(foto: Us Army)

A inizio aprile Microsoft ha chiuso un contratto da 22 miliardi di dollari con l’esercito degli Stati Uniti per la fornitura ai militari degli Hololens, ovvero degli occhiali a realtà aumentata che usano l’interfaccia Ivas (Integrated visual augmentation system). In una nota l’azienda ha specificato che il visore che verrà indossato dai soldati per l’addestramento e sul campo, utilizza sensori per la visione notturna e termica oltre a fornire dati per aiutare a ingaggiare obiettivi e prendere decisioni tattiche. In realtà, l’accordo in questione – che prevede la fornitura di 100mila dispositivi nell’arco di due anni – è frutto di una lunga collaborazione fra il colosso tech e il dipartimento di Difesa americano. Un legame che secondo molti dipendenti presenta però delle criticità etiche.

Per l’industria militare, avanzare tecnologicamente significa acquisire vantaggio tattico e supremazia. Un esercito che sfrutta i progressi tecnologici, quindi, è sicuramente più potente. Anche per questo, quando venne annunciato il progetto anni fa, diversi dipendenti si erano opposti. Allora l’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella difese la scelta, sottolineando che la società aveva deciso di non negare ai governi eletti democraticamente l’accesso alle tecnologie per proteggere le libertà.

Una posizione diversa da quella scelta da Google con il progetto Maven, come ricorda Agi, incentrato sull’uso di droni e intelligenza artificiale in campo militare, per cui venne decisa la sospensione dopo le proteste di numerosi dipendenti. Era stato proprio l’ad Sundar Pichai a fare marcia indietro sostenendo che la tecnologia non doveva entrare nel business bellico.

Addestramento con la realtà virtuale

Ma questa tendenza non è né recente, né solo circoscritta agli Stati Uniti. Come fa notare The Conversation, in America è dagli anni Sessanta che esiste una connessione finanziaria fra la Difesa e diversi produttori di tecnologie. Quello che nel tempo è cambiato è proprio la raffinatezza delle stesse e quindi le potenzialità che potrebbero avere se applicate in campo militare. Questo è chiaro anche a diversi stati che stanno proprio lavorando in tal senso, ovvero avviando collaborazioni che integrano le tecnologie nella difesa. E il punto di partenza è proprio l’addestramento.

In questo senso, un esempio è sicuramente l’India. Proprio nel 2020, durante la pandemia, l’esercito ha iniziato ad analizzare le potenzialità della realtà virtuale e aumentata nel comparto bellico, con corsi e formazioni specifiche a tutte le latitudini del paese. Anche le forze navali indiane hanno utilizzato la realtà aumentata per sovrapporre una carta di navigazione alla visualizzazione in tempo reale. In questo caso si tratta di progetti ancora embrionali, che hanno però un obiettivo chiaro: sviluppare queste tecnologie per avere eserciti tecnologicamente competitivi nel prossimo futuro. Non a caso, nel 2019 il ministro della Difesa indiano Rajnath Singh aveva dichiarato: “Quando le nazioni andranno in guerra, a vincere sarà quella con la tecnologia migliore”.

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche la Cina, che però già da tempo ha iniziato ad addestrare il proprio personale militare con la realtà virtuale sempre con lo scopo di aumentare le proprie capacità di combattimento. Un’attitudine che si orienta ai metodi all’Occidente piuttosto che al modello russo. Per le nuove reclute, per esempio, la realtà aumentata viene utilizzata per l’addestramento dei paracadutisti. Ma non finisce qui: di recente, un’unità di supporto logistico affiliata alla Marina dell’Esercito popolare di liberazione (Pla) ha effettuato una simulazione in realtà aumentata in una stanza di un’operazione di recupero carburante durante un conflitto.

Nel 2019 anche l’esercito britannico aveva annunciato un contratto da un milione di sterline con uno sviluppatore software per esplorare l’integrazione della realtà virtuale nell’addestramento dei soldati. Nel dettaglio, il progetto consente ai soldati di addestrarsi in una vasta gamma di scenari simulati complessi e ostili, che non sono facili da ricreare su un campo di addestramento, come uno scontro a fuoco in città o una guerriglia all’interno di un edificio pieno di soldati nemici.

Fra rischi e opportunità

Oltre all’addestramento la domanda che i più scettici si pongono è se davvero sia una buona idea integrare queste tecnologie negli eserciti. La questione è tornata al centro del dibattito proprio in occasione del contratto Microsoft. Se da un lato è vero che la tecnologia potrebbe fornire maggiori e migliori informazioni per far prendere la giusta decisione al soldato in una situazione reale, dall’altro il sistema predittivo non mette a riparo da errori. E ne potrebbe causare di gravissimi, se, per esempio, dovesse identificare erroneamente un obiettivo. Per alcuni dipendenti Microsoft non ci sono dubbi: queste tecnologie sono armi da guerra a tutti gli effetti, come hanno scritto su Twitter.

Se si considera che l’addestramento degli eserciti con tecnologie di realtà aumentata sta crescendo in diverse parti del mondo, si comprende la necessità di prendere sul serio le implicazioni etiche e le pericolosità connesse sugli sviluppi concreti della questione. Per i dipartimenti di difesa dei vari stati far esercitare i soldati in realtà aumentata è anche una questione di abbattimento di costi, ma per molti la domanda sulla sicurezza è preliminare. E, addirittura, da porsi proprio in ottica futura, quando la tecnologia migliore potrebbe essere la vera arma di supremazia.

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