibile fare paragoni o previsioni prima che i dati di somministrazione siano raccolti e analizzati. Lo stesso vale, in sostanza, per tutti gli altri.

Per non dimenticare le buone notizie

A livello mediatico, la sacrosanta e doverosa discussione scientifica sugli effetti avversi delle vaccinazione rischia di lasciare passare il falso messaggio che i vaccini siano pericolosi e che dunque sia più prudente astenersi dal vaccinarsi. In realtà, però, i dati affermano esattamente il contrario.

Anzitutto, infatti, va detto che le reazioni avverse più gravi registrate fin qui sono state trattate e risolte con esito positivo, e che in generale una struttura sanitaria è attrezzata per gestire questo genere di imprevisti. Attraverso opportune somministrazioni di adrenalina, steroidi, antistaminici e altri farmaci, le reazioni emerse sono state tutte controllate e (in un tempo che va da pochi minuti a qualche giorno) tutti i pazienti sono stati dimessi senza conseguenze. Certo, vaccinarsi clandestinamente o in un centro non adeguatamente attrezzato sarebbe una pessima idea, ma gli operatori sanitari sono preparati e addestrati per affrontare questo genere di emergenze. Ed è proprio per questo che tutte le persone vaccinate devono restare in osservazione per 30 minuti dopo l’iniezione, in modo da poter intervenire prontamente qualora si manifestasse qualche sintomo avverso.

In secondo luogo, è importante ribadire che quello di cui si discute sono reazioni estremamente rare. Se è vero che uno su 45mila è un numero piuttosto più alto di uno su un milione, è vero pure che mediamente per il vaccino Pzifer-BioNTech 44.999 pazienti su 45mila non hanno questo tipo di reazioni. I numeri e le percentuali lasciano sempre spazio a una percezione soggettiva del rischio che a volte può essere distorta (la stessa che ci porta ad avere più paura dell’aereo che dell’automobile, mentre dovrebbe essere il contrario), ma enfatizzare sempre e solo il piccolo dato problematico può ulteriormente catalizzare paure e timori.

Terzo, ma non per importanza, sui due piatti della bilancia andrebbero messi rischi e benefici, o meglio i rischi del vaccino contro il rischio dovuto al Covid-19. Ragioniamo in un caso distopico: se ipotizziamo che la frequenza delle reazioni avverse gravi resti quella vista fin qui, e che il 100% delle persone con queste reazioni muoia (finora la percentuale reale è lo 0%), vaccinando la totalità della popolazione italiana avremmo circa 1.300 decessi. Ossia quelli che il nuovo coronavirus provoca ogni due o tre giorni al ritmo attuale di contagio. Al momento, lo ribadiamo, il numero di decessi imputabili al vaccino è zero, dunque tra rischio Covid-19 e rischio vaccino non c’è nemmeno partita.

Essere pronti al vaccino

Se da un lato c’è la predisposizione di un piano vaccinale nazionale, in termini di dosi, personale e infrastrutture, dall’altro c’è pure l’aspetto di comunicazione relativo alla vaccinazione stessa. Più che minimizzare o nascondere le questioni, in proposito, può essere sensato raccontare quello che a oggi sappiamo.

La buona notizia è che, anche nel caso delle persone che soffrono in generale di allergia, la grandissima maggioranza non ha alcuna particolare conseguenza dalla somministrazione del vaccino. Vale a dire, non è affatto vero che una persona che soffre di allergia debba stare male o avere sintomi dopo l’iniezione. Anzi, è quasi sempre vero il contrario.

Allo stesso tempo, però, l’avvio della campagna vaccinale in paesi diversi dall’Italia ha mostrato che il vaccino contro il Sars-Cov-2 (almeno nella formulazione Pfizer-Biontech, e presumibilmente Moderna) è un vaccino tosto. In termini meno colloquiali, determina reazioni dell’organismo più forti rispetto ad altri vaccini, anche al di là della questione allergie e reazioni anafilattoidi. Febbre, brividi, mal di testa, malesseri e altri effetti minori – tutti non gravi – sono piuttosto frequenti, tanto che dalle prime stime paia riguardino circa la metà delle persone vaccinate.

Si tratta ovviamente di reazioni non preoccupanti e che non pregiudicano l’efficacia e la bontà del vaccino, ma sulle quali è bene essere informati e preparati. In corrispondenza della vaccinazione, quindi, si potrebbe consigliare di non prendere impegni per una giornata, consapevoli della possibilità abbastanza concreta di patire qualche piccolo malessere – blando e passeggero – nelle prime decine di ore successive all’iniezione, proprio per l’azione del vaccino sul nostro organismo. La Covid-19 è stata più volte erroneamente paragonata a un’influenza, e lo stesso vale per il vaccino: quello che verrà somministrato nei prossimi mesi non è come il solito antinfluenzale, ma – seppur sicuro ed efficace – più impegnativo.

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