Redatto da Oltre la Linea.

Ora è ufficiale: Matteo Renzi ha annunciato al premier Giuseppe Conte in un colloquio telefonico la sua decisione di abbandonare il Pd per creare gruppi autonomi. Renzi, riferiscono fonti parlamentari dem, ha ribadito al premier che continuerà a sostenere convintamente il governo. Gli ultimi appelli, da Franceschini a Zingaretti, passando per il fedelissimo Nardella, non lo hanno convinto.

L’ex premier ha così annunciato il suo addio. Nessuna intenzione di sabotare il Governo appena nato, anzi, dicono fonti parlamentari vicine ai dem. Semmai l’opposto, rivendicando un ruolo importante al tavolo delle decisioni e interlocutore di primo piano (al pari di Di Maio e Zingaretti) di Giuseppe Conte per contribuire a «orientarne la rotta» in senso “riformista”. La nuova gamba della maggioranza, in realtà, vanterebbe già due ministri – Teresa Bellanova, titolare delle Politiche Agricole (già in odore di ‘capodelegazionè) e Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la Famiglia – la viceministra all’Istruzione Anna Ascani e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Resterebbero invece dentro il Pd Lorenzo Guerini e i sottosegretari Alessia Morani, Simona Malpezzi e Salvatore Margiotta che oggi hanno invitato l’ex premier a mantenere unito il Pd.

Matteo Renzi, l’addio al Pd

A due giorni falla visita del presidente francese Emmanuel Macron in Italia, Matteo Renzi ufficializza dunque l’addio al Partito Democratico e fonda il suo partito. L’ex sindaco di Firenze, che potrà contare sulla maggioranza dei deputati e senatori eletti con i dem, vuole dare vita a un soggetto «moderato», centrista, capace di raccogliere i voti dei liberali di centro-destra e centro-sinistra. Tant’è che numerosi esponenti di Forza Italia – la corrente più «liberal» – sarebbero già pronti a sostenerlo.

Come raccontava qualche giorno fa Affari Italiani, circa quaranta parlamentari (20 senatori e 20 deputati) di Forza Italia sarebbero pronti a lasciare il gruppo per appoggiare il nuovo esecutivo Pd-M5S-LeU entrando, eventualmente, nei gruppi autonomi che l’ex premier Matteo Renzi starebbe per lanciare lasciando il Partito Democratico. Le gole profonde dei Palazzi romani raccontano di una folta pattuglia di senatori e deputati azzurri a dir poco furiosi con le scelte del leader leghista, non tanto aver aperto la crisi quanto aver offerto subito dopo la premiership a Luigi Di Maio e per non parlare mai di Centrodestra unito. Il motto dei 40, insomma, sarebbe ‘mai con Salvini’ in risposta al ‘mai col Pd’ dell’ex ministro dell’Interno.

Fonti autorevoli interpellate da Oltre La Linea nelle ultime settimane sembrerebbero confermare tale indiscrezione, ad oggi smentita dai vertici di FI.

Renzi vuole fare il Macron italiano

Seguendo il modello En Marche di Macron, Matteo Renzi vuole rottamare il Pd – stavolta da fuori – facendolo diventare come l’ala più «socialdemocratica» (le virgolette sono d’obbligo) della nuova coalizione liberale e centrista da lui guidata, sostenuta dall’establishment europeo e dal deep state americano. La sua strategia, ormai, è chiara: ha «normalizzato» i Cinque Stelle spingendoli in una trappola mortale da cui difficilmente ne usciranno integri sostenendo la formazione del nuovo governo. Dall’altra, formando il nuovo partito, farà passare il Pd come un énsemble di vecchi post comunisti incapaci di incanalare il consenso. Degli alleati utili per governare, ma – e questa è la scommessa – da una posizione di forza.

Renzi, almeno in questo caso, si è dimostrato furbo. Una volpe, piuttosto spregiudicata e cinica. Ma come dice un famoso proverbio, già usato da Bettino Craxi nei confronti di Giulio Andreotti , tutte le volpi, prima o poi, finiscono in pellicceria….

(di Roberto Vivaldelli)

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