Si riapre il dibattito sull’origine dei tumori. Ci si ammala di cancro per sfortuna? Solo un paio di anni fa i lavori scientifici pubblicati su Science dal gruppo di Bert Vogelstein sembravano far propendere per questa interpretazione: buona parte delle mutazioni cancerogene – si diceva – non è prevenibile, e avviene per errori casuali durante i processi di replicazione cellulare. Ora però la ricerca di un team italiano sembra mettere in discussione (almeno in parte) quelle conclusioni. Studiando le traslocazioni cromosomiche, un particolare tipo di danno del dna causato dalla rottura della doppia elica e dalla fusione anomala dei geni, i ricercatori dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo), dell’Università di Milano e dell’Università Federico II di Napoli hanno individuato un nuovo meccanismo con cui insorgono mutazioni nel dna, ridimensionando così il ruolo del caso nello sviluppo dei tumori. Anche per quelle alterazioni del dna per cui ancora non si conosce la causa, ci sono delle motivazioni che derivano dall’ambiente circostante. E anche se tali segnali non sono ancora stati identificati, la prevenzione – sostengono – rimane uno strumento fondamentale, a cui bisogna ridare centralità.

Per comprendere lo studio appena pubblicato su Nature Genetics è importante fare una precisazione. Ci sono mutazioni (cioè danni nel dna riparati male) di cui conosciamo la causa, o meglio i fattori (ambientali e genetici) che predispongono alla loro insorgenza. Parliamo di cause note, quali il fumo, l’alimentazione scorretta, la sedentarietà, gli inquinanti ambientali, etc. Di una buona parte di alterazioni che concorrono all’insorgenza dei tumori, invece, non sappiamo nulla, ed è su queste che esiste il dibattito se siano frutto del caso (e quindi imprevedibili) o se siano il risultato di meccanismi che ancora non conosciamo.

Lo stesso Vogelstein nelle sue conclusioni lascia questa possibilità”, spiega a Wired Gaetano Ivan Dellino, ricercatore Ieo e autore del nuovo studio. “Finora infatti non tutti i tumori potevano essere spiegati attraverso mutazioni legate alla replicazione del dna”.

Il team tutto italiano ha trovato una risposta. “La principale novità del nostro studio”, continua Dellino, “è che abbiamo capito che le alterazioni del dna non si verificano solo durante il processo di replicazione cellulare, cioè quando il genoma viene duplicato, ma anche durante la trascrizione del dna, ossia quando la doppia elica viene svolta per sintetizzare l’rna”.

Non solo. I ricercatori hanno anche dimostrato che è possibile prevedere con una precisione dell’85% quali geni saranno maggiormente soggetti al danno. “I danni al dna si verificano con maggiore probabilità in geni con precise caratteristiche”, chiarisce Dellino. “Da questo punto di vista le mutazioni non sono casuali e si possono prevedere”.

Tali geni sono mediamente più lunghi e possono attivarsi rapidamente in seguito a certi stimoli che la cellula recepisce dall’ambiente. “Più spesso viene richiesto a questi geni di attivarsi, maggiori saranno le probabilità di incappare in un danno e quindi in errori di riparazione”.

Quando questi geni maggiormente soggetti al danno si trovano alle estremità appiccicose di particolari strutture presenti all’interno del nucleo della cellula (i domini di associazione topologica), i danni al dna sfociano in alterazioni dette traslocazioni cromosomiche, errori dei meccanismi di riparazione che cuciono insieme estremità di due geni diversi, fondendoli.

Anche se al momento non sono noti gli stimoli ambientali che portano all’attivazione dei geni nei domini di associazione topologica, la scoperta di questo meccanismo da parte dei ricercatori italiani è importante soprattutto perché consentirà di individuare marcatori tumorali e bersagli contro cui disegnare farmaci che aiutino a prevenire il cancro.

Lo studio ridimensiona anche le opinioni di chi afferma che ci si ammala di cancro per sfortuna: continuando a indagare ciò che oggi è ignoto, domani potremmo ottenere risposte diverse.

“Un altro messaggio che vogliamo trasmettere è che la prevenzione deve essere rimessa al centro delle iniziative di contrasto ai tumori”, conclude Dellino. “Con il nostro studio sulle mutazioni a causa ignota non possiamo ancora dire alle persone che attuando questo o quel comportamento possono proteggersi, ma possiamo affermare con certezza che le pratiche virtuose quali evitare il fumo, l’alcool, fare attività, etc, sono fondamentali per evitare di aggiungere ulteriori rischi.

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