Redatto da Oltre la Linea.

Rampini, parole forti e ormai sempre meno diplomatiche:”È ovvio che bisogna aiutarli a casa loro”. In questo video il giornalista mostra ancora una volta di essere molto sensibile alle tematiche dell’immigrazione e dell’insensatezza dell’accoglienza indiscriminata.

È ormai diverso tempo che il cronista di Repubblica ha iniziato un suo percorso analitico decisamente in controtendenza rispetto a quello del suo giornale e di gran parte della stampa mainstream, saldamente ancorata ai “valori” dell’immigrazionismo, delle frontiere aperte, dell’abolizione delle differenze e dei confini. Parole che significano, come ha già sottolineato Rampini in passato, abbattimento degli stipendi dei lavoratori e in estrema sintesi azzeramento del proprio potere contrattuale, schiacciato da una concorrenza sempre più tirata verso il basso.

Concetti che ha espresso nel suo ultimo libro La notte della sinistra e che in questo discorso riprende, ovviamente in maniera più sintetica. Andando forse anche oltre.

“La stragrande maggioranza degli africani vuole vivere in Africa, ha bisogno di un futuro in Africa. E quando per una assurda perversione del linguaggio ‘aiutiamoli a casa loro’ è diventato uno slogan di destra, io l’ho trovato una forma di mancanza di rispetto per quei tantissimi italiani che sono i volontari che lavorano là, in Africa”, prosegue Rampini.

E ancora “Abbiamo un esercito di volontari, missionari e laici”. Ed è effettivamente così. Quelli che sembrano astrusi concetti, diventano fondamentali quando a sostenterli è una colonna della stampa mainstream e global come Federico Rampini. La cui conversione non sappiamo quanto possa essere genuina o meno, ma certamente è utile per continuare a diffondere realtà evidenti che la penosa cultura di massa continua a negare da troppo tempo.

La conclusione è ancora più netta, riguardo all’eterna diatriba “ci pagheranno le pensioni” : “Perché ci paghino le pensioni davvero e non temporaneamente, abbiamo bisogno di un flusso continuo e costante di immigrati. I nostri concittadini dovrebbero avere il diritto di saperlo: stiamo parlando di una modifica sostanziale e permanente della componente etnica del paese. E hanno diritto anche di pronunciarsi. Non può essere una cosa decisa dall’alto senza che nessuno possa accettarlo o negarlo”.

(la Redazione)

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