Redatto da Oltre la Linea.

Negli ultimi giorni, ha tenuto banco il caso Sea Watch 3, la nave ONG tedesca, battente bandiere olandese, con a capo il capitano Carola Rackete. Infatti, dopo aver prelevato 43 migranti a largo delle coste libiche, si è diretta verso le coste italiane, rifiutando di attraccare a Tunisi – porto sicuro per oltre otto milioni di turisti all’anno -, iniziando a stazionare davanti alle acque territoriali del Bel Paese oltre due settimane or sono.

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Dopo aver zigzagato per circa 2.500 chilometri, con la consapevolezza degli effetti del Decreto Sicurezza Bis e della politica di chiusura dei porti avviata dal governo giallo-verde, il capitano ha rotto gli indugi, entrando in acque italiane e violando, di fatto, non soltanto le leggi, ma anche e soprattutto la sovranità territoriale dello Stivale.

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Dopo aver sostato per oltre 48 ore davanti al porto di Lampedusa, dopo aver visto respinto il proprio ricorso a Strasburgo, e dopo aver ospitato qualche parlamentare dell’opposizione (di PD, +Europa e La Sinistra) – con stampa mainstream al seguito -, la Sea Watch 3 ha attraccato, forzando il blocco della Guardia di Finanza e speronandone una motovedetta (mettendo a rischio l’incolumità dell’equipaggio). Carola Rackete è stata arrestata ed i migranti fatti scendere, pronti ad essere suddivisi e redistribuiti a livello europeo.

Un aspetto da notare di tutta questa faccenda – la quale implica prelievo forzoso di persone, costrizione per queste a rimanere in mare a causa di obiettivo lapalissianamente politico e tutto meno che umanitario, violazione di leggi e sovranità di un Paese – ha origine interna. Infatti, sono stati raccolti oltre 300.000 euro di donazioni per la ONG da parte di cittadini italiani, per sostenerne le spese legali, tra multa che verrà inflitta e la causa da difendere.

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Sostenere la multa e le spese legali di una Organizzazione Non Governativa, lautamente finanziata da privati “filantropi” e resasi colpevole di diversi reati – sia internazionali, sia nei confronti dello Stato italiano -, è un atto paradossale e controproducente, oltre che tremendamente ipocrita. Significa ignorare le cause del fenomeno immigratorio ed anzi stimolarne le conseguenze, con tutti i disagi che esso provoca, semplicemente per darsi una patina di falso umanitarismo. Falso, perché spesso direzionato verso l’esotico ed il lontano, con palese disprezzo verso il vicino. O peggio.

Il caso di Federica Anghinolfi è emblematico. Sostenitrice della giovane “Capitana” tedesca e dei diritti umani, si è scoperto essere tra le responsabili del terribile, sconcertante e schifoso #Pedogate del reggiano (sui cui i Carabinieri hanno indagato con l’operazione “Angeli e Demoni” a Bibbiano), dove diversi bambini sono stati prelevati dalle famiglie di origine, seviziati e torturati (a volte anche con l’elettroshock) per fare brainwashing ed indurre in loro traumi, così da separarli dalle famiglie per darli in affido a ricchi “compratori dell’affido” stesso.

Con la complicità e la collusione del sindaco PD Andrea Carletti, appena rieletto. Un inferno che hanno descritto anche il giudice bolognese al Tribunale dei Minori, Morcavallo, e gli autori dell’inchiesta Veleno negli anni Novanta (Pablo Trincia ed Alessia Rafanelli).

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Tornando alle donazioni alla Sea Watch 3 dopo il suo atto piratesco, non lasciano spazio a replica le parole espresse in un lungo post su Facebook da Venere Fiorenza di Leo, della Steadfas ONLUS – che vale la pena riportare per intero:

«In queste ultime ore qualcuno ha deciso di lucrare sul sentimento delle persone per una causa che di buono non ha nulla. È stato studiato tutto a tavolino fregando e trascinando molti di voi nel calderone mediatico. E mentre in queste ore, stavamo chiudendo le nostre valigie per ripartire per la Nigeria, siamo rimasti a guardare quello che stava accadendo sperando in un esito migliore e invece tanti hanno scelto di bruciare letteralmente 268.118,00 euro [cifra aumentata nel frattempo, N.d.R.] in meno di 24 ore togliendoli nel vero senso della parola a chi ne ha un reale e DISPERATO bisogno! Ci sono riusciti e voi ci siete cascati ancora una volta.

Amici miei, non esiste nessuna capitana eroina, nessun migrante in fin di vita sulla barca e nessun esponente del PD dal cuore d’oro. Esiste l’AFRICA, quella che muore ogni giorno nei propri villaggi, alla quale le è stata strappata la dignità da chi continua incessantemente a fare business sulla loro pelle, dai potenti del mondo e dai furbetti come quelli della Sea Watch 3.

Non esiste nessuna eroina Carola. Esistono i bambini che con le loro guance bagnate di lacrime, in silenzio elemosinano un abbraccio, protezione, affetto, umanità ed acqua e cibo per sopravvivere. Esistono neonati destinati ad essere mangiati dagli insetti perché privi di ogni tipo di aiuto di supporto e di speranza. Esistono le bambine che ti si attaccano alle gambe chiedendoti di portarle via dalla povertà. Esistono le ragazze che di nascosto, con la paura nei loro grandi occhi ti sussurrano all’orecchio “Aiutami”.

