(foto: Anthony Wallace / Afp via Getty Images)

Confermava ulteriormente ciò che il mondo della scienza temeva, ossia che la trasmissione del nuovo coronavirus, il 2019-nCov, potesse avvenire anche da persone infette, ma ancora senza sintomi. Rendendo di fatto ancora più difficile il controllo dell’epidemia. Eppure uno studio in cui si dimostrava proprio questo, pubblicato il 30 gennaio scorso sulla rivista New England Journal of Medicine (Nejm), era errato. A riferirlo ora è il Robert Koch Institute, l’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive con sede a Berlino, in una lettera inviata direttamente alla rivista Nejm.

Come racconta Science, nello studio appena messo in discussione veniva ripercorsa la vicenda dei primi quattro casi di contagio confermati in Germania. Il focus era su una donna di Shanghai che aveva visitato un’azienda vicino a Monaco il 20 e il 21 gennaio scorsi e che era entrata in contatto con la prima delle quattro persone, poi contagiate. Ma al momento, secondo quanto riferito dai ricercatori, la donna non sembrava malata. “Durante il suo soggiorno, stava bene e non presentava sintomi di infezione”, si legge nello studio. “Si è ammalata durante il volo di ritorno in Cina, dov’è poi risultata positiva per il 2019-nCoV il 26 gennaio scorso”. Il fatto che le persone asintomatiche siano potenziali fonti di infezione 2019-nCoV, precisano i ricercatori, può giustificare una rivalutazione della dinamica di trasmissione dell’attuale epidemia.

Peccato che le affermazioni dello studio non hanno alcuna base scientifica certa. I ricercatori, infatti, non hanno mai parlato con la donna di Shangai, prima che venisse pubblicato il loro studio. Va da sé, quindi, che le informazioni su cui si era basata la ricerca provenivano esclusivamente dagli altri quattro pazienti contagiati. “Ci hanno detto che la paziente cinese non sembrava avere alcun sintomo”, ha confermato il co-autore Michael Hoelscher del Ludwig Maximilian University of Munich Medical Center. Eppure, nei giorni successivi il Koch Institute e la Bavarian Health and Food Safety Authority hanno contattato telefonicamente la paziente di Shanghai, scoprendo invece che già da quando si trovava in Germania presentava sintomi come stanchezza, dolori muscolari e prendeva il paracetamolo, un farmaco noto per abbassare la febbre.

Un portavoce della Bavarian Health and Food Safety Authority ha confermato che una lettera è stata inviata alla rivista ed è ora in attesa di essere sottomessa a revisione, mentre il Koch ha avvisato l’Organizzazione mondiale della sanità. “Mi dispiace per come è andata, ma non credo che nessuno abbia una colpa”, ha replicato il co-autore dello studio, Christian Drosten, virologo del Charité University Hospital di Berlino. “Chiaramente la donna non poteva essere raggiunta all’inizio e sentivamo che ciò dovesse essere comunicato molto rapidamente”.

Tuttavia, nel bel mezzo di unemergenza globale come quella che stiamo vivendo l’errore dello studio potrebbe in parte essere giustificato. “Questa è stata una scelta sbagliata”, spiega Marc Lipsitch, epidemiologo dellala Harvard T.H. Chan School of Public Health. “Tuttavia, in un contesto di emergenza spesso non è possibile parlare con tutte le persone. Penso quindi che si tratti di una decisione dettata dall’urgenza di trovare una risposta il più rapidamente possibile, piuttosto che di negligenza”. Anche se, per alcuni esperti, parlare di un caso asintomatico è stato un grave errore. “Anche se i sintomi della paziente non erano specifici, non si può parlare comunque di un’infezione asintomatica”, afferma Isaac Bogoch, dell’università di Toronto. “Asintomatico significa nessun sintomo. Significa che si sta bene. Dobbiamo stare attenti alle nostre parole”.

Il fatto che questo studio si sia dimostrato sbagliato, non significa però che la trasmissione del coronavirus da parte di persone asintomatiche non possa avvenire. Come vi abbiamo raccontato, infatti, l’Oms ha riferito che il motore principale del contagio è certamente quello da persone con sintomi. Ma come sottolinea una nota dell’Istituto superiore di sanità (Iss), anche la trasmissione del coronavirus da pazienti infetti ma ancora asintomatici è possibile, anche se molto rara e perciò non risulta essere uno dei motori principali dell’infezione.

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