Redatto da Oltre la Linea.

Thomas Sankara, militare ribelle e presidente del Burkina Faso, è stato l’ultimo uomo politico ad aver intrapreso un percorso anti-imperialista basato sui concetti del socialismo panafricano nel Sahel.

 

Thomas Sankara ed il suo Paese

La nazione di cui divenne Primo Ministro, e successivamente Presidente, per poco più di quattro anni, era denominata ancora Alto Volta, nome figlio del retaggio coloniale della potenza francese. L’attuale denominazione dello Stato centroafricano fu voluta in seguito alla rivoluzione che lo portò a guidare il Paese fondendo la parola Burkina, il cui significato in lingua more significa “uomini integri“, con la parola Faso, che in lingua dioula indica il “Paese“.

Dal punto di vista teorico-ideologico Sankara si pone in continuazione, e ultimo in ordine cronologico, con i grandi artefici delle teorie panafricaniste, della negritudine e del socialismo dei Paesi non allineati quali il guineano Sékou Touré, il congolese Patrice Lumumba e il ghanese Kwame Nkrumah.

 

L’humus culturale di Thomas Sankara

Molteplici i rimandi, nei testi e nei discorsi, anche a rivoluzionari del resto del Sud del mondo, come i latinoamericani Ernesto Che Guevara e Daniel Ortega, con cui Sankara strinse un forte legame di fratellanza recandosi in Nicaragua nel periodo in cui le forze reazionarie dei Contras venivano foraggiate dagli USA.

Lo sguardo all’oppressione subita dal popolo palestinese in Medio Oriente ad opera di Israele rivelerà l’esistenza di un tri-continentalismo anti-imperialista in cui Sankara riconosceva le ambizioni di libertà e autodeterminazione dei popoli dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa. Ad accomunarlo ancor di più al massimo esponente del populismo sudamericano è la vicenda relativa al suo arresto nel maggio 1983.

Non ancora Presidente, all’epoca, Sankara ed i suoi fedelissimi furono prelevati dalle proprie case per obbedire agli ordini oligarchici degli interessi francesi. Furono rilasciati tredici giorni dopo, in seguito alle imponenti manifestazioni a loro favore organizzate da giovani e studenti, proprio come avvenne in Argentina con la marcia dei descamisados in supporto di Juan Domingo Perón.

 

L’amore per il proprio Paese ed il proprio popolo

Al pari del caudillo dell’America meridionale, Sankara ribaltò la visione dei militari nel proprio continente, ponendoli, anche tramite corsi di formazione politica in cui si alternavano lezioni su Marx a quelle sul Libro Verde di Gheddafi, come corpo intermedio tra lo Stato e la popolazione.

Convinto ecologista, Sankara inaugurò programmi di rimboschimento per combattere l’espansione del deserto, ed obbligò i funzionari statali a recuperare il rapporto con la natura tramite la cura e la gestione di piccoli campi di coltivazione posti nei pressi degli uffici pubblici.

I programmi governativi consentirono enormi passi avanti nel settore della scolarizzazione e della produzione interna, rifiutando le ricette liberiste del Fondo Monetario Internazionale, nazionalizzando le terre e le miniere e intraprendendo una riforma agraria.

 

La morte di un uomo coraggioso

Nel destino tragico di Sankara rientra pienamente il significato in lingua dioula (idioma dell’Africa occidentale) del termine stesso San-karira, ovverosia «il cielo si è squarciato».

La tragica morte, avvenuta per mano del suo amico e commilitone Blaise Compaoré, ha negato al Burkina Faso, come uno squarcio nel cielo limpido, il completamento del processo di decolonizzazione culturale ed economica.

Le lancette del tempo sono state riportante così molto indietro, perché nessuno è stato più in grado di farsi portabandiera delle lotte di cui il Paese necessitava, e necessita tuttora. Morto Sankara il 15 ottobre 1987, è morta con lui anche la sua rivoluzione.

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(Luca Lezzi)

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