(foto: Al Seib/Los Angeles Times/Getty Images)

Il consiglio comunale di Seattle, nello stato americano di Washington, ha approvato all’unanimità un’ordinanza che impone un salario minimo garantito agli autisti che lavorano per Uber e Lyft, le due più note società della Silicon Valley che forniscono servizi di trasporto automobilistico per privati. Il compenso pattuito è di 16 dollari all’ora, cioè quanto previsto per le aziende con più di 500 dipendenti in base alla legislazione della città. Inoltre, in base alla legge – seguendo l’esempio di New York che ne ha adottata una molto simile nel 2018 – verranno aumentate anche le tariffe minime sulla distanza e sul tempo: alla base c’è la volontà di tutelare tutti i lavoratori, anche quelli che lavorano meno. Da gennaio, quando la norma entrerà in vigore, le due società saranno costrette a consegnare tutte le mance ricevute ai rispettivi conducenti – senza che però vengano inserite nel calcolo delle retribuzione minima – e a fornire dispositivi di protezione o rimborsarne i costi.

Come hanno reagito Uber e Lyft

Uber non ha commentato la decisione, almeno per ora. Come ha riportato il New York Times, qualche giorno fa ha inviato una lettera al consiglio comunale di Seattle in procinto di votare sulla disposizione sostenendo che la stessa legge a New York aveva prodotto solo prezzi delle corse più alti e un calo sensibile della domanda, generando una riduzione del numero di conducenti. Secondo alcuni esperti, però, gli effetti nella Grande mela sono stati in linea di massima positivi, soprattutto sul fronte delle condizioni di lavoro dei conducenti. Lyft, invece, ha reagito duramente dicendo che la nuova leggedistruggerà migliaia di posti di lavoro (circa 4mila) e costringerà le società di ride-share ad abbandonare Seattle”.

Ma non è l’unica controversia in atto per le due società. Entrambe hanno perso una causa contro lo stato della California che impone di trattare gli automobilisti da lavoratori dipendenti, garantendogli il risarcimento di congedi, ferie, malattie e tutti gli altri benefit che comporta questo stato. Uber e Lyft, nel frattempo, stanno promuovendo un disegno di legge nel Golden State che verrà votato a novembre, con l’obiettivo di identificare come lavoratori autonomi tutti coloro che sono impiegati nel settore della gig economy. Grazie a un appello accolto dalla Corte di giustizia della California, non sono tenuti ad adeguarsi alle nuove regole californiane, almeno per il momento. E nel frattempo stanno sfruttando il vantaggio per cambiare la norma in vigore.

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