Redatto da Oltre la Linea.

La questione delle Autonomie Differenziate ed il voto pentastellato favorevole alla tedesca Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea (decisivi quei 14 voti) sono i due temi caldi che sembra stiano progressivamente spingendo il vicepremier leghista Matteo Salvini a prendere le distanze dagli alleati di governo: l’alleanza potrebbe essere in bilico.

Dal suo comizio ad Adro, nella Franciacorta bresciana, il leader del Carroccio, accolto da una cospicua folla di persone, ha tuonato contro il MoVimento 5 Stelle e la sua posizione restia verso il succitato provvedimento, che tanto a cuore sta alla Lega: «Stiamo al governo solo per fare le cose importanti. Se non riusciamo, andremo da soli ma non ci fermiamo. Non accettiamo un no, il governo passa dalle Autonomie. Abbiamo aspettato anche troppo», la sua sonante dichiarazione.

Salvini ha inoltre affermato di non aver mai smesso di stimare l’altro vicepremier, Luigi di Maio, per il suo buon lavoro a capo della rispettiva forza politica, e per la collaborazione sino ad ora venuta in essere – a poco più di un anno di distanza dalla formazione e dall’entrata in carica del governo giallo-verde -, ma al contempo non ha mancato di sottolineare di essere preoccupato dai continui “No” degli alleati: alcuni obiettivi, infatti, dell’uno e dell’altro, non sono tangenziali.

Uno dei cavalli di battaglia del leader leghista è proprio l’Autonomia Differenziata per le regioni del Nord Italia, soprattutto sulla scorta della propulsione politica ed ideologica delle due regioni-traino italiane, Lombardia e Veneto, le più industrializzate e popolose dell’intero Stivale, con alla guida due governatori della Lega (rispettivamente, Attilio Fontana e Luca Zaia). Il nodo gordiano qui in questione è estremamente spinoso, in quanto i 5 Stelle sono poco propensi a compiere un’operazione di tal fatta con immediatezza: è nel Contratto di Governo, al quale intendono mantenere fede, ma a loro dire essa necessita di essere fatta con la massima cura e la minor fretta possibili.

La nota secondo cui questo provvedimento potrebbe condurre ad una possibile frattura irrimediabile fra Nord e Sud – ad una spaccatura poco funzionale all’unità politica, sociale ed economica dell’Italia -, è peraltro propria di tanti personaggi, correnti di pensiero ed associazioni che stanno al di fuori del Parlamento. Una critica da un fremente sottobosco che, tuttavia, non scalfisce Salvini nella sua convinzione di voler trasferire verso il basso alcune competenze statali.

Da qui, la sua nettezza e decisione nel voler proseguire sulla strada intrapresa con questo Dossier, anche a costo di mettere in discussione l’equilibrio governativo con i pentastellati: «O da adesso arrivano tanti sì o altrimenti noi non abbiamo tempo da perdere. Non accetterò più un minuto di stare al Governo con chi dice no. La Lega non è nata per rimanere attaccata alle poltrone. Qualunque decisione prenderò, la prenderò per i miei figli».

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