(foto: via Getty Images)

Un nuovo logo e un nuovo sito si stagliano all’orizzonte per Vidiemme, l’azienda che a Milano dal 2004 lavora per abilitare e migliorare i processi aziendali dei clienti attraverso la tecnologia in diversi settori, con lo sviluppo di soluzioni che fanno leva su una forte customizzazione.

Un rebranding che giunge al quindicesimo anno di attività, utile anche per proiettarsi in un futuro dove le sfide non mancheranno per l’azienda che conta anche uno spin-off ,Vdm Labs, radicato nella Silicon Valley. Bilanci e progetti sono stati illustrati in un evento dedicato alla stampa di scena a Milano il 5 giugno alla presenza di Silvia Peviani, co-founder, di Alan Cassini, sales & marketing director dell’azienda, e di Serena Spalla, business unit director getAI.

Malgrado la realtà innovativa sia attiva da più di un decennio, anche il meeting con i giornalisti testimonia la volontà di un nuovo corso in cui rafforzare, e raccontare meglio, la propria identità anche all’esterno (da qui anche l’internalizzazione dell’ufficio stampa per parlare al meglio con i media).

L’obiettivo è continuare a crescere, in termini di fatturato (a sei milioni di euro quello dichiarato sul 2018), ma soprattutto nel ruolo di technology advisor, a cui la società è arrivata attraverso una parziale mutazione della vocazione originaria, quella di software house (che pure resta forte, con 70 addetti su 100 dipendenti), e di cultura, con un passaggio quindi da un approccio reattivo a proattivo.

I clienti dell’azienda milanese operano in segmenti diversi, dal retail al finance & banking (tra gli altri Adecco, Adidas, Roche, Takeda, Mondadori), ma a prescindere dagli ambiti l’obiettivo è sempre quello di introdurre le giuste leve per innovare i processi o le prestazioni di chi è al lavoro (empowerment umano). L’obiettivo è sviluppare soluzioni molto aderenti ai bisogni, e non imporre ai player quelle “a scaffale” o compromessi; un obiettivo da perseguire anche sondando in anticipo i trend tecnologici che verranno per tradurli prima in soluzioni (ruolo che spetta all’avamposto californiano dell’azienda, utile per gli sbocchi commerciali ma anche per ottenere anticipazioni e insight nel grande emisfero tech californiano). Non manca il confronto anche con grandi realtà della consulenza strategica (come Gartner); con il mondo accademico e le startup e nel 2019 l’azienda ha lanciato un Graduate program interno, per attrarre e formare neolaureati nel suo laboratorio di ricerca e sviluppi ai fini di un ingresso in azienda.

Intercettate le tecnologie  bisogna implementarle e a quest’obiettivo lavora anche il laboratorio interno di ricerca e sviluppo, mentre per le soluzioni legate all’Ai c’è un team dedicato, sorto in azienda da due anni che si occupa a sua volta di r&d, ma anche di democratizzazione dell’Ai, di partnership strategiche e di education. I tool non mancano (dai chatbot agli assistenti virtuali) e Vidiemme ha già scommesso sulla conversational Ai anche nel segmento delle soluzioni legate alla customer care, rivelando che le aziende sono molto attente a embeddare soluzioni che diano una mano all’operatore umano, che può quindi lavorare meglio con il supporto di uno strumento intelligente, o passare a funzioni a maggior valore aggiunto in backend. Spesso la sfida non è introdurre solo lo strumento ma seguirne l’evoluzione: anche i chatbot vanno aggiornati e messi al passo, ad esempio, e a farlo possono essere quegli stessi dipendenti che svolgevano la funzione ormai affidata al mezzo digitale. Il bisogno di semplificare processi complessi, e ridurrre i tempi, è valido anche in altri settori: quelli delle risorse umane, ad esempio, laddove i tool digitali consentono di svolgere le attività routinare di pree-screening: nulla vieta che i chatbot nel prossimo futuro possano aprire direttamente le posizioni, grazie allo sviluppo di una piattaforma molto più ampia.

Nuove pagine di innovazione possono essere scritte ogni giorno, per far crescere i ricavi dei vari player ma anche per incidere su processi più ampi: la sperimentazione attuata con l’azienda della farmaceutica Takeda, ha portato alla creazione di un’interfaccia vocale che, via app o voice speaker, permette a chi non vede di ascoltare i bugiardini.

La sfida dei prossimi anni sarà quella di continuare a crescere in doppia cifra, di anticipare il passaggio delle soluzioni ai clienti per metterli in posizione di competere e di lavorare sempre un po’ sulla faglia: da un lato soluzioni sempre nuove e al passo con le tecnologie disruptive, dall’altra l’investimenti in business replicabili, perché customizzare è sano ma è arduo ricominciare sempre da capo.

 

 

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