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I sintomi dell’infezione da coronavirus possono durare per molto tempo dopo la guarigione. È il cosiddetto long Covid, un fenomeno piuttosto diffuso: basti pensare che circa un terzo dei pazienti continua ad avere sintomi anche dopo più di sei settimane dalla guarigione. E che ora, stando a un nuovo studio della Yale University, sembrerebbe essere associato anche al sistema immunitario: una sua eccessiva risposta contro il virus, infatti, potrebbe portare a una forma più grave di Covid-19 e, in alcuni casi, lasciare i pazienti con sintomi che perdurano a lungo anche dopo che il virus è stato sconfitto. I risultati preliminari, che devono essere ancora sottoposti a revisione, dimostrano che i pazienti con Covid-19 possono sviluppare un gran numero di autoanticorpi nel sangue diretti a organi, tessuti e al sistema immunitario stesso, piuttosto che combattere il coronavirus.

Per capirlo, i ricercatori hanno sottoposto a screening 194 pazienti e operatori ospedalieri con diverse gravità della Covid-19 e confrontato le loro risposte immunitarie con quelle di persone sane, senza infezione. Dalle analisi, il team ha scoperto che nel primo gruppo si era verificato un enorme aumento della reattività degli autoanticorpi, particolari anticorpi simili a quelli presenti solitamente nelle malattie autoimmuni, che attaccano per errore le proteine dell’organismo, interrompendone la funzione. E, quindi, bloccano le difese antivirali, eliminano le cellule immunitarie utili (come i linfociti B) e attaccano l’organismo su più fronti, dal cervello, ai vasi sanguigni e al fegato al tessuto connettivo e il tratto gastrointestinale. Più del 5% dei pazienti ricoverati, spiegano i ricercatori, aveva autoanticorpi che indebolivano la risposta immunitaria attuata dalle proteine chiamate interferoni, e non era quindi più in grado di controllare la quantità di virus nel corpo.

Da ulteriori test, inoltre, è emerso che più autoanticorpi erano presenti nel sangue, più grave era la malattia. “I pazienti con Covid-19 producono autoanticorpi che effettivamente interferiscono con le risposte immunitarie contro il coronavirus, spiega Aaron Ring, tra gli autori dello studio. “Riteniamo che questi autoanticorpi siano dannosi per questi pazienti”, continua l’esperto, sottolineando che gli effetti nocivi potrebbero continuare anche dopo l’infezione, lasciando i pazienti con problematiche mediche di lunga durata. “Poiché gli anticorpi possono persistere a lungo, è plausibile che possano contribuire allo sviluppo del long Covid”.

Sappiamo che malattie come l’artrite reumatoide, il lupus e la sclerosi multipla sono guidate da un malfunzionamento del sistema immunitario, ma non è ancora chiaro in che modo le infezioni virali possano indurre reazioni autoimmuni. Attualmente, infatti, sono in corso studi per capire se gli autoanticorpi siano responsabili dei sintomi a lungo termine di altre malattie, come ebola e Chikungunya. “Le sindromi post-Covid potrebbero essere verosimilmente causate da autoanticorpi di lunga durata che persistono anche dopo che il virus è stato eliminato”, spiega Ring. “Se fosse davvero così, ci sono trattamenti immunosoppressivi, come quelli usati per le malattie reumatologiche, che potrebbero essere efficaci anche per il coronavirus”.

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