Redatto da Oltre la Linea.

Sempre più violenti sono gli scontri diplomatici e bellici che interessano la Siria e la Turchia per il possesso della regione di Idlib. Fin dagli albori del conflitto in siriano noi di Oltre la Linea cerchiamo di seguire gli eventi con maggior chiarezza possibile. Sono numerosi – e spesso meglio informati di noi- i canali paralleli di controinformazione che raccontano la verità sul conflitto.

È grazie al lavoro di queste persone che noi, molto spesso, siamo capaci di scrivere articoli di questo tipo. In periodi confusi come questo, infatti, l’informazione è un’arma bellica impiegata per piegare al proprio volere intere Nazioni e Popoli.

È per questo che la Turchia, nei giorni passati, ha oscurato Twitter ed altri social. Questo perchè mentre la narrazione ufficiale dei media turchi raccontava i grandi successi dell’esercito, in verità le forze di Ankara erano in ritirata ed anzi, si sono macchiate di torture e violenze contro prigionieri siriani.

Nonostante le pressioni di Erdogan su Russia, Francia e Germania, non sembra profilarsi nessun aiuto ai Turchi. Il tutto mentre il secondo esercito della Nato per numero di uomini e mezzi – la Turchia – è in estrema difficolta contro l’esercito siriano dissanguato da 10 anni di guerra.

Siria, Turchia e Idlib: continuano gli scontri, ma serve chiarezza

Intervento della Turchia in Siria

Da Southfront

Turchia e Siria sono in uno stato di guerra non dichiarata. Ankara non vuole dichiarare la guerra, e per questo le sue operazioni sono molto più blande di quello che sarebbero in una guerra legale. Ciononostante, le forze turche, compresi soldati, carriarmati e artiglieria, sono entrate illegalmente nella regione di Idlib. Garantendo supporto in armi e munizioni ai gruppi terroristici di al-Qaeda e ai tanto famosi “ribelli moderati”.

Il ministro della difesa turco, Hulusi Akar, ha pure avuto l’arroganza di annunciare che le forze turche sono lì per auto-difesa. Ha pure proclamato che l’operazione “Scudo di Primavera”, iniziata giorni fa, sia un successo in continua evoluzione. Questa operazione, lanciata il 27 febbraio, aveva come obiettivo riconquistare tutti i territori persi dai terroristi da Gennaio a questa parte nella regione est e sud di Idlib.

È invece chiarissimo come questi sforzi turchi siano tutti volti ad aiutare i terroristi trinceratisi nella regione. Aiuti che hanno come obiettivo finale quello di affermare i sogni Neottomani di Erdogan e del suo cerchio magico.

Siria Turchia Idlib
Gli scontri si sono sviluppati in questi giorni intorno la città di Sarakib

Operazione Scudo di Primavera

La propaganda turca sostiene che le azioni militari turche contro l’esercito siriano siano iniziate il 27 febbraio con il lancio ufficiale dell’operazione scudo di primavera. In verità gli scontri erano già iniziati il 24 febbraio, perché soldati turchi affiancavano le milizie filoturche e terroristiche.

Nel periodo fra il 24 d il 1 marzo l’esercito turco e i militanti terroristici hanno ricatturato Nayrab e Saraqib, le due città fondamentali per il controllo delle autostrade M4 ed M5.

La controffensiva turca ha preso in contropiede le forze siriane che stavano avanzando da inizio febbraio senza grandi ostacoli. La – momentenea- perdita di Saraqib è stato un colpo importante per le forze di Assad, ma oltre i turchi non sono riusciti ad andare. Le forze di Ankara e i terroristi non sono infatti riusciti a spezzare le difese siriane.

Mentre salivano i morti da entrambe le parti, fra cui diversi militari turchi, il ministro della difesa turca annunciava numeri sproporzionati di veicoli e mezzi siriani abbattuti. Fra questi contavano pure 2200 soldati siriani. Cifre astronomiche, fra cui centinaia di carriarmati e veicoli corazzati. Ovviamente non è stata portata nessuna prova visiva a sostegno di queste affermazioni.

Anzi, i Siriani sono riusciti ad abbattere diversi droni turchi che volavano nella regione per offrire ricognizione alle truppe di terra. Fra i 6 droni abbatutti è stato però fornito il video dei rottami di uno solo dei velivoli abbattuti.

Siria ed Hezbollah alla riconquista di Saraqib

Il 1 marzo, l’esercito siriano ed Hezbollah, che ha sofferto numerose perdite nella regione di Idlib, ha lanciato un attacco imponente contro le forze turche a Nayrab. Verso la ser della stessa giornata, la coalizione siriana ha riconquistato Kafr Battikh, Dadikh, San e Jwbas. Obbligando così i militanti filoturchi a ritirarsi dalla parte orientale di Saraqib.

