Redatto da Oltre la Linea.

Dopo il tavolo tecnico istituito dal Ministro Trenta – con esperti del Ministero, uomini dello Stato Maggiore della Difesa, dell’Avvocatura dello Stato e della Direzione Generale della Previdenza Militare -, adesso si passa all’azione. Tra poco tempo ci sarà una legge che proteggerà i militari che si sono ammalati in area operativa anche a causa dall’uranio impoverito. Ma la novità che fa la differenza è che non dovrà più essere il militare a dimostrare il collegamento tra malattia e servizio del Paese, ma sarà la Difesa a dover dimostrare che la malattia non sia collegata al servizio reso.

Così il Ministro racconta il suo primo bilancio portato a termine, sottolineando quello che è il suo obiettivo: «Rendere sempre più vicini militari e cittadini, una grande risorsa del Paese. Sogno un cittadino che incontrando un militare possa dirgli: “Grazie per il tuo servizio”. Miro a questo e vediamo se ci arriveremo». In sintesi, era già chiaro come il personale della Difesa fosse stato indicato dal Ministro come il primo step da mettere sotto i riflettori della politica: e così è stato.

«In questo anno di attività ho affrontato tanti temi: uno su tutti, riavvicinare i cittadini alle Forze Armate. Ho girato in lungo e in largo l’Italia per ascoltare la voce dei nostri militari, i loro bisogni, le problematiche che per anni erano passate in secondo piano. Abbiamo lavorato per riqualificare le aree militari in disuso e ridestinarle al territorio ed ai cittadini. Abbiamo guardato alle famiglie delle nostre donne e dei nostri uomini in uniforme, alle fragilità umane che meritano attenzioni, ai ricongiungimenti familiari, al potenziamento militare nel Sud Italia, al miglioramento delle qualità del servizio svolto.

Ho fortemente voluto che si tornasse a parlare di dignità! A partire dalle vittime dell’uranio impoverito, a cui mai nessuno ha dedicato le dovute attenzioni ed i doverosi riconoscimenti! L’industria della Difesa ha ritrovato il sostegno politico ed abbiamo messo a disposizione del Paese le nostre migliori tecnologie, come i droni per il monitoraggio della terra dei fuochi. Abbiamo ancora molto da fare per il benessere dei nostri professionisti civili e militari della Difesa e ci aspetta una #fase2 altrettanto ricca di responsabilità e determinazione per continuare insieme un percorso iniziato nel segno del #cambiamento!».

Questo è quanto dichiarato dal Ministro Trenta sui social, ove ha messo in risalto tutti i punti sopraccitati, peraltro dimenticando – forse per modestia, o forse per distrazione – il grande passo iniziato per riqualificare gli avanzamenti militari nella logica della meritocrazia e della trasparenza. Una questione che produce tanti ricorsi e tante insoddisfazioni nelle promozioni, che ora dovrà fare i conti con nuove proposte in arrivo.

Troppe infatti sono le ingiustizie che continuano a colpire ufficiali, sottufficiali e graduati meritevoli, e tutto questo in assenza degli attesi avanzamenti. Ciò ha indotto il Ministro a puntare «al processo valutativo, in un’ottica di uniformità tra categorie e Forze Armate, al fine di individuare chiaramente i criteri alla base dell’attribuzione dei punteggi di merito e limitando il più possibile la discrezionalità delle commissioni, riconducendola in un alveo di assoluta trasparenza».

Sin da quanto è stata nominata Ministro, Elisabetta Trenta lo aveva precisato: «Ci concentreremo sulla tutela del personale militare», puntando poi il dito anche sulla vicenda dell’uranio impoverito, avendo considerato in ciò le aspettative disattese da parte delle vittime, che sono rimaste inascoltate dallo Stato. Le intenzioni del Ministro sono state confermate anche nelle linee programmatiche della Difesa, ed ora sono diventate una nuova realtà attesa dalle vittime, con l’arrivo di un innovativo strumento legislativo. Con la nuova legge, infatti, saranno assicurate sicurezze e garanzie a tutto il personale militare, affinché esso non debba essere più costretto a fare causa all’amministrazione della Difesa per avere giustizia.

Con il perpetrarsi di un silenzio storico che vedeva i dipendenti militari affrontare controversie contro il Ministero della Difesa, oggi è il Ministero stesso che scende in campo per ascoltare i militari interessati, per ascoltare ed affrontare tutte le responsabilità derivanti dalle scelte operate o dalle mancanze avute. Così facendo, non solo potrà cambiare il rapporto tra Amministrazione e dipendente, ma si potranno anche ottenere una serie di risultati oggettivi, tali da annientare il contenzioso e puntare quindi sulla trasparenza amministrativa, edificando in tal modo un’organizzazione efficiente che ruoti attorno al personale.

La tutela della salute degli uomini e delle donne in divisa è un obiettivo politico prioritario per la Difesa, la quale, partendo dai casi più gravi come l’esposizione alle sostanze pericolose, sta tracciando la via per dare un segnale forte in merito alla sicurezza sul lavoro, che ha una molteplicità di adempimenti e di attività che non sempre sono state adeguatamente applicate.

Puntare sulla tutela del personale della Difesa è una questione centrale, che ora imbocca una nuova via, da perseguire fino a quando la sicurezza di ogni militare sarà garantita verso ogni individuo in divisa e contro ogni genere di fattore ambientale avverso. In questi, sono inclusi anche atteggiamenti offensivi ed invasivi come il mobbing (che pure non deve essere trascurato, per la gravità di effetti che produce sulla vittima), o le circostanze di difficoltà di accesso ai diritti normati, che non devono diventare strumento di abuso da parte dei dirigenti chiamati a garantirli.

L’equa divisione dei carichi di lavoro, le semplificazioni delle funzioni burocratiche, la sicurezza sul lavoro (ripartendo da chi è rimasto indietro): sono scelte forti, che quando giungeranno a compimento produrranno un cambiamento di giustizia e di equità, da troppo tempo atteso ed auspicato. Soltanto così sarà possibile assistere ad una nuova era nelle forze armate, le quali, integrate appieno nel sistema-Paese, produrranno senza ombra di dubbio sicurezza, sviluppo e stabilità sociale.

(di Salvo Consoli)

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