(illustrazione: Getty Images)

Anche se il confronto acritico con i numeri di marzo e aprile ha poco senso, mercoledì 14 ottobre ha segnato (per ora) il record assoluto di nuove persone risultate positive al coronavirus Sars-Cov-2 in 24 ore con un altrettanto numero record di tamponi eseguiti, per lo meno stando ai bollettini ufficiali forniti dalla Protezione civile. Parliamo di 7.332 casi positivi con oltre 152mila tamponi, e soprattutto di un trend che pare non solo di inesorabile crescita ma anche di progressiva accelerazione.

Senza entrare nel merito del significato epidemiologico di questi numeri, di cui abbiamo parlato qui su Wired nei giorni scorsi, una domanda sorge spontanea: il dato dei nuovi positivi può continuare a crescere all’infinito? E se la risposta retorica è ovviamente no, può essere interessante valutare fino a quale valore massimo si possa ragionevolmente arrivare. Un valore che è limitato superiormente soprattutto dalla nostra effettiva capacità di testing, certamente migliorata rispetto a sei mesi fa ma comunque non illimitata. E se proprio questo limite strutturale ha fatto sì, nei giorni fin qui più bui della pandemia in Italia, che probabilmente la maggior parte degli allora positivi non sia stata nemmeno identificata, ora il contesto è molto diverso, anche se è improbabile riuscire comunque a identificare tutti i contagi attivi nel nostro Paese.

Qualche valutazione numerica

L’aspetto più ovvio nel valutare il numero massimo di casi positivi identificabili al giorno è, manco a dirlo, il numero di tamponi che vengono quotidianamente eseguiti. Al momento il record assoluto per un singolo giorno è di 152mila, fatto registrare proprio ieri 14 ottobre, ma valutando il dato come media settimanale si resta comunque qualche decina di migliaia più in basso. Visto il trend di progressivo aumento dei valori, comunque, per fare una stima possiamo ipotizzare per il prossimo futuro un valore di riferimento di 150mila tamponi giornalieri, come media.

Anzitutto, con questi dati non potremmo assolutamente arrivare a 150mila nuovi positivi al giorno. Il primo elemento da considerare, infatti, è che non tutti i tamponi eseguiti hanno l’obiettivo di identificare nuove positività, perché nel computo rientrano anche tutti quelli relativi ai test di guarigione. Anche se l’obiettivo è di ridurre la quota parte di questi ultimi, per esempio con il passaggio dal doppio tampone negativo a quello singolo, i dati ufficiali ci dicono che a oggi le persone effettivamente testate sono i due terzi dei tamponi eseguiti, ossia che un terzo dei tamponi (mediamente) è utilizzato per i test di controllo successivi al primo. In termini assoluti: poco meno di 13 milioni di tamponi totali effettuati in Italia, e poco meno di 8 milioni di persone sottoposte al test. Rapportandosi quindi alla stima sui tamponi quotidiani, la potenza di fuoco massima di testing del nostro sistema sanitario scende da 150mila a 100mila.

L’altro importante fattore da considerare è quale frazione di tamponi possa effettivamente risultare positiva. Il limite teorico massimo è determinato solo dall’ineliminabile quota di falsi negativi dovuta all’imperfetta sensibilità del test, che ci ricorda che anche se tutto il Paese fosse positivo al Sars-Cov-2 non avremmo comunque un 100% di casi rilevati. Secondo le valutazioni più pessimistiche, il tampone potrebbe non riconoscere un positivo ogni tre, e questo fisserebbe la quota massima di tamponi positivi al 70%.

tamponi_massimo
(foto: Simona Granati/Corbis/Getty Images)

Ma questo è naturalmente uno scenario ideale. In quello reale, più stringente, occorre tenere conto che (per fortuna) gran parte delle persone sottoposte al test non ha il virus in corpo. Pure nei giorni di massima criticità, all’inizio dello scorso marzo, la quota parte di tamponi positivi non ha mai superato un terzo del totale (eccezion fatta per una singola anomalia del 46% registrata il 9 marzo), e solo in quattro giornate (inclusa l’anomalia) ha superato quota 30%. In quelle settimane, però, il tampone era eseguito prevalentemente su persone sintomatiche, e spesso anche dai sintomi evidenti o gravi, quindi in un contesto molto differente rispetto a quello in cui li si esegue oggi. Per citare un dato emblematico, nei giorni caratterizzati dalle percentuali massime i tamponi giornalieri erano nettamente sotto i 20mila, in molti casi anche inferiori a 10mila, peraltro quasi tutti alla ricerca di nuove positività e in pochi casi per verificare le guarigioni.

Una stima in base ai dati odierni

È sempre complesso, oltre che concettualmente discutibile, azzardare previsioni sull’evoluzione degli indicatori numerici che raccontano come sta procedendo la pandemia di Covid-19 in Italia. Sulla base della numerosità attuale dei tamponi (150mila al giorno, di cui circa 100mila su nuove persone testate) e della percentuale ragionevolmente massima di casi positivi ottenibili (30%), si potrebbe stimare un valore di 30mila come massimo di positività giornaliere identificabili con la capacità di testing dimostrata a ottobre 2020. Con tutta probabilità si tratta comunque di una sovrastima: da aprile in poi, quando l’ondata epidemica era ancora in pieno e la nostra capacità di testing si era fatta decente, non abbiamo mai avuto percentuali di tamponi positivi superiori al 15%, e ciò indurrebbe a dimezzare ulteriormente la stima. Ossia non 30mila, ma 15mila.

Difficile dire se siano tanti o siano pochi, ma anche usando il valore più alto (30mila) si tratta grossomodo del quadruplo rispetto a quanti ne siano emersi nell’ultimo bollettino. Un fattore 4 rispetto al limite massimo potrebbe non lasciare molto margine in termini di tempo: i casi positivi registrati sono quadruplicati nelle ultime tre settimane, e se il trend proseguisse immutato senza un altrettanto rapido incremento dei tamponi potremmo raggiungere la saturazione della capacità di testing già nel corso del mese di novembre.

Certo, ci sono altre saturazioni che risulterebbero ancora più drammatiche (come quella delle terapie intensive), ma a detta di tutti anche la nostra capacità di tracciare la circolazione del virus nel nostro Paese è decisiva per definire le strategie di contenimento e arginare quanto più possibile una nuova ondata di contagi. In ogni caso, più ci si avvicina al limite è più, fatalmente, aumenta il numero di casi che sfuggono al nostro controllo, e superare il limite significherebbe potenzialmente perdere di nuovo contezza dei veri numeri del contagio in Italia.

The post Quanti nuovi positivi al coronavirus possiamo trovare al massimo in un giorno? appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it