Redatto da Oltre la Linea.

Nei 78 giorni di terrore di 20 anni fa, a Belgrado si fumava per dimenticare. Fumavano rispettabili madri di famiglia. Fumavano le vecchiette con occhi morti e vuoti. E fumava anche Melania, a cui la NATO strappò via la figlioletta di tre anni, Milena, durante un raid su Batajnica, dove si trovava (ben distante) l’aeroporto militare.

Le sigarette erano l’immunoterapia all’orrore. Provocavano malessere fisico, certo, essendo di scarsa qualità e di contrabbando, ma soffocavano per un po’ le strazianti immagini dei sedici innocenti giornalisti trascinati fuori dall’ardente sede della RTS, colpita da un B-2 Spirit USA poche notti prima.

Un pacchetto oggi, uno domani. Resistere fino a quando tutto sarà finalmente finito. Fino alla rinascita“. Una pia illusione. Il dott. Radan Dzhodich è il direttore del più importante Istituto di Oncologia della Serbia. Negli anni postumi alle “scorribande umanitarie” euroatlantiche ha perso il conto di quanti ragazzini di 15 anni ha dovuto sottoporre a chemioterapia o morfina a causa di cancri alla tiroide in fase terminale o in metastasi.

La “pacificazione occidentale”, nella ex Jugoslavia, ha fatto aumentare il sarcoma tiroideo, così come la leucemia, del 300%. Il territorio utilizzato come discarica per rifiuti nucleari. Punire le generazioni di Slobodan Milošević e condannare quelle future a rinunciare a qualsiasi tentativo di sganciarsi dall’asservimento atlantico. Sì, perché la longevità nel terreno dell’uranio impoverito, partito (anche) dalle basi militari di Aviano, è di 4,5 miliardi di miliardi di anni.

Una condanna a morte silenziosa e perpetua. La realtà dell’Alleanza Atlantica è esattamente agli antipodi di quanto ha sostenuto Sergio Mattarella durante il cerimoniale dei 70 anni dalla sua criminale fondazione.

Abbia il coraggio di ripetere tali servili affermazioni dinanzi il dottor Zoran Stanković, ex Ministro della Salute della Jugoslavia, a cui i venti radioattivi strapparono via il figlio, appena adolescente.

(di Davide Pellegrino)

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