Redatto da Oltre la Linea.

Il governo può essere travolto dallo Spygate. Come riporta Repubblica il presidente del Consiglio Giuseppe Conte autorizzò l’incontro tra il capo del Dis Gennaro Vecchione e William Barr per cercare “nell’interesse dell’Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri Servizi all’epoca dei governi precedenti”. Conte conferma dunque che ci potrebbe essere un’indagine sulla correttezza dei comportamenti dei servizi segreti italiani nel periodo dei governi Renzi e Gentiloni. Sugli incontri fra Barr e i vertici dell’intelligence italiana, Palazzo Chigi spiega che “la richiesta è pervenuta tramite i canali diplomatici e non attraverso contatti diretti del presidente del Consiglio con l’amministrazione americana”. Non ci sarebbe stato, dunque, stando a queste dichiarazioni, un colloquio diretto fra Conte e Trump.

Spygate, un ciclone sul Conte-bis

Come nota Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, MatteoRenzi è comprensibilmente più sensibile al tema dei servizi da quando sono emersi gli incontri con Barr, che sottintendono una volontà di collaborazione del premier con gli uomini di Trump. In che fase è, e fin dove può arrivare questa collaborazione? È del tutto evidente che fondati o meno i sospetti di un coinvolgimento italiano nello SpyGate, Renzi fa bene a temere di passare mesi a difendersi da leaks e rumors incontrollabili.

Come nota Federico Punzi, gli incontri dei vertici della nostra intelligence con Barr mettono il premier Conte in una delicatissima posizione, dal momento che una piena collaborazione con le autorità americane potrebbe significare esporre le componenti della sua attuale maggioranza: le indagini potrebbero infatti far emergere la vicinanza di Mifsud a esponenti politici Pd ferventi ammiratori di Hillary Clinton, come Pittella, il ruolo del nostri servizi sotto i governi Renzi e Gentiloni, nonché quello della Link Campus e i suoi rapporti con lo stesso mondo dell’intelligence e con il Movimento 5 Stelle.

L’attenzione è su Joseph Mifsud

L’attenzione degli 007 italiani e dei procuratori americani, spiega Inside Over,  è tutta su Joseph Mifsud, il misterioso docente maltese al centro dell’indagine internazionale del Procuratore generale William Barr e di John Durham che dovrà stabilire se l’Italia nel 2016 abbia o meno collaborato con i democratici Usa per fabbricare false prove sul Russiagate. Il professore, stando a quanto riferito dal suo avvocato, era in Italia fino allo scorso marzo-aprile.

L’avvocato svizzero di Mifsud, Stephan Roh, ha dichiarato all’Epoch Times che il suo cliente ha vissuto fino a poco tempo fa in Italia, ma che il docente ha deciso di nascondersi di nuovo dopo la pubblicazione del rapporto finale sul Russiagate del consigliere speciale Robert Mueller (dunque il 18 aprile 2019).

I servizi segreti collaborano con William Barr

Il Corriere della Sera spiega la natura della collaborazione fra i servizi segreti italiani e il team investigativo costituito da Barr e Durham e conferma che i i nostri 007 hanno svolto alcune indagini su richiesta e per conto proprio degli americani. È stato il direttore del Dis Gennaro Vecchione ad avviare gli accertamenti, riporta il Corriere, su richiesta del ministro della Giustizia William Barr, e la riunione convocata il 27 settembre scorso è servita proprio a dare conto dell’esito delle verifiche. Ora sarà il Presidente del Consiglio a dover fornire spiegazioni al Copasir su questa procedura, visto che è stato proprio lui a concedere il via libera ai rapporti tra gli 007 e William Barr.

(La redazione)

 

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