(foto: Gabby Jones/Bloomberg via Getty Images)

L’azienda californiana Sonos, specializzata nella produzione di speaker e componenti per impianti hi-fi, ha fatto causa al colosso Google per aver copiato le sue tecnologie e violato i suoi brevetti. La stessa sorte, sembra, toccherà anche ad Amazon in un secondo momento, accusata a sua volta di aver violato la proprietà intellettuale di Sonos su alcuni dei suoi dispositivi audio, in particolare la linea Echo. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’azienda di Santa Barbara chiede ora il risarcimento dei danni per aver infranto i suoi brevetti e il divieto di vendita dei dispositivi a marchio Google incriminati negli Stati Uniti.

In particolare, Sonos accusa il colosso di Mountain View di aver violato cinque dei suoi brevetti registrati, in particolare quelli relativi alla tecnologia che permette agli speaker wireless di sincronizzarsi e di comunicare tra loro. Secondo le accuse, Google avrebbe usanto quelle tecnologie sui suoi smart speaker, ma anche sugli smartphone Pixel e sui laptop, obbligando così Sonos anche ad abbassare i prezzi per rimanere concorrenziale. La causa mossa contro BigG, infatti, è anche volta a sollevare la questione dello squilibrio che si verifica sempre più frequentemente negli accordi commerciali tra piccole aziende e i colossi come Google o Amazon, soprattutto nel settore delle tecnologie.

Sonos e Google, tra l’altro, collaborano dal 2013, da quando i due hanno stretto una partnership commerciale che ha portato Google Play Music sui dispositivi del gruppo Sonos. Ma il rapporto ha iniziato a deteriorarsi quando il colosso californiano ha lanciato i suoi speaker come Home Max o Home Mini. Sebbene la causa riguardi nello specifico cinque brevetti, Sonos afferma che a febbraio 2019 i brevetti contestati a Google sono più di 100.

L’amministratore delegato della società, Patrick Spence, ha detto che “Google ha copiato in modo lampante e consapevole la nostra tecnologia brevettata. Nonostante i nostri ripetuti ed estesi sforzi negli ultimi anni, Google non ha mostrato alcuna volontà di lavorare con noi per una soluzione reciprocamente vantaggiosa. Non ci resta altra scelta se non quella di avviare un contenzioso“.

Da Google, invece, si dicono dispiaciuti per quanto accaduto. Il portavoce Jose Castaneda ha commentato: “Siamo delusi dal fatto che Sonos abbia fatto causa invece di continuare le trattative in buona fede. Respingiamo le accuse e ci difenderemo.”

Insomma, potrebbe sembrare la più classica sfida di Davide contro Golia, ma in questa battaglia contro l’ormai enorme potere delle grandi compagnie tecnologiche e la loro posizione dominante in molti settori l’attenzione delle autorità diventa sempre più alta negli Stati Uniti. Ne sono una prova le diverse indagini che il dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission stanno portando avanti proprio sui cosiddetti Gafa (Google, Amazon, Facebook e Apple), accusati di violare le norme sulla concorrenza e di incidere in modo pesante sul mercato degli altri produttori.

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