Redatto da Oltre la Linea.

Non si arrende la Sea Watch 3, ferma da due settimane al largo di Lampedusa, superando il già enorme record della Aquarius nello stesso mese di giugno dell’anno scorso (oltre 10 giorni prima di virare verso Valencia, in Spagna). Centinaia allora, appena 43 adesso, i numeri sono decisamente cambiati, ma la voglia di riprendere a pieno regime non manca mai.

Sea Watch 3 come l’Aquarius del 2018, anzi no: l’offerta di accoglienza di allora del premier spagnolo Sanchez ad oggi non ha un seguito, e naturalmente non lo avrà mai, visti gli evidenti disordini generati nelle settimane successive. E non pare che ci saranno virate di nessun tipo. L’equipaggio è determinatissimo a far sbarcare i clandestini di nuovo in Italia.

Due settimane, 14 giorni, che sarebbero bastati per fare rifornimento e andare direttamente in Olanda, bandiera battente della nave. Ormai sono saltati tutti gli schemi, si parla di generici salvataggi ma che la sostanza sia la necessità di portare i “migranti” per forza sulle nostre coste potrebbe non essere chiaro soltanto a un cieco.

L’Europa è – manco a dirlo – immobile, tanto che perfino quell’illuminata mente di Laura Boldrini una volta tanto non ce la fa a prendersela con Salvini e riesce a dire che la situazione è “terribilmente incresciosa e dovrebbe essere motivo di vergogna per tutti gli Stati dell’Unione europea”.

Ma che il problema non sia l’Europa è ormai questione che dovrebbe essere nota a tutti. Prendersela con i paesi europei che non accettano “quote di migranti” è nei fatti abbastanza inutile, se non dannoso. Perché lascia passare il concetto dell’accoglienza (tradotto in non-ipocritese: traffico di esseri umani), anche se distribuita. Legittima un fenomeno palesemente illegale e lo recepisce passivamente.

Che sia solo l’Italia ad accogliere o lo facciano 10 Paesi membri,  la legittimazione dell’immigrazione clandestina è il primo principio da combattere. Purtroppo è un principio su cui concordano tutti gli organi internazionali, dall’ONU, alla Corte Europea. Non significa che abbiano ragione per forza in quanto organi giuridici, altrimenti dovremmo lasciar passare tutte le nefandezze che le giurisdizioni di epoche passate possono aver promosso soltanto per una questione di etichetta, mentre la storia si cambia contestando i crimini che vengono perpetrati.

E il crimine di oggi si chiama tratta. C’è chi la favorisce e chi la ostacola. Le giurisdizioni internazionali si stanno dimostrando propense a favorirla. Anche un fesso è a conoscenza del fatto che la stragrande maggioranza dei clandestini giunti in Italia non provengono dai teatri di guerra libici. Anche un fesso ormai potrebbe capire che la Libia è un hub di smercio di esseri umani, dove persone di tutt’altre provenienze vengono condotte (o attirate) per poi poter prendere il largo verso l’Italia. Questo quando è stato abbattuto Gheddafi, durante la guerra civile degli anni scorsi, durante la tregua e dopo le ostilità ricominciate quest’anno tra Haftar e Al Serraj. E’ una situazione che non è mai cambiata.

La guerra è stato il pretesto utile per aggirare i controlli che il vecchio regime di Gheddafi garantiva, è stato il pertugio in cui far entrare centinaia di migliaia di persone da portare in Europa. E’ un teatro di guerra, basta andare lì.

Ora la Sea Watch 3 rappresenta l’ennesimo apice di questa guerra immigrazionista, clandestina e contro la legge. Insieme alla “legge” internazionale che la spalleggia, dalla Corte Europea all’ONU. Non a caso l’equipaggio della ONG chiede aiuto a Strasburgo, per l’ennesima condanna contro l’Italia. Condanna già espressa dalla Corte dell’Aja che ci ha accusato direttamente di crimini contro l’umanità, per centinaia di migliaia di persone che vengono raccolte non in mezzo al Mediterraneo, non da qualche parte sullo Ionio, ma sulle coste libiche.

Abbiamo tutti contro, è un fatto. Prima fra tutte la Chiesa, non solo con i ricatti morali, ma anche con le promesse di accoglienza della Diocesi di Torino per far sbarare la nave. Vecchio trucco già utilizzato a gennaio, grazie al quale si è riuscito comunque a far arrivare qualche decina di “migranti”. Salvini non ci caschi.

Ad appoggiarci, solo gli Stati Uniti di Trump. In questi giorni c’è la prova più dura. Il governo non prende neanche in considerazione la realizzazione di un blocco navale. Le epoche sono diverse e le pressioni di oggi immani. Ma se si riuscisse a fare questo passo decisivo, forse, si riuscirebbe finalmente ad arrestare il fenomeno definitivamente.

(di Stelio Fergola)

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