Redatto da Oltre la Linea.

Il retroscena sul Venezuela lo racconta la Cnn, che naturalmente non perde occasione per criticare la posizione di Donald Trump. Secondo la nota emittente americana, Trump sta chiedendo maggiore cautela al suo staff dopo che sia il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton che il Segretario di Stato Mike Pompeo hanno aperto all’intervento militare degli Stati Uniti contro Maduro.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, John Bolton avrebbe riferito ai suoi collaboratori che se avesse fatto a modo suo, a quest’ora gli Stati Uniti sarebbero in guerra aperta con il Venezuela e in altri posti del mondo (tra cui l’Iran). Viene fuori l’immagine «di un presidente in disaccordo con i suoi funzionari che questa settimana hanno chiesto un regime change a Caracas e hanno costantemente rifiutato di escludere un intervento militare statunitense».

Secondo la Cnn, dopo una telefonata con il presidente Vladimir Putin, Trump avrebbe minimizzato il coinvolgimento della Russia in Venezuela, contraddicendo le affermazioni dei vertici dell’amministrazione Trump. Il Presidente Usa ha affermato da tempo che «tutte le opzioni sono sul tavolo» quando si tratta del Venezuela ma appare riluttante a intervento militare dopo il fallito golpe di Guaidò. C’è da sperare che Donald Trump continui a contrapporsi a Bolton e Pompeo, anche se siamo abituati alle contraddizioni del Presidente in politica estera.

Ecco chi è veramente Guaidò

Chi è veramente Juan Guaidò, l’autoproclamato Presidente ad interim del Venezuela appoggiato dagli Stati Uniti e da buona parte delle cancellerie di occidentali? Il Prof. Franco Cardini lo definisce uno «spregevole traditore del suo paese e della sua gente al servizio di ladri e di prepotenti» e ci sentiamo di appoggiare questa tesi. A maggior ragione leggendo l’inchiesta realizzata dai giornalisti indipendenti Dan Cohen e Max Blumenthal per Grayzone Project, ripresa anche da Il Manifesto.

Juan Guaidò, nonostante la giovane età, è una vecchia conoscenza del Dipartimento di Stato Usa e di Washington. Come osservano Blumenthal e Cohem, «nel 2005 Guaidó fu uno dei cinque «leader studenteschi» venezuelani che si recarono a Belgrado per conoscere le tecniche insurrezionali praticate dai giovani militanti di Otpor (in serbo Resistenza, gruppo fondato nel 1998) che iniziarono le proteste contro il presidente serbo Slobodan Milosevic (e poi fecero scuola per “Rivoluzioni colorate” in alcuni paesi ex comunisti come Ucraina e Georgia). L’addestramento proseguì negli Usa e in Messico e si concretizzò nelle barricate delle sanguinose guarimbas».

(di Roberto Vivaldelli)

 

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