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La perdita di gusto e olfatto, ma anche ictus, encefalopatie, fino alla nebbia mentale da long-Covid: l’infezione da Sars-Cov-2, oltre alle vie respiratorie, colpisce in modo significativo anche il cervello. È quanto emerge anche dallo studio italiano multicentrico Neurocovid, di cui un’analisi preliminare sarà presentata al Congresso mondiale di neurologia organizzato dalla World Federation of Neurology in partnership con la Società italiana di Neurologia (Sin). Lo studio, avviato nel marzo 2020 e condotto dall’Università di Milano-Bicocca, dall’Università di Milano e dall’Istituto Auxologico di Milano, raccoglie i dati sulle complicanze neurologiche di oltre 2.500 pazienti con Covid-19.

Un campanello d’allarme scattato subito

Fin dai primissimi casi in Cina, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, è emerso come i pazienti affetti da Covid-19 non solo presentassero  complicanze respiratorie, ma anche una serie di possibili complicanze neurologiche. Man mano che la pandemia avanzava, le prime evidenze sono state confermate anche nei pazienti italiani e poi in quelli di tutto il mondo. A fronte dei singoli casi prima e di casistiche più robuste poi, sono stati condotti numerosi studi multicentrici per indagare questo fenomeno. Inoltre molti paesi hanno creato registri nazionali di monitoraggio di questi disturbi, in modo da definire con maggiore accuratezza l’incidenza delle complicanze neurologiche da Sars-Cov-2: l’obiettivo cardine era raccogliere ampie casistiche distribuite nei diversi centri partecipanti, con lo scopo di individuare i meccanismi biologici con cui il virus colpisse il cervello.

Proprio per questo, in Italia è nato Neurocovid, uno studio multicentrico per documentare tutte le possibili manifestazioni neurologiche all’inizio, durante o dopo l’infezione Covid-19. Lo studio, patrocinato dalla Società italiana di neurologia, coinvolge al momento circa 2500 pazienti risultati positivi a Sars-Cov-2 e che sono stati ricoverati in ospedale oppure curati al proprio domicilio. Lo scopo di Neurocovid non è solo quello di registrare le complicanze neurologiche da coronavirus, ma anche di metterle in relazione a numerosi fattori come la gravità dell’infezione, le alterazioni dei parametri clinici, ma anche le abitudini, gli stili di vita, la presenza di altre patologie e i farmaci assunti.

I primi risultati

Un’analisi preliminare dello studio, condotta sui primi 904 pazienti ospedalizzati in Italia nel periodo tra marzo 2020 e marzo 2021, sarà presentata al Congresso mondiale di neurologia nei prossimi giorni, dal 3 al 7 ottobre.

Dai dati preliminari emerge che il disturbo neurologico più frequente è stato l’alterazione dell’olfatto e del gusto, che ha colpito circa il 40% dei pazienti Covid-19. Per la metà di questi, il sintomo è durato per più di un mese, e, nel 20% dei casi, ha superato i 6 mesi.

Alla perdita di olfatto e gusto si sono accompagnati sintomi più gravi: il secondo disturbo più frequente si è rivelato l’encefalopatia acuta, ovvero uno stato di confusione mentale, con perdita di attenzione e memoria, che nei casi più gravi portava a un’alterazione dello stato di coscienza e al coma. Il 25% dei pazienti ha sviluppato encefalopatia acuta, mentre circa il 20% è stato colpito da ictus ischemico durante la malattia o subito dopo l’infezione.

Tra gli altri disturbi associati a Covid-19, la cefalea, che nella metà dei casi diventava cronica, persistendo da 2 settimane a oltre 3 mesi, e i disturbi cognitivi che fanno parte della cosiddetta sindrome da long-Covid. Definiti anche “nebbia cognitiva”, questi disturbi, che hanno colpito il 10% dei pazienti, causano una lieve compromissione delle capacità cognitive, con un impatto comunque significativo sulla sfera emotiva dei pazienti, e la cui durata è circa di 3 mesi: nella quasi totalità dei casi i disturbi cognitivi si sono risolti spontaneamente entro i 6 mesi dalla loro insorgenza.

Le possibili cause dietro i disturbi

Dietro queste complicanze, secondo i ricercatori vi è la carenza di ossigeno, l’infiammazione cerebrale e le trombosi di arterie e di vene del cervello, causate dall’infezione di Sars-Cov-2. Per esempio, l’encefalopatia acuta è una condizione che ha diverse cause, che possono essere ricercate nella scarsa ossigenazione cerebrale, conseguenza della polmonite da Covid-19 o nell’infiammazione cerebrale (detta anche encefalite).

Anche per quanto riguarda gli ictus, sebbene il legame causa-effetto sia tuttora oggetto di dibattito, sembra che l’infezione da coronavirus abbia costituito una sorta di innesco per le trombosi arteriose e venose cerebrali, portando a ischemie. Una volta completato, lo studio sarà confrontato con i dati derivanti dai registri europei, in modo da aggiungere conoscenze utili per la comprensione di questi fenomeni.

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