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Dal galoppo al trotto, ma la pandemia di nuovo coronavirus non si ferma. Nel mondo si superano i 25,7 milioni di casi (con 857.263 decessi), oltre 6 milioni solo negli Stati Uniti – di gran lunga la nazione più colpita da Sars-Cov-2. Asia e Europa, sebbene i contagi stiano aumentando rispetto ai mesi estivi, tengono duro. Obiettivo per tutti è scongiurare nuovi lockdown.

Europa

Dopo il picco epidemico, l’aumento delle temperature e la bella stagione sembravano aver riportato il sereno in ogni senso: tasso di infezione da Sars-Cov-2 nettamente diminuito, tant’è che in molti Paesi (complici forse certe dichiarazioni di alcuni esperti) la percezione del rischio è calata al punto da spingere verso un ritorno alla normalità del periodo pre-Covid. Assai più probabile, però, è che il controllo sulla diffusione del coronavirus si sia ottenuto attraverso l’imposizione e il rispetto di rigide regole di igiene e di comportamento nei mesi passati. Una volta allentate, infatti, i contagi sono ripresi, a sostegno di chi ritiene che Sars-Cov-2 non sia un virus stagionale.

Così la Francia viaggia sui 3mila nuovi contagi al giorno (dopo aver superato i 5mila nei giorni scorsi), il Regno Unito sui mille, mentre la Spagna ha dovuto affrontare nuovi focolai epidemici e da venerdì annovera più di 23mila nuovi casi.

In Italia dall’inizio della pandemia si sono registrati 270.189 casi di contagio da Sars-Cov-2. Al 1 settembre 2020 si contano 26.754 positivi (+978 rispetto al giorno precedente). Numeri che devono tenere in allerta, ma che non sono paragonabili a quelli dei mesi dell’emergenza sanitaria né per entità né per significato. Gli esperti infatti sottolineano come durante la prima ondata i positivi – è praticamente certo – fossero molti di più di quanti venivano accertati dai test. Oggi l’attività di screening sta aumentando di giorno in giorno, che significa che anche asintomatici i pauci-sintomatici vengono individuati e contribuiscono al computo totale dei casi.

America

Il continente americano è quello che conta il numero di contagio da Sars-Cov-2 e di decessi per Covid-19 più alto al mondo.

Gli Stati Uniti hanno superato da soli i 6 milioni di casi dall’inizio della pandemia, quasi un quarto del totale mondiale. Sono morte più di 183mila persone. Negli ultimi giorni, comunque, il numero di nuovi casi giornalieri è diminuito. Nonostante le cifre impressionanti, la Casa Bianca continua a sostenere di aver raggiunto buoni risultati nella gestione della pandemia, che gli Stati Uniti hanno “uno dei tassi di mortalità più bassi al mondo”, che “le terapie intensive funzionano e salvano vite”.

Fatta eccezione per il Canada che oggi annovera neppure 132mila casi dall’inizio della pandemia, il resto del continente non se la cava troppo bene. Il Brasile è il secondo Paese al mondo (dopo gli Usa, appunto) per numero di casi, quasi 4 milioni. Perù, Colombia, Messico viaggiano ciascuno tra i 600 e i 700mila casi.

Resto del mondo

Anche in Asia dopo la fine del lockdown i contagi sono ripresi, senza mai raggiungere i livelli dell’emergenza della prima metà del 2020. La Cina si è fermata a meno di 90mila casi dichiarati, mentre il Paese che oggi desta maggiore preoccupazione è l’India, che con oltre 3,7 milioni di casi e 66mila morti è al terzo posto dell’infausta classifica (dopo Usa e Brasile).

La Russia, che di recente ha annunciato di aver approvato – prima al mondo, un proprio vaccino contro Sars-Cov-2, segnala attualmente quasi 1 milione di casi di Covid-19.

In tutta l’Africa i casi confermati sono oltre 1 milione, 628.259 solo in Sudafrica (da ricordare sempre che il numero è relativo alla quantità di tamponi effettuati e che le dimensioni reali del fenomeno potrebbero essere molto diverse).

In Australia, dopo l’epidemia nello stato di Victoria, il tasso di trasmissione si sta riducendo progressivamente. Oggi il Paese conta meno di 26mila casi dall’inizio della pandemia.

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