Può reggere alla pressione estrema delle profondità marine e muoversi agilmente e in modo autonomo, permettendoci di esplorare anche gli angoli più nascosti e finora inaccessibili degli abissi. E ci riesce grazie a un insieme di materiali morbidi e flessibili e a un sistema elettronico distribuito in tutto il corpo, senza parti rigide né scheletro di supporto: è il prototipo di soft robot (o, appunto, robot morbido) realizzato da un team di ricercatori dell’Università dello Zhejiang, in Cina, e appena pubblicato su Nature. 

Ispirato a partire dalle caratteristiche di un pesce degli abissi rintracciato nella Fossa delle Marianne (e, a oggi, quello che vive più in profondità tra quelli osservati dagli esseri umani), è stato messo alla prova nello stesso habitat, dimostrando di potersela cavare senza problemi, grazie proprio al suo involucro che è in grado di proteggere le delicate componenti elettroniche e a muscoli sintetici alla base delle pinne, fatti di un materiale che può convertire stimoli elettrici in meccanici e tale da garantirne il movimento. Lo vedete alla prova in questo filmato, che lo ritrae in azione a quasi 11mila metri sotto il livello del mare.

(Credit video: Nature)

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