(immagine: Pixabay)

Non più solo Umbria e qualche sporadico focolaio, le varianti del coronavirus si stanno diffondendo in tutta Italia: per gli esperti del Comitato tecnico scientifico e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) oggi il 30% circa delle nuove infezioni da coronavirus sarebbero imputabili alla variante inglese, mentre meno diffuse (seppure presenti) sarebbero la variante brasiliana e sudafricana. E le istituzioni prendono provvedimenti: comuni in zona rossa e chiusura delle scuole per alcune Regioni, mentre la Lombardia istituisce zone arancioni rafforzata per tutta la provincia di Brescia, nel bergamasco e nel cremonese.

Monitoraggio delle varianti

Una premessa è necessaria: non è possibile avere una mappa precisa della diffusione delle tre varianti più preoccupanti in questo momento perché la nostra capacità di sequenziamento dei campioni (l’analisi del genoma del virus che permette di discriminare tra una variante e un’altra) è scarsa. In poche parole sequenziamo poco (meno dei 500 campioni a settimana raccomandati dell’Ecdc) e rischiamo di non riuscire a identificare in tempo i focolai di varianti permettendone la diffusione ulteriore.

La prima indagine sulle varianti dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha stimato la presenza della variante inglese al 17,8% nelle settimane passate, ma l’attesa è che la diffusione aumenti rapidamente e che possa diventare la forma prevalente entro fine marzo. Per avere altri dati bisognerà aspettare il rapporto della seconda indagine avviata sempre dall’Iss, che dovrebbe fotografare la diffusione della variante inglese, brasiliana e sudafricana.

L’Italia attezionata

Intanto le notizie di nuovi focolai provocati da varianti di Sars-Cov-2, così come quelle di casi isolati di varianti ancora più rare, si susseguono e spingono le istituzioni a prendere provvedimenti.

Umbria e Abruzzo già nelle scorse settimane stavano sperimentando per prime la diffusione delle nuove varianti di Sars-Cov-2, e si confermano zona rossa.

L’Umbria conta decine di casi attribuiti a varianti di Sars-Cov-2, in particolare brasiliana e inglese. Secondo il report del 23 febbraio dell’Associazione italiana di epidemiologia, ha anche il tasso di incidenza di Covid-19 più elevato (278 per 100mila abitanti).

In Abruzzo, i casi di Covid-19 dovuti alla variante inglese sarebbero addirittura il 70% del totale; pertanto le province di Pescara e Chieti rimangono zona rossa.

Nel Lazio, 4 comuni (Colleferro, Carpineto, Torrice e Roccagorga) sono zona rossa e a causa dell’elevata incidenza di casi di varianti alcune scuole sono state chiuse.

In Lombardia, dopo che nelle scorse settimane alcuni comuni nel milanese e nel pavese erano già stati blindati per la diffusione della variante inglese, scoppia la bolla della provincia di Brescia, che è stata dichiarata interamente zona arancione rafforzata, così come alcuni comuni nel bergamasco e nel cremonese.

All’elenco delle zone rosse si aggiungono il comune di Bono in Sardegna, il comune di Re in Piemonte, i comuni di Sanremo e Ventimiglia in Liguria.

In Molise 28 comuni sono rossi e la regione nella cartina a colori dell’Italia è arancione, così come arancioni sono le Province autonome di Bolzano (dove è stata rilevata anche la variante spagnola) e Trento.

Cresce l’incidenza e la paura delle varianti anche in Emilia Romagna (che imposto particolari restrizioni e la chiusura delle scuole in alcuni comuni dell’Appennino), in Toscana (Siena ha chiuso le scuole medie e superiori) e in Campania. Nelle Marche 20 comuni, compreso il capoluogo Ancona, sono passati in zona arancione.

La Puglia, ancora gialla, corre ai ripari dopo che alcuni esami di laboratorio danno la variante inglese al 38,6% dei casi totali: didattica digitale integrata al 100% fino al 5 marzo.

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