Redatto da Oltre la Linea.

Saviano pubblica un libro sui “migranti”. Effettivamente era la cosa più prevedibile tra le cose prevedibili. All’Ansa, lo scrittore presenta “In mare non esistono taxi”, che potrerà al Salone del libro di Torino, quello dove si diffonde la cultura democratica.

Un libro le cui immagini “sono testimonianza, portano la prova che quello che diciamo da mesi su ciò che accade in Libia e nel Mediterraneo è vero. Ma dire la verità non basta, ‘verità’ è una parola abusata, che provoca ormai fastidio non solo a sentirla, ma addirittura a pronunciarla. Ci hanno fatto credere che la verità sia istantanea, che la si possa apprendere attraverso rapidi tutorial (‘tutta la verità su…’), ma non è così. La verità ha bisogno di tempo, un tempo che oggi spesso crediamo di non avere”.

Chi scorre la pagina Facebook di Roberto Saviano non può far altro che notare quanto l’argomento malativa sia drasticamente diminuito negli ultimi anni, nonostante rappresenti il core business dello scrittore praticamente dagli esordi con Gomorra.

E chi scorre non solo la pagina, ma anche le interviste o addirittura le premiazioni  pubbliche, non può aver fatto a meno di notare quanto l’immigrazionismo e i sermoni su accoglienza e multiculturalismo recitino la parte del leone quasi ogni giorno, con le critiche al “Ministro della Malavita” Salvini, le interviste a Riotta in cui Saviano stesso augurava per il “suo Sud” un futuro di sindaci africani, i post immigrazionisti perfino dopo gli attentati terroristici in Europa.

Insomma, il culmine di un percorso propagandistico come questo non poteva che sfociare in un testo su un argomento mai venduto dallo scrittore nelle librerie.

(di Stelio Fergola)

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