Gli animali, a conti fatti, sono meglio degli umani, come dice qualcuno? Beh, di certo non si insultano nel traffico e non tentano di sorpassare a destra. Ma osservarli alla guida può tornare utile per capire meglio alcuni meccanismi dell’apprendimento.

In questo video, il giornalista di Wired Matt Simon intervista la neuroscienziata Kelly Lambert, della University of Richmond (Virginia) che ha condotto un esperimento in cui ha insegnato a piccoli ratti a guidare veicoli di plastica costruiti ad hoc in un percorso delimitato. Guidare è un’attività complessa, e per questo gli animali vengono anche ricompensati con dei cereali: uno degli obiettivi è comprendere quanto velocemente si apprende se il background di partenza è stimolante o meno.

I roditori sono stati separati in due gruppi: il primo ha soggiornato in una gabbietta trasformata in una sorta di Disneyland per ratti; il secondo ha vissuto con tutto il necessario in un ambiente più asettico. Morale, solo gli animali che hanno goduto di un ambiente più stimolante sono riusciti a eseguire meglio la parte complessa dell’esperimento. Inoltre, il piacere della guida ha prevalso anche nei casi in cui non c’era più lo stimolo della ricompensa.

L’obiettivo di Lambert è di studiare la neuroplasticità del cervello, comparando gli animali coinvolti nel training e nella guida con altri che non hanno fatto altrettanto. Lo studio ha suggerito alla ricercatrice diverse riflessioni: moltissime ricerche vengono condotte osservando il comportamento di animali come i ratti, ma cosa cambierebbe nei risultati cambiando le condizioni di partenza, e introducendo quindi nuove vie all’osservazione?

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