Redatto da Oltre la Linea.

Accordo fra curdi, Damasco e Putin. Come riporta l’Agi, Damasco invierà truppe nel nord della Siria per contrastare l’offensiva turca. Lo affermano i media di Stato siriani. L’iniziativa militare di Damasco, ha riferiti un funzionario curdo che vuole restare anionimo, è frutto di “negoziati” che hanno portato a un accordo tra il Rojava e Bashar Assad.

Entro 48 l’esercito siriano entrerà a Kobane e Manbij con il via libera curdo. Lo ha detto in una intervista pubblicata sul sito arabo di Ria Novosti Esmat Hassan, capo della Difesa curda nel nord est del Paese mediorientale che in queste opre è nel mirino dell’offensiva di Ankara. “Abbiamo raggiunto un accordo con il regime e con i russi pe il loro arrivo a Kobane, non abbiate paura”, ha affermato Hassan rivolgendosi agli abitanti della città, che potrebbe vedere l’ingresso dei militari di Assad questa sera stessa. Le Forze democratiche siriane avevano già annunciato l’intenzione di concludere un accordo con il governo siriano e la Russia nel caso di un ritiro americano, oggi confermato dalla partenza di 1.000 soldati a stelle e strisce.

Siria, accordo fra Damasco e curdi. E Putin

Le Forze democratiche siriane – i curdi siriani – avevano già annunciato l’intenzione di concludere un accordo con il governo siriano e la Russia nel caso di un ritiro americano. Come ha spiegato nelle scorse ore Vladimir Putin, «tutte le forze schierate illegalmente all’interno di qualsiasi Stato sovrano, in questo caso la Siria, devono partire” e ha sottolineato che “la sua integrità territoriale deve essere completamente ripristinata».

Putin ha poi aggiunto: «Se il nuovo governo legittimo della Siria sceglie di dire che non ha più bisogno della presenza militare della Russia, allora sarà valido anche nel caso della Russia».

La Turchia e i curdi: cosa sta succedendo

Come spiegavamo lo scorso 9 agosto, è partito l’attacco della Turchia contro i curdi nel nord-est della Siria. Il 9 Erdogan aveva annunciato il lancio dell’operazione “Peace Spring” con l’obbiettivo, dichiara il presidente turco, di “neutralizzare le minacce terroristiche anti-turche e stabilizzare la regione, liberando le comunità locali dai terroristi e rispettando l’integrità territoriale della Siria”. Secondo quanto riferisce l’ANSA, fonti curde parlerebbero di una ripresa delle ostilità di miliziani dell’Isis, che avrebbero sfruttato l’attacco turco per lanciare un’offensiva a sud di Ras al Ayn. Tuttavia – chiarisce l’ANSA – “Non è possibile verificare in maniera indipendente le informazioni provenienti dalle parti coinvolte nel conflitto.”

Il Messaggero riporta invece di un attacco ad una prigione che ospitava miliziani dell’ISIS. Secondo i curdi, fonte anche di questa notizia, si tratta di un “chiaro tentativo di favorire la fuga dei jihadisti”. Il carcere colpito sarebbe quello di Chirkin nella zona di Qamishli.

Siria, ora i ribelli moderati non vi piacciono più?

Come riporta InsideOver, Erdogan vuole creare una zona cuscinetto una zona cuscinetto che, nelle intenzioni di Erdogan, deve diventare anche appoggio per molti migliaia di profughi siriani attualmente presenti in Turchia. In tal modo, Ankara avrebbe meno pesi nella gestione dei migranti e, contestualmente, creerebbe zone a maggioranza sunnita al posto di territori che invece potrebbero essere in mano ai curdi. Per attuare questo piano, Erdogan si servirà del cosiddetto Free Syrian Army (Fsa), una sigla scomparsa da anni dal contesto bellico siriano ma che il presidente turco ha già in passato fatto “resuscitare” per attaccare i curdi.

Fsa, ossia la sigla dell’esercito libero siriano tanto osannato dai nostri media durante la pseudo-rivoluzione democratica siriana. Ora quegli islamisti camuffati attaccano i curdi e la narrativa dei nostri media cambia. Improvvisamente i «ribelli democratici» non piacciono più ai media mainstream occidentali. Ipocriti: ora dovete ringraziare Putin e Assad.

(La Redazione)

 

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