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Forse qualcuno avrà letto nei giorni scorsi la notizia della presenza di tracce di rna virale del coronavirus Sars-Cov-2 su maniglie, corrimano, pulsanti e sedili di autobus e mezzi di trasporto della capitale e delle quattro province del Lazio, e a Varese, in provincia di Milano – anche se questo rilievo potrebbe valere per molte altre città e regioni italiane. L’occhio cade su questa informazione che, anche se non aggiunge molto di nuovo a quello che già sapevamo – ovvero che tracce di virus possano essere presenti su maniglie e altri oggetti –, se non una prova concreta, riapre il dibattito su coronavirus e superfici. Ricordando ancora una volta che aver trovato tracce del patogeno non implica in nessun modo che questo sia attivo e contagioso, ecco un ripasso su cosa sappiamo ad oggi del contagio da superfici.

Coronavirus e superfici, una storia che inizia con la pandemia

Sembra di tornare all’inizio della pandemia, quando si accese il dibattito sulle possibili vie di trasmissione del coronavirus, incluso quella da contatto delle mani – poi portate alle mucose  con superfici contaminate. All’epoca disinfettavamo molto di più gli oggetti – e non sempre in maniera necessaria – e l’attenzione era fortemente puntata sulla durata della persistenza del Sars-Cov-2 su diversi materiali come carta (banconote, scatoloni, libri), metalli (monete, maniglie e corrimano), plastica (sedili e altri oggetti), vetro (bicchieri), vestiti. Diversi studi, infatti, hanno provato a stimare la permanenza del virus vivo su queste superfici, con risultati anche abbastanza differenti fra loro. Nella maggior parte dei casi si parlava e si parla sempre di qualche giorno.

Inutile dire che le condizioni degli ambienti o di laboratorio in cui vengono svolte queste ricerche possono influenzare molto la permanenza del virus e il fatto che sia ancora infettante – che sono due cose diverse. Gli studi, infatti – come anche la notizia delle tracce del virus sui mezzi pubblici a Roma e in altre città – indagano la presenza del patogeno e non la probabilità di contrarre l’infezione toccando queste superfici. Rimane celebre, per chi ha seguito la vicenda, il caso di uno studio che indicava che il Sars-Cov-2 poteva sopravvivere su molti materiali fino a 28 giorni, ma in condizioni di temperatura fissa a 20 °C e al buio, due elementi che nella vita reale sono assenti.

Contagio da superfici: quanto è probabile?

Il contagio da superfici viene anche identificato con l’espressione trasmissione da fomiti, dove il fomite è un oggetto inanimato che se esposto a patogeni può diventare il veicolo della malattia infettiva. Sicuramente, come rimarcano le autorità sanitarie nazionali e internazionali, fra cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il contagio è possibile anche da superfici. Come si legge in un articolo su Nature, “ci sono prove limitate della trasmissione da fomiti, ha riferito uno spokesperson dell’Oms, “anche se questa trasmissione è considerata possibile. L’Oms scrive nella guida aggiornata lo scorso autunno 2020 che “il virus può anche diffondersi quando le persone infette starnutiscono, tossiscono o toccano oggetti e superfici, come tavoli, maniglie e corrimano. Tuttavia questa via di contagio risulta molto meno frequente rispetto alla trasmissione da goccioline di saliva grandi o piccole emesse in starnuti, tosse o parlando. Ancora non sappiamo con certezza se sia meno probabile della trasmissione di particelle di saliva rimaste sospese nell’aria (aerosol o via airborne), altro tema su cui c’è grande dibattito.

Maniglie e corrimano del bus: la catena del contagio

Quello che dovrebbe accadere affinché il contagio da superfici sia efficace è questa serie di eventi: il virus deve essere presente sulla superficie, attivo e in quantità sufficiente da poter infettare; la persona deve toccare la parte contaminata successivamente deve portare alle mucose (anche la bocca ha un ruolo importante) le mani non lavate che avevano toccato quella superficie.

È dunque possibile ma meno probabile di altre vie di incontro del virus. In ogni caso, per evitare equivoci e ridurre i rischi l’Oms spiega chiaramente come comportarsi. Bisogna evitare di toccare le superfici, soprattutto negli ambienti pubblici, perché anche se le disinfezioni sono frequenti qualcuno, che magari si è appena soffiato il naso, può averli toccati prima di noi. Qualora le tocchiamo (ad esempio se dobbiamo prendere l’autobus) non dobbiamo portare le mani alle mucose e prima dobbiamo lavarci con cura le mani per almeno 20 secondi con acqua e sapone o con un disinfettante a base di alcol.

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