(illustrazione: Getty Images)

Dopo gli anticorpi monoclonali di Regeneron (somministrati a Donald Trump), la Food and drug administration (Fda) statunitense ha approvato per l’uso di emergenza anche quello della farmaceutica Eli Lilly, ma solo per pazienti che non hanno (ancora) bisogno di un ricovero in ospedale. L’azienda ha riferito di essere in grado di fornire dosi sufficienti per curare un milione di persone entro fine anno.

Come vi avevamo raccontato qui, la sperimentazione di bamlanivimab (questo il nome dell’anticorpo monoclonale di Eli Lilly) su pazienti ospedalizzati con forme gravi di Covid-19 aveva subito una battuta d’arresto qualche tempo fa. All’inizio sembrava che ci fosse un problema di sicurezza, ma poi gli esperti del comitato tecnico indipendente preposto alla valutazione del trial avevano precisato che si trattava di evidenza di scarsa efficacia in quella particolare categoria di pazienti, e che dunque non valeva la pena procedere ulteriormente.

Invece uno studio parallelo su pazienti con manifestazioni di Covid-19 (ancora) non gravi è proseguito allo scopo di valutare l’efficacia dell’anticorpo monoclonale nel prevenire le forme severe della malattia da coronavirus.

Sebbene non ci siano ancora risultati definitivi, sembra che il trattamento porti dei vantaggi ai pazienti: se somministrato nelle prime fasi della malattia, diminuirebbe gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri.

Per questo, come riferisce anche l’azienda, la Fda lunedì scorso ha accolto la richiesta di autorizzazione per l’uso di emergenza: gli anticorpi monoclonali potranno essere impiegati in pazienti di età pari o superiore a 12 anni che sono risultati positivi al test per il coronavirus e sono a rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19 o di essere ricoverati in ospedale. Il trattamento deve comunque essere somministrato in una struttura sanitaria.

A ottobre, riferisce il New York Times, l’azienda Eli Lilly ha concluso un accordo da 375 milioni di dollari con il Governo federale degli Stati Uniti per fornire 300mila dosi di trattamento – dosi che a breve comincerà a inviare ai distributori federali. Secondo le previsioni si dovrebbe riuscire a curare un milione di persone entro fine anno.

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