Il green pass europeo

L’infrastruttura ha passato i test. Per questo dal primo giugno la Commissione europea è pronta ad accendere i motori del sistema di interscambio dei green pass. Se da settimana prossima, insomma, uno dei 27 Stati dell’Unione fosse pronto a emettere la versione dei certificati che attestano l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dal coronavirus o il risultato negativo a un tampone molecolare effettuato nelle 48 o 72 ore precedenti al viaggio, Bruxelles potrebbe già mettere a disposizione il gateway per far circolare le informazioni. Prove generali di quel sistema di controlli che entrerà ufficialmente in vigore dal primo luglio e ha lo scopo di allentare le restrizioni per chi viaggia all’interno dell’Unione.

Di Stati pronti a emettere i green pass, stando a un alto funzionario della Commissione vicino alla partita, ve ne sono molti: Croazia, Grecia, Danimarca, Polonia, Germania, Lituania, Estonia, Spagna, Austria e anche l’Italia. Nello specifico, Roma punta all’orizzonte 15-20 giugno per l’emissione dei primi certificati. Ha già passato i test sul gateway europeo.

Ora all’appello mancano quattro pezzi. Primo: un provvedimento del governo che stabilisca il funzionamento del green pass e chi è autorizzato a controllarlo. Secondo: un aggiornamento delle app su cui sarò caricato il certificato digitale, ovvero Io (per i servizi della pubblica amministrazione) e Immuni (per il contact tracing). La scelta di quest’ultima è stata criticata da più parti perché si associarebbe un documento nominale a un’applicazione progettata per essere anonima. Terzo: il rilascio della app di verifica. Quella che useranno, per esempio, le forze dell’ordine alla frontiera per controllare che il green pass sia autentico e valido. Quattro: un coordinamento con le Regioni per fissare le linee guida pratiche e gli applicativi per rendere il documento disponibile.

La app di verifica del green pass
La app di verifica del green pass

Le app per il green pass

Da Bruxelles dicono che, per quanto riguarda Immuni, Io e l’app di verifica, è questione di giorni. Quest’ultima, peraltro, è basata su un software messo a disposizione dall Commissione per tutti i Paesi. La sua funzione è quella di leggere il qr code del green pass (sia sulla versione digitale sia su quella cartacea) e accendere luce verde, se trova una corrispondenza, o rossa se il documento non è valido.

Questa verifica non comporta il download di informazioni personali, spiegano da Bruxelles, ma solo di una chiave pubblica che si connette, attraverso il gateway installato nel data center della Commissione in Lussemburgo, ai singoli database nazionali. Ovvero agli archivi, dove, al momento della vaccinazione o del test, sono collocate tutte le informazioni che il pass riporta. Come conferma a Wired il ministero dell’Innovazione tecnologica, la app di verifica sarà disponibile sugli app store e chiunque potrà scaricarla. Tuttavia proprio il provvedimento governativo stabilirà chi è autorizzato a chiedere di esibire il green pass per il controllo e i contesti in cui è necessario (si discute, per esempio, di introdurlo per concerti o banchetti di nozze). La presenza della app di verifica sugli store semplificherebbe il processo di distribuzione.

Non in ordine sparso

Un punto fermo serve a fare chiarezza sulle regole e sulle modalità di accesso. Il green pass si potrà esibire in forma cartacea, scaricandolo in autonomia dalle app stesse o dal fascicolo sanitario, come prevedono di fare alcune Regioni. O ancora, ottenerlo in farmacia o dal medico di base. Nelle scorse ore il Garante della privacy ha dovuto riprendere carta e penna per mettere ordine nelle iniziative locali. Ha bocciato il ricorso alla smart card da parte di Regione Campania. Ed è sotto esame l’ordinanza della provincia autonoma di Bolzano che allarga i luoghi accessibili solo a condizione di esibire il green pass.

Evitare che le autorità si muovano in ordine sparso. È questo l’obiettivo della stessa Commissione, che con il green pass conta di uniformare le procedure nazionali. Gli Stati, tuttavia, possono mantenere restrizioni aggiuntive, purché informino le autorità comunitarie e forniscano dati a supporto. Per esempio, a chi si presenta con un tampone potrebbe essere richiesto di farne un altro durante il soggiorno all’estero. E ancora non c’è consenso sulla validità temporale del documento rispetto alla vaccinazione (e solo per i vaccini riconosciuti dall’Agenzia europea del farmaco). L’orizzonte è di 6-8 mesi, vicino ai nove stabiliti dall’Italia nel decreto legge del 19 maggio. Così come, anche a livello europeo, si potrebbe sposare la linea di Roma di riconoscere il pass a chi ha fatto una sola iniezione dei vaccini a doppia somministrazione (Pfizer, Moderna e Astrazeneca) dopo che sono trascorsi 15 giorni dall’inoculazione.

Sono argomenti su cui Bruxelles è attendista. Da un lato perché un anno di pandemia ha insegnato che occorre dare tempo alla scienza di fare i suoi bilanci (per esempio, sulla durata delle coperture vaccinali). Dall’altro perché ora l’urgenza è salvare la stagione estiva e l’industria del turismo. Del resto ci si occuperà successivamente.

I contatti extra-Ue

Il green pass (che, ricordiamolo, è quello emesso dalle autorità sanitarie nazionale ed è riconosciuto a livello europeo) non è una norma che ha data di scadenza. La Commissione ha messo 45 milioni per lo sviluppo informatico, affidato alla multinazionale informatica Sap e a T-System, braccio operativo in ambito software della compagnia telefonica tedesca Deutsche Telekom, e 100 milioni per l’acquisto di tamponi da distribuire tra gli Stati. Bruxelles sta anche donando robot per la disinfezione agli ospedali in prima linea nella pandemia. In Italia ne sono stati già distribuiti 9, 12 arriveranno entro e un’altra dozzina è in cerca di candidati.

Bruxelles ha avviato anche contatti con Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito e Canada per rinoscere nel sistema del green pass, che – bene precisarlo – non sostituisce i documenti di viaggio e serve solo per evitare restrizioni all’ingresso, anche i certificati emessi da questi Stati. Islanda, Norvegia e Liechtenstein, pur essendo fuori dall’Unione, sono già nel gateway.

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