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L’idea che, almeno per un po’, a causa del coronavirus sia impossibile tornare alla vita affollata di prima è sempre più diffusa. Almeno per i prossimi mesi sarà impossibile immaginare un ritorno alla normalità, almeno quella di prima, è il messaggio che risuona da più parti, ormai da tempo. Potremmo doverci abituare per esempio a rimanere distanti fino al 2022, a ondate intermittenti, dicono oggi alcuni ricercatori della Harvard TH Chan School of Public Health sulle pagine di Science. A meno che non si potenzino terapie intensive, non arrivino trattamenti efficaci o un vaccino, scrivono. Non in modo così diverso da quanto immaginato lo scorso mese da alcuni ricercatori dell’Imperial College di Londra.

Che misure di distanziamento sociale faranno comunque parte delle prossime fasi nella gestione del coronavirus è ormai chiaro. Meno chiare sono, ancora, le modalità con cui verranno perseguite e messe in campo. Per tentare di comprenderle in parte quello che i ricercatori oltreoceano hanno fatto è stato ipotizzare le possibile dinamiche di trasmissione di Sars-Cov-2 per i prossimi anni, basandosi sui dati di stagionalità e risposte immunitarie di altri betacoronavirus. Questo in virtù del fatto che, come spesso ripetuto, sappiamo ancora troppo poco sul nuovo coronavirus, e non è possibile pertanto realizzare delle previsioni, meno che mai puntuali, su come si comporterà in futuro o comprendere in che modo esattamente risponde il nostro sistema immunitario. Studi, ripetono, quanto mai necessari per capire se, come e quanto si possa mantenere l’immunità acquisita dopo un’infezione da coronavirus.

Così, basandosi su quanto noto per altri coronavirus, gli scienziati spiegano che è abbastanza probabile il verificarsi di ondate stagionali (invernali) di infezioni per Sars-Cov-2 nei prossimi anni, col rischio di sommarsi alle epidemie influenzali. Questo potrebbe significare che, se le misure di distanziamento sociale funzionano per alleggerire il carico sui sistemi sanitari e sulle terapie intensive, nel momento in cui venissero rilassate e le infezioni riprendono il pericolo del crollo dei sistemi sanitari potrebbe ripresentarsi (nota: i dati relativi agli altri coronavirus riguardano gli Usa, così come i riferimenti alle disponibilità in terapia intensiva). Ecco perché, scrivono i ricercatori, adeguati sistemi di “sorveglianza e distanziamento intermittente (o distanziamento sostenuto se efficace) potrebbero essere mantenuti fino al 2022”.

Terapie, vaccini ma anche strategie di “contact tracing aggressivo e quarantena… potrebbero alleviare il bisogno di un distanziamento sociale stringente per mantenere il controllo dell’epidemia”, si legge ancora nel paper. In assenza di queste misure, scrivono ancora in un altro passaggio: “l’isolamento intermittente potrebbe essere l’unico modo per evitare di schiacciare la capacità delle terapie intensive costruendo al tempo stesso immunità nella popolazione”. 

In ogni caso il sistema di monitoraggio sarà fondamentale per seguire l’evolversi della situazione, per modulare le risposte di distanziamento intermittente e per scovare presto nuovi focolai anche dopo un’apparente scomparsa, possibili fino al 2025, vanno avanti i ricercatori. Che aggiungono infine: l’aumento della capacità delle terapie intensive e la disponibilità di trattamenti efficaci potrebbero aiutare, “accelerando l’acquisizione dell’immunità di gregge“.

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