Redatto da Oltre la Linea.

Insisteranno. La criminalizzazione degli italiani, la tendenza a consolidare chi tra loro si è formato alle loro sciocchezze e a conquistare i pareri di chi si sente aggredito, è l’obiettivo. Questo fanno i media.

Lo hanno fatto con le ridicole statistiche sull’ “emergenza razzismo” in Italia, basate su episodi che spesso non hanno neanche nulla a che fare con lo scontro etnico e la cui stessa quantità rimane incerta da fonti diverse. Lo hanno fatto con gli altrettanto ridicoli episodi deliberatamente inventati, come quello di Daisy Osakue, il cui uovo ricevuto sull’occhio non aveva nulla a che fare con la sua origine.

Adesso i media di massa si concentrano ancora di più, cercando il pelo nell’uovo, atti che possono essere divisi tra naturali esasperazioni contro gli effetti patologici dell’immigrazione clandestina e spesso criminale, altre azioni che col razzimo continuano a non avere nulla a che fare e, ovviamente, e certamente anche atti di odio razziale che sono imprescindibili in qualsiasi società al mondo (e non sono certamente monopolio dei bianchi autoctoni, come il caso di Ousseynou Sy dimostra pienamente), specialmente se multietnica.

Per farla molto breve e semplice: se un sistema d’informazione si mette in testa di dimostrare il razzismo degli italiani, non c’è niente che possa fermarlo. Nemmeno la palese inconsistenza delle accuse, perché è sufficiente concentrarsi sugli episodi che si verificano, farne una regola generale diffondendo la singola notizia ovunque. Con lo stesso metodo si potrebbe “dimostrare” agilmente anche che una Nazione sia votata genericamente al furto o all’omicidio. Qualsiasi Nazione, pure quella dove le “statistiche” dicono il contrario.

Ammesso e decisamente non concesso che il razzismo si possa “inquadrare” in dei numeri precisi, chi prova a farlo non vede l’Italia in nessuna cima delle classifiche di odio etnico. Nel 2014 si parlava di 400 azioni considerate “razziste” in un anno, contro le migliaia presenti in Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia.

Nel 2018 altre “statistiche” dicono che il fenomeno è in aumento, 146 casi contro i 40 e passa dell’anno precedente. Ordini di grandezza completamente diversi però: che i numeri siano tirati a caso è evidente. Insomma, un pasticcio. L’unica certezza è che quelli italiani sono sempre nettamente inferiori a quelli degli altri Paesi europei.

Ora ci si prova anche con tale “Simone”, ragazzino che contesta Casapound a Torre Maura in seguito alle proteste contro la delinquenza dei rom presenti nel quartiere. Simone sostiene che “a me 70 persone nun me cambiano niente, se sono loro a rubare facciamo casino, se sono gli italiani stiamo zitti”.

Il dubbio sulla genuinità viene sempre, specialmente dopo le scoperte a dir poco grottesche sulla richiesta di cittadinanza del padre del piccolo Ramy, il ragazzo che ha salvato – salvandosi – i suoi 50 compagni di scuola dalla follia di Sy.

Ma facciamo finta che non ci sia. Caro “Simone”, nessuno sano di mente “sta zitto” se un italiano viene a rubargli in casa. Puoi ripetere e ripeterti questa storiella quanto vuoi, ma la verità è un’altra: che i 70 rom di Torre Maura delinquono quasi tutti, tra gli italiani devi cercare in una ristretta percentuale.

Razzismo: insisteranno. Per criminalizzare gli italiani. E sarà durissima

Non so se ti abbiano pagato, se ti abbiano semplicemente “motivato”, o se tu la pensi davvero in quel modo. Sono assolutamente sicuro che ti abbiano cercato, con dovizia e cura certosina, perché avevano bisogno di te. Come hanno bisogno di tutti i casi specifici per continuare a criminalizzare gli italiani e a convincerli ad accettare forzatamente l’immigrazione di massa.

Perché la verità è che loro (media, giornalisti e chi li sostiene economicamente) cercano il lumicino. Magari lo invogliano e non è escluso che diano pure qualche “motivazione” in più. Tutto pur di contrastare una naturale voglia di civiltà, di pace sociale, degli autoctoni. E anche degli immigrati regolari.

Hanno raffinato la ricerca, e la sensazione è che le gaffe “alla Daisy” siano finite. Insisteranno, sempre di più. Fino a fomentare ancora di più gli scontri, la violenza. A creare altri Sy da un lato, altri Traini dall’altro.

Sarà durissima per tutti noi se a livello editoriale di massa non ci sarà un cambio di tendenza per lo meno accennato nei prossimi anni. Il nostro lavoro deve essere questo.

Sono pericolosi.

(di Stelio Fergola)

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