Che nella Silicon Valley sempre più persone siano attratte dal transumanesimo non è una novità. Allungare la vita grazie alle biotecnologie, creare una riproduzione digitale del cervello, uploadare la nostra mente nel cloud, innestare protesi tecnologiche per potenziare il corpo umano o dotarlo di nuovi sensi (come la capacità di riconoscere istintivamente i punti cardinali), creare un’interfaccia cervello-macchina per comunicare telepaticamente con i computer: i progetti per trasformare l’uomo in una specie tecnologica continuano a moltiplicarsi.

A progettare questo futuro cibernetico sono personalità del calibro di Elon Musk, Larry Page, Peter Thiel e altri miliardari statunitensi, considerati da molti dei visionari e da altri delle persone con un rapporto ambiguo con la loro natura mortale e troppi soldi da investire in strampalati progetti. Dall’altra parte dell’oceano, però, i sogni transumanisti potrebbero essere la frontiera più promettente per dare una nuova speranza di vita a chi è stato colpito da gravissime malattie neurodegenerative.

È il caso dell’esperto di robotica britannico Peter Scott-Morgan, il cui obiettivo esplicito è quello di trasformarsi in “Peter 2.0”, il più avanzato cyborg di sempre. “Mi rendo conto che tutto questo possa sembrare fantascienza”, ha raccontato nel suo blog, “ma alcuni dei migliori cervelli al mondo, in collaborazione con i colossi del tech, stanno lavorando proprio per rendere tutto ciò una realtà. Già entro la fine di quest’anno”.

Non è un caso che Scott-Morgan confidi in tempi così rapidi: qualche mese di vita è tutto il tempo che gli potrebbe rimanere, almeno stando a quanto gli è stato detto dai medici che hanno diagnosticato la sua condizione nel 2017. Lo scienziato è infatti vittima della malattia del motoneurone, la stessa che ha colpito lo scomparso astrofisico Stephen Hawking. Il sistema nervoso di Scott-Morgan sta quindi lentamente perdendo alcune funzioni cruciali e la capacità di gestire i movimenti volontari, condannandolo a una completa paralisi.

La buona notizia, però, è che l’esperto di robotica non ha nessuna intenzione di arrendersi, ed è anzi motivato a vedere cosa il futuro abbia in serbo per lui. Il processo per diventare un cyborg, infatti, è già iniziato. Come racconta Science Alert, ai primi di questo mese Scott-Morgan è tornato a casa dopo aver affrontato quasi un mese di ricovero per sottoporsi a una serie di interventi salvavita (considerati però dallo scienziato dei “potenziamenti”).

Tra questi, c’è un mini-ventilatore che gli permette di respirare (ma che, come spiega lui stesso scherzando, è molto più silenzioso di quello usato da Darth Vader), una sacca per la colostomia e un tubo inserito direttamente nello stomaco per nutrirsi. Inoltre, si è fatto rimuovere la laringe per ridurre il rischio di aspirare la sua stessa saliva e comunica adesso solo attraverso un dispositivo artificiale.

Per Scott-Morgan, tutto ciò non è una sostituzione di parti del corpo, ma un upgrade. E siamo solo agli inizi: “Mancano solo uno o due anni prima che si concretizzino invenzioni davvero rivoluzionarie, la tecnologia per fare tutto ciò esiste già”, scrive ancora nel suo blog. Una di queste, per esempio, è proprio l’interfaccia macchina-cervello che gli consentirebbe di comunicare via computer, di guidare una carrozzina usando solo la mente e molto altro ancora. Altri strumenti, come quello dell’eye tracking, rendono invece possibile di disegnare o scrivere su un computer solo muovendo gli occhi. Per quanto queste tecnologie siano ancora in fase sperimentale, Scott-Morgan punta già molto più avanti. A un futuro in cui Peter 2.0 non sarà un corpo che vive nello spazio fisico, ma una mente digitale.

Purtroppo, la probabilità che Scott-Morgan viva abbastanza a lungo per vedere tutto ciò diventare realtà non è così elevata. Ma se anche non dovesse essere lui il primo umano a trasformarsi in cyborg, lo scienziato sta lavorando affinché, in futuro, non solo i techno-miliardari di San Francisco e dintorni possano beneficiare di questi progressi, ma anche le persone che, come lui, ne hanno davvero bisogno.

Come vuole l’aforisma di William Gibson, “il futuro è già qui, ma non è equamente distribuito”. Ed è per questo che Scott-Morgan ha dato vita assieme al marito Francis a una fondazione che sostiene e finanzia la ricerca nei campi della robotica e dell’intelligenza artificiale, in particolare quella che punta ad aumentare tecnologicamente le capacità cognitive e fisiche di chiunque sogni di sconfiggere la malattia, le disabilità e, perché no, anche l’età.

Non solo: lo scienziato ha anche dato vita a una campagna soprannominata Right to Thrive (“diritto a prosperare”), con cui spera di convincere alcuni parlamentari britannici a sostenere i suoi sforzi per allargare la platea di persone che possono beneficiare di trattamenti salvavita e delle ultime tecnologie mediche. Cyborg futuristici e avatar virtuali possono infatti attirare l’attenzione, ma il vero scopo della battaglia intrapresa da Scott-Morgan è fornire a tutti le innovazioni tecnologiche che possono aumentare la speranza di vita di chi è vittima di gravissime malattie (e che oggi sono a disposizione solo di chi se le può permettere).

“Fondamentalmente, Right to Thrive è una battaglia per un accesso equo, uguaglianza sanitaria e libertà di scelta”, scrive ancora nel suo blog. Scott-Morgan spera di diventare un cyborg, soprattutto per alimentare la speranza di tutte le persone che si sentono intrappolate nel loro corpo.

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