Secondo fonti governative negli scontri hanno perso la vita circa 300 terroristi. Un numero gonfiato, come lo sono quelli dei media turchi, ma sicuramente vicino alla verità visti i violenti scontri e la poca resistenza opposta dai terroristi che fino a ieri avanzavano nella regione.

Il 2 marzo la famoissima 25 Special Mission Forces Division, nota come Tiger Forces, ha riconquistato per intero tutta Saraqib dopo che turchi e al-Qaeda erano fuggiti.

Siria Turchi Idlib
Soldato Siriano mostra la bandiera della Siria nella piazza di Sarakib riconquistata il 2 marzo

Dopo la riconqusita, Unità della Polizia Militare Russa sono entrate a Saraqib, confermando la seconda liberazione della città dopo la temporanea riconqusita nemica. Secondo l’esercito russo, lo schieramento ha avuto luogo alle 17.00 del 2 marzo e serve a garantire il traffico fra la M4 e la M5. In verità i Russi sono venuti per mettere la parola Fine ai tentativi turchi di riconqistarla.

È infatti improbabile che i Turchi, pur di riprendere Saraqib, rischino di ferire o uccidere un militare turco causando così l’ira di Mosca.

Contemporaneamente, l’esercito siriano ha respinto un tentativo di al-Qaeda e forze turche di ricatturare i villaggi di Kafr Nubl a sud di Idlib. Secondo l’esercito siriano, almeno 15 unità di equipaggiamento militare turco sono state trovate nelle mani dei terroristi. La propaganda turca ha risposto dicendo che l’offensiva è stata vittoriosa.

Siria, Turchia e Idlib: la situazione ad oggi

Sempre secondo il ministro della difesa turco il numero di soldati siriani caduti in combattimento è altissimo. Ad oggi sarebbero saliti infattit a 2,557 uomini. Fra cui almeno 350 soldati siriani d’alto rango. La domanda che ci poniamo è: “Il ministro della difesa turco crede davvero a quello che dice?” [domanda ironica di Southfront]

In verità c’è da dire che le vittime fra i siriani saranno state ingenti, ma così tante è impossibile. Infatti con 2557 vittime tutto il fronte di Idlib sarebbe crollato. Intanto, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sarà a Mosca il 5 marzo per parlare del cessato il fuoco. Sempre lo stesso dice: “Il mio unico interesse è quello di chiudere questi scontri con una vittoria per prevenire futuri spargimenti di sangue, siglando un cessate il fuoco permanente“.

Continua Erdogan: “Per questo, stiamo usando  qualsiasi canale diplomatico, insieme agli sforzi sul campo“.

Potrebbe sembrare che le cose non stiano andando bene per i Turchi in Idlib. Eppure Erdogan sta giocando un “vinci-vinci”. Infatti quando Erdogan e Putin raggiungeranno il “cessate il fuoco“, le forze siriane non potranno più avanzare nella regione, e Ankara potrà far sembrare questo come una propria vittoria.

Le conquiste siriane saranno confermate, ma l’obiettivo è quello di riconquistare tutta la Siria, e non lasciarne neanche un angolino a potenze straniere o terroristi. A conti fatti, però il secondo esercito della Nato non è stato capace di sconfiggere le armate stanche e consumate di Assad. Soldati si veterani e provati da mille conflitti, ma che stanno combattendo da ormai 10 anni una guerra interminabile.

Siria, Turchia e Idlib: continuano gli scontri, ma serve chiarezza
Mappa dettagliata degli scontri che hanno iteressato la regione. In rosso le forze siriane, in verde i territori occupati da terroristi di al-Qaeda, ribelli moderati e l’esercito turco.

L’equilibrio di forze nella provincia di Idlib è cambiato ancora una volta. Se l’esercito turco non riuscirà a riguadagnare parte dei territori conquistati, magari prendendo Maarat al-Numan, tutti gli sforzi diplomatici turchi saranno indirizzati verso lo stop definitivo dell’avanzata siriana. La città è di Idlib è l’ultima grande città rimasta nelle mani dei fondamentalisti islamici di al-Qaeda. La sua caduta – o meglio riconquista- da parte dell’esercito siriano significherebbe la fine dei progetti neottomani turchi di confermare la sua influenza in Siria del nord.

(di Fausto Andrea Marconi)

L’articolo Siria, Turchia e Idlib: continuano gli scontri, ma serve chiarezza originale proviene da Oltre la Linea.

Source link