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Dopo le forme mutate del coronavirus scoperte nel Regno Unito, in Sudafrica e in Brasile, di cui si parla ormai spessissimo, spunta una nuova variante del Sars-Cov-2, che è ormai prevalente nella California meridionale e che si sta presentando anche in vari altri paesi. La nuova forma potrebbe essere più trasmissibile ed associata a una più elevata mortalità, nonché un po’ più resistente agli attuali vaccini. La nuova variante, presente in realtà in due diverse forme (chiamate in sigla B.1427B.1429 – o anche CAL.20C), è descritta, anche geograficamente, sul portale globale che tiene conto di tutte le mutazioni di Sars-Cov-2. Alla data del 22 gennaio 2021 risulta predominante nella regione sud della California, secondo quanto riporta uno studio su Jama. Inoltre si sta diffondendo rapidamente negli Stati Uniti e ha raggiunto anche altri paesi e continenti, come Danimarca, Australia, Regno Unito e altri, ma fortunatamente non risulta ancora nessun caso documentato in Italia.

Apparsa a luglio, rilevata a ottobre

Gli scienziati lo ripetono da tempo: dobbiamo agire in fretta, anche e soprattutto con le vaccinazioni, per impedire che nuove mutazioni prendano piede. Le analisi su più di 10mila campioni nel paese hanno mostrato che il primo caso documentato risale a luglio 2020, come si legge nello studio condotto dal Cedars-Sinai Medical Center (a Los Angeles, in California), anche se la variante non è stata rilevata fino ad ottobre 2020. Da allora la sua diffusione nella California meridionale è ampiamente cresciuta ed è oggi prevalente. Dai dati su più di 2mila test, se ad ottobre 2020 si era manifestata in pochi casi, a novembre colpiva circa il 16% dei pazienti e, su dati ancora parziali, alla data del 22 gennaio 2021, sembrava rappresentare circa il 44% dei casi (37 campioni su 85). Ad oggi risulterebbe presente in più del 50% (il 53%) dei campioni analizzati, la forma predominante.

La variante nella California meridionale

La variante è caratterizzata da 3 mutazioni nella proteina spike, fra cui la mutazione identificata dalla sigla L452R, che dalle analisi iniziali è risultata resistente ad alcuni anticorpi diretti contro la proteina spike (la risposta anticorpale è centrale nella vaccinazione). Tuttavia le informazioni sono ancora ridotte e gli autori del lavoro su Jama specificano che a oggi non è possibile stabilire gli effetti sulla trasmissibilità e sulla gravità della malattia Covid-19 associata. Ma sulla base dei primi dati il sospetto che sia più contagiosa e pericolosa c’è.

Probabilmente più contagiosa

Il sospetto è sostenuto da qualche prova, anche se ancora da confermare. I ricercatori dell’università della California a San Francisco, coordinati da Charles Chiu, hanno mostrato – i risultati non sono ancora pubblicati – che la forma mutata potrebbe essere più contagiosa del 40%, come riferito dagli autori in un articolo sul New York Times, simile all’aumento del 30-50% della trasmissibilità della variante inglese. Inoltre, le persone colpite da questa forma del virus avrebbero una carica virale anche doppia, elemento che renderebbe la malattia più pericolosa e aumenterebbe la mortalità associata.

La nuova forma isolata in California potrebbe anche rendere un po’ meno efficaci gli attuali vaccini in uso, anche se quest’attenuazione risulterebbe dalle prime prove meno intensa di quella causata dalla variante B.1.351 scoperta in Sudafrica – per la quale la casa farmaceutica Moderna ha appena fornito al National Institutes of Health (Nih) statunitense le prime dosi di un nuovo candidato vaccino. Attualmente, invece, il ministero della Salute inglese ha mostrato, sulla base dei dati dei vaccinati, che la variante cosiddetta inglese, diffusa nel nostro paese già ben nel 30% dei casi, non sembrerebbe inficiare l’efficacia degli attuali vaccini. Gli esperti raccomandano di fare quanto prima con la campagna vaccinale, per impedire che emergano nuove eventuali mutazioni resistenti.

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