In sala operatoria nessuno ha piacere ad andare, ma soprattutto a tornare. Tuttavia, ad alcuni pazienti, per esempio quelli già operati per una insufficienza mitralica dovuta ad un infarto miocardico, succede. Nell’arco di un tempo lungo può infatti verificarsi l’esigenza di intervenire nuovamente sulla stessa valvola, la mitrale, quella, tra le quattro cardiache, che è posta tra l’atrio e il ventricolo sinistro.

L’innovazione, soprattutto in ambito medicale e chirurgico, punta ad anticipare i problemi. In provincia di Ravenna, al Maria Cecilia Hospital di Cotignola – un centro di alta specialità in cardiochirurgia- come annunciato nei giorni scorsi è stato eseguito l’impianto, il primo impianto in Italia, di un nuovo dispositivo per la riparazione della  mitralica, in grado di correggere le eventuali mutazioni della valvola, anche a distanza di tempo, ma senza reintervento.

Il device viene innestato durante l’operazione post infartuale con una tecnica mininvasiva. Come spiegato dal responsabile del reparto di cardiochirurgia dell’ospedale di Cotignola, lo specialista Alberto Albertini,“il dispositivo va a trattare il rigurgito della valvola mitrale nei casi in cui questa sia stata danneggiata da un infarto, una condizione che causa un ritorno parziale del flusso di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro durante la sistole cardiaca”.

Il fenomeno di rigurgito può avvenire a causa del cattivo funzionamento dei lembi (parti costitutiva delle membrane che compongono la valvola), ecco allora che la valvola perde e quindi l’insufficienza. L’infarto è una condizione che può causare questo fenomeno, a causa dei danni che la zona del muscolo colpita riceve e che finisce per interessare i lembi che chiudono la valvola: anche dopo la prima riparazione, si può assistere negli anni a una recidiva.

Il device che viene impiantato – il dispositivo noto come Kalios (è un mitral valve repair ring)- può essere adattato e regolato qualora si manifestasse una insufficienza post-operatoria della valvola subito dopo l’intervento ma anche dopo, nel tempo, laddove il fenomeno del rigurgito mitralico diventasse ricorrente. Ma senza un nuovo intervento, in maniera percutanea. Il fine è sempre quello di aumentare la coaptazione per far combaciare i lembi della mitrale.

In precedenza un catetere viene introdotto attraverso una piccola incisione sotto la clavicola. Attraverso il catetere, vengono inseriti, nell’anello del dispositivo posto in precedenza sulla mitrale, tre palloncini che vengono gonfiati, per fare in modo che i lembi della valvola tornino a combaciare, in tre zone anatomiche predefinite.

Come spiegato da Albertini “il nuovo dispositivo, attraverso un sistema di controllo da remoto, può modificare la forma adattandosi alle variazioni della valvola mitralica senza necessità di un nuovo intervento”. Il polo di alta specialità romagnolo, parte del gruppo, GVM Care & Research sta prendendo parte allo studio clinico pre marcatura del device (atteso a fine 2021 il lancio commerciale, dopo i vari passaggi regolamentari); altri dispositivi, presso il Maria Cecilia Hospital verranno impiantati in altri pazienti in concomitanza al primo intervento di riparazione della valvola mitrale. A fine 2019, il device era stato impiantato all’estero, a Vienna, nell’ambito dello studio Optimise II (la sigla sta per OPtimisation of surgical repair for Treating Insufficiency of the MItral Valve – Safety and Effectiveness evaluation) come annunciato lo scorso dicembre da Affluent Medical, la medtech company francese che opera nel segmento degli impianti innovativi, mini invasivi, per ripristinare le funzioni fisiologiche in pazienti affetti da patologie cardiache e vascolari. Secondo l’azienda, pazienti in un massimo di 9 centri in quattro diversi paesi europei (Italia, Austria, Germania e Svizzera) riceveranno l’impianto.

 

 

The post Rigurgito mitrale, un dispositivo vuole combatterlo senza ricorso a reintervento appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it