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La procura di Bari ha disposto il sequestro preventivo di alcuni canali Telegram che rendevano disponibili per i propri iscritti copie di giornali e di riviste in formato pdf. Un fenomeno, quello della diffusione di copie pirata di quotidiani e riviste, ma anche di ebook e serie tv, indagato da Wired con un’inchiesta sul funzionamento di queste edicole digitali. È ancora in corso l’identificazione dei gestori, ma secondo le prime informazioni trapelate il sequestro interesserebbe i 19 o 17 gruppi (il conto è riportato in modo differente da Repubblica e dalla Gazzetta del Mezzogiorno) dell’app di messaggistica.

Una decisione che scrive un altro capitolo nella guerra tra la Federazione italiana editori giornali (Fieg) e Telegram. È noto come i primi accusino la piattaforma di favorire la pirateria editoriale, arrecando un danno da centinaia di migliaia di euro all’intero settore (le stime parlano di 670mila euro al giorno). Un esposto di alcune settimane fa chiedeva all’Agcom di disporre un blocco totale di Telegram. Una richiesta sproporzionata che, però, ha portato alla chiusura di 7 degli 8 gruppi segnalati dalla Fieg.

Come abbiamo spiegato, bloccare queste vere proprie edicole digitali su Telegram è tutt’altro che immediato e l’Agcom non può imporre alcun decisione a chi amministra la app. Quindi, per ora, si procede a piccoli passi, individuando i gestori dei singoli gruppi che sono accusati, principalmente, di violazione del diritto d’autore e accesso abusivo a un sistema informatico o telematico. Ma la procura di Bari, questa volta, introduce un elemento di novità: il reato di riciclaggio. I procuratori baresi, come si legge su Repubblica, contestano a Telegram di “non aver mai voluto collaborare all’indentificazione e spegnimento dei canali pirata aperti. Al contrario di essersi sempre spesa per far perdere le tracce dell’origine illecita”.

La pirateria digitale galoppa

Ma la pirateria digitale non è solo appannaggio di Telegram e non è solo un fenomeno italiano. Anzi, da quando sono entrate in vigore le misure di restrizione dovute alla diffusione del Covid-19, è diventata sempre più diffusa in tutto il mondo. Il quotidiano inglese Indipendent riporta che il traffico verso i siti di streaming e download illegali è aumentato di quasi il 60% tra febbraio e marzo. La società di monitoraggio della pirateria online, Muso, ha registrato oltre 300 milioni di visite a siti di pirateria nel Regno Unito e oltre 1 miliardo negli Stati Uniti. Un picco di accessi che andato praticamente di pari passi con il boom di iscrizioni e di nuovi abbonamenti che hanno interessato Netflix e Disney+ in quest’ultimo trimestre. Ma quali sono i rischi nel rivolgersi a queste applicazioni pirata? Sempre all’Independent, Mark Mulready, della società di sicurezza digitale Irdeto, spiega che “i siti web e le app pirata sono spesso non sicuri e contengono malware dannosi e altre trappole indesiderate che possono danneggiare i dispositivi o essere delle vie d’accesso privilegiate per gli hacker per ottenere dati personali e finanziari”.

 

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