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Ce lo hanno già suggerito e anche i nostri esperti sono in parte d’accordo (se non fosse per quel niente affatto trascurabile problema di risorse e per qualche contro in merito ai falsi negativi): per rallentare l’epidemia potrebbe essere utile fare tamponi per il nuovo coronavirus su larga scala così da identificare gli infetti asintomatici e isolarli. Probabilmente così scopriremmo che è proprio quella fascia di popolazione che abbiamo considerato la meno colpita da Sars-Cov-2 a essere la più infetta, quella dei giovani tra i 20 e 29 anni (e in parte quella dai 30 ai 39 anni). Lo denuncia in queste ore su Twitter l’epidemiologo della Harvard University Eric Feigl-Ding, che sta monitorando la situazione coreana. Un dato che sembra trovare conferma anche nella ricerca condotta a Vo’ Euganeo, primo epicentro dell’epidemia di Covid-19 in Veneto.

Secondo l’esperto statunitense, i test a tappeto sulla popolazione in Corea del Sud rivelano che sono i giovani – soprattutto tra i 20 e i 29 anni – i principali vettori dell’infezione da Sars-Cov-2. Le prime analisi dei risultati mostrano che rappresentano circa il 30% del totale delle infezioni. Un dato che spaventa, twitta Ding, perché proprio i giovani sono quelli che risentono meno o affatto dell’infezione e, completamente inconsapevoli di essere malati, intrattengono maggiori rapporti sociali decuplicando (si stima) la trasmissione del virus.

Se i dati venissero confermati, l’idea di chiudere le scuole, le università, i luoghi di aggregazione giovanile si confermerebbe la scelta giusta, malgrado le polemiche che ancora una simile decisione suscita e che alcuni Paesi ritengono tuttora non indicata.

Per Ding il nuovo coronavirus ha davvero tutte le carte in regola per conquistare il mondo e sconvolgerlo. Si trasmette con facilità e in tempi rapidissimi, ha un periodo di incubazione medio-lungo e chi è infetto può trasmettere l’infezione anche se asintomatico. Uccide sì, ma non troppo e non così velocemente, soprattutto i suoi vettori ideali: i giovani, che poi stanno con mamma e papà, che fanno visita ai nonni che magari hanno il diabete o problemi cardiaci, oppure ad amici fragili.

Insomma, il punto non è che ai giovani il nuovo coronavirus fa poco niente, e quindi non c’è da preoccuparsi. Tutto l’opposto, se si vuole porre un argine alla pandemia.

Che la maggior parte delle persone infettate da Sars-Cov-2 sia asintomatica lo dicono anche i dati raccolti a Vo’ Euganeo, che confermano anche che gli asintomatici sono principale fonte di nuove infezioni.

A firmare una lettera di avvertimento rivolta alla Regione Toscana (in cui si attende un’impennata di casi) è Sergio Romagnani, docente di Immunologia all’università di Firenze. “La percentuale delle persone infette, anche se asintomatiche, nella popolazione è altissima e rappresenta la maggioranza dei casi soprattutto, ma non solo, tra i giovani”, scrive Romagnani, aggiungendo che è cruciale identificare e isolare i vettori per controllare la diffusione del virus, per diminuire la pressione sugli ospedali e dare più chance a chi si ammalerà in modo grave.

Alla luce di ciò, non testare più i medici e gli infermieri a meno che non abbiano sintomi potrebbe essere una scelta kamikaze: gli operatori sanitari hanno un’alta probabilità di sviluppare un’infezione latente e contribuire a disseminare il virus. Così “gli ospedali rischiano di diventare zone ad alta prevalenza di infettati in cui nessun infetto è isolato”.

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