(foto: JUSTIN TALLIS/AFP via Getty Images)

L’agenzia governativa che supervisiona la risposta alla pandemia nel Regno Unito Public Health England si è persa il dato di 15.841 casi di Covid-19 nel paese, che sono stati esclusi dal conteggio totale nazionale a causa di un errore di sistema di Excel. Anche se tutti coloro che sono risultati positivi al virus sono stati informati dalle autorità sanitarie britanniche, il mancato caricamento dei quasi 16mila malati nel database nazionale potrebbe dunque aver contribuito al diffondersi della malattia. 

Infatti in questo modo circa 50mila persone potenzialmente infettive – poiché potrebbero essere entrate in contatto con i casi smarriti – non sono state incluse nel tracciamento dei contagi e non hanno ricevuto l’indicazione di entrare in isolamento. I casi scomparsi, in origine registrati fra il 25 settembre e il 2 ottobre, sono stati resi pubblici nella giornata di lunedì 5 ottobre.

Secondo quanto riferito da una portavoce di Phe al giornalista di Bbc Leo Kelion, “le prime indagini indicano che il problema è stato causato dal fatto che alcuni file contenenti risultati di test positivi hanno superato la dimensione massima e quindi non sono stati caricati nel sistema centrale”. Nonostante l’agenzia della sanità britannica non abbia confermato (né, se è per questo, negato) il coinvolgimento di Excel, testate come il Guardian hanno ricondotto l’errore al famoso foglio di calcolo di Microsoft.

Cosa è andato storto

Phe è responsabile della raccolta dei risultati dei test per Covid-19 da laboratori pubblici e privati, ​​e della pubblicazione degli aggiornamenti giornalieri sul conteggio dei casi e sui test eseguiti. Nonostante notevoli miglioramenti dall’inizio della pandemia, il sistema è molto lontano dall’automatizzazione: buona parte del lavoro viene svolta ancora manualmente, con i singoli laboratori che inviano agli archivi centrali i file contenenti i propri risultati.

In questo caso, un laboratorio ha inviato il proprio report giornaliero a Phe sotto forma di file Csv, un semplice elenco di valori separati da virgole. L’errore è sopraggiunto nel momento in cui, per essere aggiunto al database centrale, il report è stato caricato su Microsoft Excel, che ha un limite di 1.048.576 righe (o addirittura, quando non aggiornato, di 65.536). Se il file Csv è più lungo, quindi, le righe inferiori vengono tagliate. Non è chiaro quale sia la versione del foglio di calcolo che Phe sta utilizzando, ma a quanto pare il limite di righe è stato raggiunto, e quasi 16mila casi sono stati respinti dal database.

L’agenzia ha affermato di aver risolto il glitch (anche se non ha spiegato come) e di aver trasmesso i dettagli dei casi arretrati confermati ai rilevatori di contatti del Regno Unito a partire dalle 13:00 (ora locale) di sabato 3 ottobre.

Gli errori di Excel costano caro

Secondo il professore dell’Università del Connecticut James Kwak le criticità di Excel sono molte: “Non c’è modo di risalire alla provenienza dei tuoi dati, non c’è traccia di controllo (quindi puoi sovrascrivere i numeri e non saperlo) e non esiste un modo semplice per testare i fogli di lavoro, tanto per cominciare. Dato che è così facile da usare, la creazione di fogli di calcolo anche importanti non è limitata a persone che comprendono la programmazione e la impiegano in modo metodico e ben documentato”.

Non è la prima volta infatti che il software per fogli di calcolo di Microsoft – uno degli strumenti aziendali più diffusi al mondo – rimane implicato in errori che possono essere costosi, se non addirittura pericolosi. Nel 2013, ad esempio, un errore in un Excel della banca multinazionale statunitense Jp Morgan ha mascherato la perdita di quasi 6 miliardi di dollari, a causa di una cella divisa erroneamente per la somma di due tassi di interesse invece che per la media.

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