Redatto da Oltre la Linea.

Meno severità, meno bocciati

Eh già. Dopo il decreto dell’allora ministro dell’istruzione Valeria Fedeli (titolo di studio: diploma) ci sono sempre meno bocciati a scuola, e non sembra certo per meriti degli studenti. Come riporta Il Sole 24 Ore, infatti, “anche nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento” la promozione scatta alle scuole medie in modo praticamente matematico, mentre alle superiori è necessario collezionare tante insufficienze gravi, a seconda di cosa stabilisce il colleggio dei docenti. “Nei confronti degli alunni che presentano un’insufficienza non grave in una o più discipline, il consiglio di classe può sospendere lo scrutinio, in attesa che il debito formativo venga colmato con l’aiuto di iniziative di sostegno e di recupero organizzate dalla scuola.”

In realtà l’allentamento nelle valutazioni degli studenti a scuola comincia dalle elementari, quindi dall’inizio del percorso scolastico di ciascun ragazzo. Ma l’allentamento inizia prima. Alla primaria infatti la bocciatura viene decisa per i cosiddetti “casi eccezionali” ed è necessaria l’unanimità dei docenti.

Inoltre da quest’anno si potrà partecipare all’esame di maturità anche con un’insufficienza, nel caso in cui il consiglio di classe presenti una delibera motivata.

Una fabbrica di ignoranti

Il “decreto Fedeli” ha in realtà spinto verso il baratro una scuola che si trova in coma farmacologico da almeno vent’anni. Se si fa riferimento alla sempre minore severità degli insegnanti, la generale tendenza a voler far “recuperare” gli studenti più scadenti, si notano i risultati di un apparato pedagogico che non forma e soprattutto non premia l’eccellenza, permettendo più o meno a tutti di giungere all’avventura universitaria (o addirittura lavorativa) con una preparazione mediamente sempre più mediocre.

Dal 2013/2014, comunque, i promossi alle superiori hanno subito un bel boom: allora si trattava il 65,1% degli scrutinati. Oggi siamo al 71,1%, e i bocciati sono calati dal 9,8% al 7,4. Contemporaneamente, gli ammessi all’esame di terza media sono il 98,3%, quelli alla maturità il 96 per cento. Praticamente tutti.

D’altronde lo stato tragico della scuola italiana oggi era stato fotografato con crudezza dalle lamentele dei professori universitari, che agli inizi del 2017 scrissero addirittura un appello al Ministero, lamentando quanto le matricole universitarie non sapessero scrivere in italiano. Ma anche dalle statistiche sul livello dei nostri ragazzi.

Gli effetti di lunga data del famigerato Sessantotto, quello del “18 politico” si sono pian pianino diffusi a tutti i rami dell’istruzione italiana. Perché se prima erano i professori i sedicenti aguzzini, oggi lo sono gli alunni, come ricorda con drammaticità il caso dello studente di Lucca, che obbligò addirittura il professore a mettergli la sufficienza, minacciandolo e bullizzandolo.

C’è da recuperare idee demonizzate come quelle di gerarchia, di insegnamento vero, di severità e rispetto dell’adulto. Un mondo di valori e di formazione totalmente distrutto dalla società neoliberale e dai suoi postulati cretini.

C’è da recuperare quel livello che ha permesso al nostro paese di generare classi dirigenti e professionali di una qualità oggi completamente sconosciuta.

(di Stelio Fergola)

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