Redatto da Oltre la Linea.

Nuove tensioni verbali e parole piccate all’interno dell’alleanza di governo: dopo aver incontrato l’altro vice-premier Luigi Di Maio, a seguito di settimane in cui non si sono visti personalmente (per impegni vari, e probabilmente anche per la delicatezza di certe situazioni), Matteo Salvini ha attaccato il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, uno degli uomini di Mattarella all’interno dell’esecutivo giallo-verde.

Quest’ultimo, infatti, ha recentemente dichiarato, in diretta a Sky Tg 24, come nel 2020 ci sarà un’operazione in deficit contenuta, secondo la risoluzione sui saldi della finanza pubblica approvata dal Parlamento italiano. Non incidentalmente, come riportato dall’Adnkronos, ha parlato con grande moderazione di flat tax, sulla quale intende reperire risorse soltanto a seguito di una mappatura fra taglio della spesa corrente e detrazioni fiscali, ha intenso «mettere una pietra tombale» sia sui minibot sia sulla possibilità di un Italexit, mai messo sul tavolo delle discussioni.

Matteo Salvini: “l’Italia ha bisogno di uno choc fiscale forte”

In questo contesto, è intervenuto Matteo Salvini su “Radio Anch’io“, ribadendo inoltre l’unità del governo e la volontà, da parte della Lega, di proseguire con il MoVimento 5 Stelle, a patto di essere sempre pragmatici: «Se il Ministro dell’Economia del mio governo dice che di taglio delle tasse non se ne parla, o il problema sono io o è lui. Cosa faccio una manovra economica all’acqua di rose? L’Italia ha bisogno di uno choc fiscale forte».

Per questo motivo, egli ha apertamente parlato di volere una «manovra importante, ambiziosa e coraggiosa», con una bordata rivolta alle alte sfere continentali a Bruxelles: «l’Italia non merita di essere ultima perché ci sono regole studiate a tavolino per il vantaggio di Francia e Germania. La stessa UE che dice a noi di osservare allo zero virgola le regole permette che da anni Francia e Germania le ignorino: non siamo di meno dagli altri».

Sulla stessa linea d’onda il Deputato leghista, e responsabile della Commissione Finanze, Claudio Borghi Aquilini: «Ho ascoltato un’interessante intervista del ministro Tria dove afferma di aver già deciso il deficit per il 2020, di non aver intenzione di attuare i minibot e di aver già deciso come fare la flat tax. Tutto ciò è curioso perché sono argomenti attualmente in corso di discussione all’interno del nostro partito e non mi pare vi sia stato ad oggi un confronto approfondito su tutti questi temi. È preciso dovere di un ministro del nostro governo tagliare le tasse, pagare i fornitori velocemente, riconoscere i crediti di imposta e rispettare il contratto di governoe gli impegni del Parlamento, tutti, non solo quelli graditi. Se non si è d’accordo, nessuno obbliga a continuare a fare il ministro».

Dunque, come si può comprendere dalla ricostruzione degli incontri fra ministri operata da Sussidiario.net, nonostante sussistano diversità di vedute, rallentamenti e difficoltà legate a più uomini e fattori, le due forze di governo sono disposte a continuare a venirsi incontro. Salvini ha scelto di vedere Di Maio dopo tanto tempo a Palazzo Chigi – nonostante le distanze create dal Russiagate all’amatriciana-, ha condiviso la linea di unità portata avanti dal premier Conte, ha accusato di eccessiva fantasia le presunte discussioni riportate dai giornali ed ha attaccato Tria per il futuribile poco coraggio nella manovra: le questioni sono aperte, ma la volontà di portarle avanti al meglio sembra continuare ad essere ben indirizzata.

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