Costruire la città del futuro è un processo collettivo che passa anche dalla raccolta delle idee utopistiche. I grandi visionari del passato hanno contribuito a realizzare il mondo in cui oggi viviamo e se si vuole giocare a fare gli indovini è bene osare e lasciarsi sedurre dalla fantasia. L’essere umano è sempre di più un animale urbano: costruisce città da diecimila anni, pochissimo rispetto alla sua prima comparsa sulla terra e questo vuol dire che c’è ancora tanto da sperimentare”, ha detto Luca Ballarini, fondatore dello studio creativo Bellissimo e ideatore di Torino Stratosferica.

Ospite del padiglione Go Electric di Ford al Festival della scienza di Genova, Ballarini ha sottolineato quanto immaginazione e racconto del reale siano elementi essenziali per la costruzione di una nuova idea possibile di centro urbano. “Tutti noi” – ha spiegato – “possiamo contribuire a immaginare le città entrando nel dibattito pubblico e chiunque può a raccontare la sua realtà per influenzare” la vita della stessa comunità. Le città” – aggiunge Ballarini – “sono delle armi mentali: nascono dalla mente delle persone” e le trasformazioni portate dal tempo condizionano i comportamenti dei suoi abitanti.

Se diecimila anni fa la città serviva a riportare in terra “una rappresentazione del cosmo”, oggi immaginare una metropoli significa pensare a sviluppo immobiliare, vita delle persone e mobilità. In futuro i centri urbani saranno sempre più connessi, elettrificati e collegati tra loro, capaci di appagare quel desiderio “congenito dell’essere umano” di rapidità nei movimenti: “Da un lato c’è la pulsione costante a volerci spostare più velocemente, dall’altro riteniamo ormai inaccettabile stare fermi nel traffico”.

Le strade diventeranno luoghi in cui le biciclette conviveranno con l’Hyperloop, il treno ultra-veloce capace di ridurre drasticamente le distanze, anche se l’uomo dovrà imparare a muoversi meno per garantire l’efficienza delle metropoli: “Bisognerà tagliare tutti gli spostamenti che non sono necessari, già oggi potremmo lavorare in modo differente grazie alla tecnologia. Abbiamo ancora la necessità di spostare le merci, far muovere le persone non è sempre assolutamente indispensabile”.

L’esempio di Torino Stratosferica

Ballarini ha già messo in pratica le sue idee nei cinque anni di vita di Torino Stratosferica, il progetto di city imaging nato con l’obiettivo di creare una migliore immagine del capoluogo piemontese. Partito come laboratorio collettivo con oltre 200 persone coinvolte, Torino Stratosferica ha prodotto 100 idee per la città ed è ora diventato un festival (“l’unico in Italia dedicato al city making, rivendica con un certo orgoglio Ballarini).

Abbiamo abbandonato tutti i preconcetti per produrre idee e visioni urbane”, dice l’ideatore. La scelta è stata quella di partire dall’immagine di una Torino ideale, “somma di tutte le immagini di tutti i luoghi più belli che abbiamo visto nelle città nel mondo, girando altri paesi, altre nazioni, altre regioni”. Il risultato è stata “una visione psichedelica, quasi caleidoscopica e fantastica di cose che ci piacciono e che possono rendere la città migliore” – dal marketing incentrato sull’inedito slogan della Città dei quattro fiumi alla riconversione dell’aeroporto privato che popola il centro del capoluogo, passando per il recupero di interi quartieri da dedicare all’housing sociale.

Pianificare lo sviluppo e l’interazione all’interno dei luoghi può rendere più appetibili le città che diventano giorno dopo giorno sempre di più posti nei quali si va a vivere più per scelta che per destino.

“Le città competono fra loro” – evidenzia Ballarini – “benché sia difficile immaginarle come prodotti in vendita sugli scaffali per cui se ne può prendere solo uno”. Per non essere superate dalle concorrenti – e mettere nel mirino le proprie dirette rivali – le amministrazioni locali sfoderano le armi del marketing consapevoli, come ha codificato il sociologo americano Kevin Lynch, che “l’immagine di una città non sempre coincide con quella che politica e enti turistici vogliono far credere. L’immagine” – chiosa Ballarini – “è quella che viene vissuta da chi la abita”.

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