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Non solo in porti e aeroporti, ora i test antigenici rapidi potranno entrare anche a scuola. In una nuova circolare, il ministero della Salute, dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico (Cts), autorizza l’utilizzo di questo strumento all’interno degli istituti scolastici per “escludere in tempi rapidi la possibilità che si tratti di Covid-19, nonché per individuare prontamente i casi, isolarli e rintracciare i contatti, facilitando la decisione di applicare o meno misure quarantenarie in tempi brevi e con un risparmio notevole di risorse, evitando un eccessivo sovraccarico dei laboratori di riferimento”.

I test antigenici rapidi

Sebbene a oggi solo il test molecolare con tampone rino-faringeo sia considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità il golden standard, l’esame più affidabile per confermare l’infezione da Sars-Cov-2, esistono diversi strumenti che – tenuti conto i pro e i contro – possono identificare casi sospetti e indirizzare alla diagnosi differenziale.

I test antigenici rapidi, in particolare, vengono impiegati negli aeroporti e nei porti come forma di screening dei viaggiatori – una forma di prevenzione sui grandi numeri (una prima barriera, se vogliamo) efficace nell’identificare chi ha un’alta carica virale.

Diversamente dai test molecolari che ricercano il genoma virale nei campioni respiratori e ci mettono qualche giorno a dare il responso, quelli antigenici servono a rilevare le proteine virali (o antigeni) e riescono a dare una risposta in tempi molto più brevi, 15-20 minuti. Come i test molecolari, anche quelli antigenici tuttavia si effettuano su campioni respiratori prelevati tramite tampone rino-faringeo: un’operazione che può essere fatta solo da personale sanitario.

Sensibilità e specificità dei test antigenici su tampone – precisa la stessa circolare del Ministero – sembrano essere inferiori a quelle del test molecolare. Ciò significa che c’è una maggiore probabilità di risultati falsi-negativi (per una ridotta carica virale) e che è necessario confermare i risultati positivi con un test molecolare, ma si ritiene che con l’arrivo del freddo e della stagione influenzale “in vista di un probabile ampliamento dell’esigenza di prevenire, attraverso l’effettuazione di test, l’incremento dei contagi, l’utilizzo dei test antigenici rapidi può essere utilmente esteso a contesti diversi rispetto a quello di porti e aeroporti”.

I test a scuola: chi e quando?

Scorrendo sempre la circolare del Ministero, si evince che ci si potrà avvalere dei test antigenici rapidi “in caso di sospetto diagnostico ovvero in caso di esposizione al rischio del personale scolastico o degli alunni”. Situazione un po’ diversa – sembra – dai progetti pilota che hanno preso piede nel Lazio, che prevedono uno screening su base volontaria con la richiesta preventiva del consenso dei genitori dei minori e in cui l’attività di testing è effettuata a rotazione sui vari istituti del territorio.

L’autorizzazione, comunque, c’è. Quello che ora andrà implementato è la pratica, cioè i protocolli per procedere: chi eseguirà i tamponi negli istituti scolastici (personale sanitario delle aziende sanitarie del territorio?), per esempio, e le modalità di richiesta e rilascio del consenso informato per i minori.

Intanto il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha dato l’ok alla Richiesta pubblica di offerta per la fornitura di 5 milioni di test rapidi destinati “alla rilevazione qualitativa di antigeni specifici di Sars-Cov-2 presenti su tampone nasofaringeo o campione salivare”. Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 18.30 di giovedì 8 ottobre 2020. “La richiesta di offerta per la fornitura di test rapidi rappresenta un passo importante per intensificare ulteriormente le attività di prevenzione, messe in atto dal Governo, per contrastare l’epidemia”, ha commentato Arcuri. “Oggi, nel nostro Paese, già si effettuano in media centomila test molecolari al giorno. Il nostro obiettivo è quello di soddisfare i fabbisogni connessi ai movimenti internazionali di passeggeri da zone ad alto contagio e alle necessità derivanti dalla riapertura delle scuole, soprattutto in un periodo, come quello autunnale, di accertata, aumentata circolazione di tutti i virus respiratori”.

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