Esistono donne che muoiono dissanguate durante il parto, sotto al sole, senza una mano da stringere che le dia coraggio, in una barchetta di fortuna mentre cerca disperatamente di raggiungere la prima ostetrica del villaggio vicino. Esistono le madri che dalla disperazione si inginocchiano ai tuoi piedi baciandoti le mani e porgendoti i loro bebè per portarli via, perché in te vedono la salvezza.

Esistono padri che donano i loro organi per far studiare i propri figli. Esistono i bambini che a soli 4 anni mostrano la sofferenza di un uomo di 50 e che con un solo sguardo freddo ti lasciano intravedere tutto l’orrore che hanno dovuto subire fino a quel momento. Esistono le donne giovani e non, che pur sapendo cosa si nasconde dietro al traffico degli esseri umani, si immolano per la propria famiglia, per vedere vivi i propri figli

E allora? Chi sono i veri eroi? Carola Rackete?

Avete ancora il coraggio di chiamarla così? Un giorno vi porteremo con noi, vi faremo provare il brivido di essere Steadfast, risoluti, ma solo se fatto in silenzio perché a noi non piace batterci il petto. Volerete con noi in Africa, vi staccherete per qualche tempo dalle vostre comodità, dai vostri capricci, dai vostri affetti, dalle vostre sicurezze, dai vostri divertimenti, dai vostri social, dalle vostre mode del momento, dalle vostre leccornie, dalle vostre abitudini, dalla vostra noia, dal vostro essere così politicamente corretti, dalle vostre lauree, dalla vostra vita da riempire a tutti i costi, dal vostro egocentrismo, dalla vostra arroganza, dalla vostra superficialità, dalla vostra ipocrisia, dalla vostra idea di stare a posto con se stessi, dal vostro lusso e…

Vi faremo vedere ciò che non abbiamo mai voluto mostrarvi sui social perché abbiamo RISPETTO della DIGNITÀ di ognuno di loro, persone come noi che hanno diritto di vivere liberamente la propria terra lontano dal continuo ed estenuante sfruttamento!

e allora vivendolo per davvero capirete veramente cosa significa essere degli eroi e in voi, il mal d’Africa, riecheggerà per tutta la vita. Allora capirete».

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In questo pantano di ipocrisia e lesivo conformismo culturale, è stata lanciata una contro-iniziativa simbolica da parte di Alessandro Varotto: nello specifico, una raccolta di fondi per acquistare una nave che possa documentare, esporre e contrastare le azioni di certe ONG. Un’iniziativa, peraltro, molto vicina a quella che, diversi mesi fa, fu messa in piedi da Generazione Identitaria.

A prescindere da quello che potrà essere l’esito finale di questa operazione, o dal pensiero che ne si abbia, è significativo sottolineare ulteriormente un’evidenza: finanziare una ONG dalle torbide azioni in acque internazionali, per far sì che essa si difenda rispetto a dei palesi reati commessi, non ha nulla di umanitario, a meno che non sia condito da irredimibile ipocrisia.

Senza considerare che quest’azione non ha la benché minima intenzione di affrontare la questione nel profondo. Non denuncia la condizione post-coloniale di quei Paesi africani dai quali provengono molti migranti, depredati dal capitale internazionale; non denuncia il criminale attacco alla Libia di Gheddafi, che ha spalancato le porte al caos ed all’estremismo jihadista di fronte alle coste italiane; neppure aiuta i giovani africani che sono già arrivati, o quelli che ancora vorranno arrivare.

Arrivare, peraltro, in un Paese dalla disoccupazione in abbondante doppia cifra (considerando disoccupati, sottoccupati, scoraggiati ed inattivi), con oltre cinque milioni di poveri assoluti; in un Paese vincolato nelle proprie spese a trattati capestro sfruttanti politicamente ed in maniera perversa il sistema del debito; in un Paese che, più di tutti in Europa, nell’ultimo lustro ha attivato un sistema di accoglienza mastodontico, sentendosi pure continuamente additare di essere razzista dai partner, lei cui frontiere restano però ben chiuse.

Le attuali condizioni – come sostiene Mohamed Konarè, panafricanista che ha avuto il coraggio di denunciare la Francia davanti alla Corte dei Diritti Europea per crimini contro l’umanità – potrebbero condurre ad una situazione incontrollabile, già stante la precarietà di quelle fasce di popolazione (autoctona e straniera) costrette a vivere miseramente (quelle che molti chiamano le “sconfitte dalla globalizzazione”), con annessi e connessi.

Fare donazioni a quelle stesse ONG (dal fatturato monstre) – un tempo intoccabili, oggi impantanate in scandali abnormi – che tutto questo stimolano e promuovono (quindi, vettori di obnubilato neo-imperialismo finanziario ed agenti provocatori), senza voler comprendere la situazione d’insieme e senza guardare con un orizzonte ampio alle scaturigini di tutto questo – insite, peraltro, in un sistema socio-economico dal volto predatore ma dalla maschera umanitaria -, non può che essere deleterio. La strada più facile, ma non certamente quella più giusta.

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(di Lorenzo Franzoni)

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