Redatto da Oltre la Linea.

“Chiudere Radio Radicale è un crimine”. Così tuona il Vate Saviano dalla sua pagina Facebook. Così tuona l’Espresso, che invoca al salvataggio dell’ “emittente libera”.

Ma nessuno sta chiudendo Radio Radicale, genio d’un Saviano. Stanno semplicemente tagliando i fondi pubblici a un’emittente. Non stanno rinnovando una convenzione che le ha permesso di vivere indipendentemente da un reale riscontro di pubblico. Una radio pagata con i soldi degli italiani che ha sempre sostenuto una visione ideologica e guarda caso profondamente liberal, faziosa e propagandistica.

“Comunque la si pensi – liberali, conservatori – è un bene di questo Paese” un bel piffero, caro Saviano. Se qualcosa viene pagato con i soldi dei contribuenti, ha un compito primario da assolvere: essere indipendente e terzo.

Radio Radicale indipendente e terza non lo è stata mai, è nata per non esserlo, ha promosso e sostenuto sempre ideali che di indipendente e terzo non hanno un bel niente. Ha fatto propaganda politica per questi stessi ideali. Ha influenzato i voti di referendum che hanno deciso la storia sociale di questo Paese.

Non è “un servizio pubblico”, semmai è l’ennesima dimostrazione di come il servizio pubblico sia storicamente asservito a una sola visione del mondo. Come dimostra del resto la “ramanzina” di Agcom, ente teoricamente indipendente che decide di prendere le parti di un’emittente che da decenni propugna una visione ideologica determinata. Che strano!

Sì, forse questa radio potrebbe continuare ad esistere, se almeno campasse del libero mercato estremo (in tutti i sensi) che sostiene, di cui è impregnata fino al midollo. Perché è molto facile fare i liberalizzatori con gli stipendi altrui. Con il proprio è meglio rimanere – senza dirlo ad alta voce – ben pagati con i soldi pubblici.

(di Stelio Fergola)

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