(Foto: Houpline/Sipa/1904160833)

All’indomani dell’incendio che ha distrutto due terzi del tetto della cattedrale di Notre-Dame (inclusa la guglia ottocentesca), esperti e scienziati si sono messi subito al lavoro per capire come ridare vita al monumento simbolo di Parigi. Un lavoro immenso che ha richiesto oltre due anni di sforzi solo per la messa in sicurezza e per la digitalizzazione degli spazi. Perché se il cantiere vero e proprio inizierà questa estate, quello digitale invece ha preso forma il 16 aprile 2019, dopo che le fiamme erano state domate.

Lo spiega bene Livio De Luca, direttore di ricerca nel Cnrs (Centro nazionale francese per la ricerca scientifica) e dell’unità di ricerca mista Map (Modelli e simulazioni per l’architettura e il patrimonio). Con il suo team di 30 esperti incaricati dal Cnrs e dal ministero della Cultura francese, l’architetto-informatico italiano, che da 20 anni lavora in Francia, si è occupato della ricostruzione digitale della cattedrale, utilizzando un progetto su modello 3D da lui proposto per ricreare l’immenso edificio a partire da varie risorse, tra cui nuvole di punti e fotografie.

Il gemello digitale di Notre-Dame

Uno degli strumenti chiave del sistema sviluppato si chiama Aïoli, ed è una piattaforma di annotazione semantica collaborativa e tridimensionale che permette di riunire i dati scientifici provenienti da più attori. Il punto di partenza sono stati i diversi rilievi realizzati prima dell’incendio. “Notre-Dame era stata documentata, negli anni precedenti, da diversi studiosi. Tra questi, Andrew Tallow, professore di Arte e architettura del Vassar College di Poughkeepsie, negli Stati Uniti, che l’aveva digitalizzata con laser scanner in 3D. Tallow è venuto a mancare poco prima della catastrofe, ma sua moglie ha messo a disposizione l’intero archivio e questi dati, come anche quelli di altri rilievi successivi, sono stati preziosi per l’inizio del nostro cantiere scientifico”, racconta De Luca.

È una delle prime volte in cui si fa un uso così deciso dei dati per la ricostruzione di un monumento storico e l’ambizione finale è grande: quella di ricostruire la cattedrale identica a quella perduta. Ma per farlo bisogna fotografare il passato e renderlo digitale ed accessibile a tutti. I gruppi di lavoro che ruotano intorno al progetto di restauro sono otto, tutti con ambiti specifici. E la squadra “dati digitali” è essenziale in questa prima fase di studio.

Ricostruire le informazioni

Una slide di De Luca raffigura una chiesa galleggiante, formata da dei piccoli puntini blu che illuminano uno sfondo scuro: “Questa è la cattedrale dopo l’incendio”. Una silhouette familiare prende forma. Il buco lasciato nella navata gotica dopo la caduta della guglia infiammata è in primo piano. Così come i detriti bruciati; un cumulo di oggetti anneriti che giacciono nella navata centrale. “Dall’incendio sono state effettuate migliaia di fotografie. Volte, navate, nuclei, transetti tutto è stato repertoriato visivamente nei minimi dettagli. E questi dati sono stati integrati in un software di calcolo, progettato dal team del Cnrs, riunito per questo lavoro di ricostruzione. Questo ha permesso la creazione di algoritmi di indicizzazione dedicati, che fanno riferimento a tutti questi dati digitali e consentono la continuità tra le immagini”, spiega l’esperto.

Tutte le tecnologie in campo per ricostruire Notre-Dame
Violette Abergel © Violette ABERGEL / MAP / Chantier Scientifique Notre-Dame de Paris / Ministère de la culture / CNRS – 2020

In sostanza, più dati vengono inseriti e più la copia tridimensionale di Notre-Dame prende forma, dando vita a un puzzle digitale riprodotto fedelmente al millimetro. In questo modo è possibile avere traccia sia della struttura medievale di Notre-Dame sia di quella moderna. Una parte della copertura della cattedrale è stata ricostruita nel XIX secolo dall’architetto Viollet-le-Duc dopo i tumulti della Rivoluzione francese.

Tutte le tecnologie in campo per ricostruire Notre-Dame
© Kévin Jacquot / Violette Abergel / MAP / Vassar College / Art Graphique et Patrimoine / GEA / LIFE 3D / Rémi Fromont / Cédric Trentesaux / Chantier Scientifique Notre-Dame de Paris / Ministère de la culture / CNRS – 2021

Per fotografare ogni singolo punto del monumento, spiega De Luca, “abbiamo usato prima un drone su cui abbiamo montato una camera orientata verso l’alto che ci ha permesso di fotografare l’intradosso delle volte. E dove non erano possibile passare con il drone, abbiamo usato dei “cable cam”, ovvero dei robot collegati ad un cavo che hanno fotografato a 360 gradi tutti i resti di Notre Dame. Sia quelli caduti, che quelli rimasti integri nelle volte”.

Droni, stampa 3D e cartine digitali

Ogni fase di evacuazione è stata seguita e repertoriata, per avere un archivio utile per gli altri esperti, che così potranno capire meglio da dove e come sono cadute le pietre, le travi e i frammenti di roccia, per poi riposizionarli a dovere. Le cartografie tridimensionali sono state eseguite ogni settimana, man a mano che i detriti venivano rimossi. I resti dell’incendio saranno poi trasferiti, da qui a qualche settimana, in un hangar vicino a Parigi e messi a disposizione dei tanti ricercatori coinvolti nel progetto di restauro. De Luca fa notare una particolarità delle chiavi di volta della cattedrale che, in alcuni casi, sono rimaste “quasi intatte nonostante la caduta e che potranno quindi essere riutilizzate per la ricostruzione”.

Per capire il loro stato di conservazione, questi blocchi di pietre sono stati posti su un piatto rotante e fotografati 400 volte da uno scanner 3D molto particolare, creato da una start-up del Cnrs per ricostruire la loro composizione e la loro origine e rimodellarle grazie a una stampante 3D. Le tecnologie usate sono state concepite esclusivamente per questo cantiere. Si tratta di una prima mondiale che ha messo in contatto vari esperti da tutto il mondo, incluso il Cnr di Pisa e la Fondazione Bruno Kessler di Trento.

Un archivio digitale alla portata di tutti

Ma il lavoro del team digitale non si fermerà con la fine del restauro. Perché nei sogni di De Luca c’è anche la condivisione dei segreti di Notre-Dame, non solo per gli esperti ma anche per il grande pubblico. “Grazie a questi lavori di approfondimento sarà possibile confrontare i vari stati della cattedrale e permettere di operare le scelte riguardanti i materiali e le tecniche da utilizzare per il restauro. Per noi è importante capire come è stata eretta e come si è trasformata la cattedrale, per fornire il massimo d’informazioni a chi si sta occupando del restauro”, dice. L’obiettivo comune è quello di restituire al mondo, il prima possibile, questo immenso patrimonio culturale (per seguire l’andamento dei lavori:  https://www.notre-dame.science). Nelle scorse settimane il presidente francese, Emmanuel Macron, ha previsto una riapertura al culto entro il 16 aprile 2024.

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