(foto: The Burtons/Getty Images)

C’era da aspettarselo: insieme a irragionevoli promesse sull’arrivo imminente di vaccini e cure per 2019-nCov, assurde formulazioni di diete ad hoc per prevenire il contagio, leggende metropolitane sulle mascherine protettive ed episodi di sinofobia è arrivata anche la proposta di usare l’omeopatia per combattere l’epidemia causata coronavirus di Wuhan. Una proposta, tra l’altro, che riesce a mettere insieme in un sol colpo complottismi, tesi prive di basi scientifiche, follie sanitarie, consigli deleteri e allusioni a fantomatiche trame losche internazionali.

Il caso specifico in questione, almeno nella versione più chiacchierata in rete, è quello di un articolo pubblicato qualche giorno fa dalla testata giornalistica Affari italiani, già fortemente criticato da una serie di siti di debunking a partire da Bufale un tanto al chilo (Butac). Delle tante sciocchezze riportate nel testo (si allude a “un virus creato in laboratorio e diffuso poi per incidente o preciso volere”, si legge di “dubbio doveroso” e si ribadisce tutto quello che “i medici non ci dicono”, per esempio), ci concentriamo qui sugli aspetti più prettamente medico-scientifici.

La proposta alternativa dell’omeopatia

Dato che “il recettore del coronavirus è ben noto”, afferma l’incipit della promozione dei prodotti omeopatici, esiste “un farmaco in grado di impedire l’attacco del virus a livello recettoriale, con remissione dei sintomi e conseguente guarigione del paziente”. Questo prodotto, in commercio da anni, si chiamerebbe AntiCD13, dal nome CD13 del recettore stesso che caratterizzerebbe il virus.

L’unica cosa vera in questa serie di affermazioni è l’esistenza in vendita dell’AntiCD13: un prodotto omeopatico che non è costituito dalle solite caramelline a base di zucchero ma di un liquido alcolico. Grazie all’azione combinata della memoria dell’alcol e della memoria dell’acqua, questa soluzione (che non contiene principi attivi, non ha efficacia dimostrata e può contare solo sull’effetto placebo) preparerebbe il nostro sistema immunitario a riconoscere e sconfiggere il virus. Quasi come fosse un vaccino, però più magico: già pronto, semplice e veloce, sempre efficace e ovviamente privo di qualunque effetto collaterale.

Per chi avesse saputo troppo tardi dell’esistenza dell’AntiCD13 (o per chi inspiegabilmente si fosse ammalato nonostante il vaccino omeopatico), esiste un piano B. “Qualora poi ci sia già stata una complicanza a livello respiratorio, con dispnea, tosse e fino a una polmonite di tipo interstiziale”, recita Affari Italiani, il rimedio perfetto è “un farmaco (che non è affatto un farmaco, perché non ha efficacia dimostrata, ndr) come lo Stannum, che può portare a miglioramenti impensabili”. Sì, contro la polmonite si sta proponendo lo Stannum omeopatico già pronto sugli scaffali, che segna un ritorno alla classica sferetta zuccherina da far sciogliere in bocca. E come mai proprio lo Stannum – ossia lo stagno, in infinita diluizione –dovrebbe funzionare? Semplice: per il mantra omeopatico secondo cui il simile cura il simile, in quanto i sintomi da intossicazione di stagno sarebbero vagamente somiglianti a quelli provocati dal coronavirus di Wuhan.

Perché AntiCD13 e Stannum non funzionano

Perché sono rimedi omeopatici. Ci si potrebbe fermare qui, ma aggiungiamo qualche elemento: anzitutto non hanno alcuna efficacia dimostrata contro alcun tipo di patologia, figuriamoci per un virus appena identificato sul quale tutta la comunità scientifica è al lavoro per capirne le caratteristiche e i possibili punti deboli. Al più si potrebbe rispolverare il solito effetto placebo, ma forse non è una buona idea puntare sugli effetti fisiologici dell’auto-convincimento come unica arma a disposizione per prevenire il contagio e controllare l’epidemia di 2019-nCov.

Pure se parlassimo di veri (potenziali) trattamenti efficaci e di veri (potenziali) vaccini, sarebbe sensato procedere con estrema cautela, dato che tra i primi esperimenti in vitro e la messa a punto di una cura che dia garanzie di sicurezza ed efficacia passano periodi lunghi anni. Spacciare il problema della battaglia contro 2019-nCov come un tema già risolto suona pure irrispettoso nei confronti di tutte le scienziate e gli scienziati che a livello globale sono al lavoro per trovare una chiave di volta che possa fornire una direzione di lavoro.

Le falsità di contorno

“Il coronavirus è un virus da sempre presente in autunno inoltrato”, annuncia perentoriamente l’articolo di Affari Italiani. Chissà perché, bisognerebbe allora chiedere, tutto il mondo sta cercando di studiarlo. E come mai, si dovrebbe aggiungere, l’intera comunità scientifica lo indica come nuovo coronavirus (nCov).

Oltre a questa totale panzana – che a dire il vero getta qualche ulteriore ombra sulla qualità di tutto lo scritto – c’è poi una enorme deformazione logico-comunicativa, che potremmo chiamare l’arte dell’insinuazione del dubbio. “Sul web circolano tanti pareri” (detto non per invitare a rifarsi alle fonti ufficiali ma per sottolineare che “c’è a disposizione tanto materiale”) è un invito implicito ad andare a scavare nei meandri dei social e del web alla ricerca di qualunque supposizione, ipotesi, pregiudizio e complottismo, confermata poi dall’allusione nemmeno troppo nascosta agli interessi di BigPharma e di Bill Gates.

Tra pericoli e interessi

L’autrice dell’articolo su Affari Italiani viene presentata come vicepresidente dell’Istituto Malattie Croniche. Quello che non è scritto, però è che questo istituto si chiama Samuel Hahnemann (il padre dell’omeopatia) e ha come mission “la promulgazione e la diffusione della medicina omeopatica”. Insomma, è come se si stesse proponendo di curare le infezioni da coronavirus con gli amuleti e a cercare di convincerci fosse un venditore di amuleti.

A dirla tutta, qui è pure peggio: l’amuleto-terapia viene di fatto percepita come una misura scaramantica, dunque difficilmente un fan dei cornetti rossi si rifiuterà di rivolgersi al proprio medico e di farsi assistere nel miglior modo possibile qualora manifestasse dei sintomi. Affermare che un prodotto omeopatico possa essere risolutivo, invece, crea l’ulteriore inghippo del portare le persone a non rivolgersi ai medici proprio quando ce ne sarebbe più bisogno, sia in termini di salute individuale sia collettiva. Certo, per chi non dovesse contrarre mai la malattia si tratterebbe al più di un piccolo spreco di denaro senza conseguenze (se non sul conto in banca), ma qualora anche in Italia si diffondesse davvero l’epidemia informazioni di questo tipo potrebbero di fatto rappresentare un pericolo.

Infine, ma non certo per importanza, tutta questa storia dell’omeopatia come frontiera della lotta al coronavirus ha avuto alcune condivisioni illustri. Uno fra tutti il presidente dell’Ordine dei biologi Vincenzo D’Anna, che su Facebook ha anche aggiunto: “Coronavirus esiste da sempre. Si cura con il farmaco AntiCD13, niente vaccino e niente spreco di soldi… speriamo”.

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