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E se invece delle mascherine usassimo delle visiere per proteggerci dal coronavirus? La proposta, pubblicata sulla rivista scientifica Jama e che sta circolando in queste ore, arriva da un team dell’università dell’Iowa, che sottolinea i possibili pro dell’utilizzo di questo diverso dispositivo di protezione individuale tra la popolazione non addetta ai lavori. Facilmente lavabili, riutilizzabili, forse anche più comode da indossare, questi schermi in plastica che coprono dalla fronte a sotto il mento, fin dietro le orecchie, potrebbero davvero essere un’alternativa valida, anche se devono ancora essere fatti studi specifici per appurare il grado di protezione fornito.

Mascherine

Che ormai le mascherine siano diventate un equipaggiamento utile per uscire di casa è chiaro a tutti e in tutto il mondo, tanto che ora anche i Cdc statunitensi ne raccomandano l’utilizzo ai cittadini. Ma il problema sul loro approvvigionamento non è superato, specialmente per le mascherine chirurgiche monouso, quelle che qualcuno chiama altruistiche, perché evitano alle persone – e abbiamo scoperto che si può essere infetti senza saperlo – di diffondere particelle virali. Ce ne saranno abbastanza per tutti sempre, finché ne avremo bisogno?

Ammesso e non concesso che le filiere produttive riescano a garantire il fabbisogno, guardando solo all’Italia, quanti milioni ne verrebbero utilizzati al giorno? Un costo anche ambientale (sì, perché una volta tolte dovrebbero finire direttamente nei rifiuti indifferenziati) che non si può non tenere in considerazione.

Facciamo finta che del futuro del pianeta ci importi poco o nulla, le mascherine, banalmente, sono scomode: non sono così facili da indossare e ciò può dar luogo a continui rimaneggiamenti per sistemarsele meglio sul volto, esponendo a maggiori rischi di esposizione al virus; opprimono e molti lamentano difficoltà a respirare quando le indossano; limitano le comunicazioni perché nascondono i movimenti delle labbra (pensiamo anche alle persone sorde quante difficoltà in più potrebbero affrontare per interagire con gli altri), le espressioni, e anche parlare e farsi capire è più complicato. Bere, mangiare e fumare (questo sarebbe un risvolto positivo per la salute) non sono contemplati.

Visiere protettive

Tutto ciò potrebbe risolversi con l’impiego di face shield, di visiere in plastica trasparente. Le abbiamo viste spesso indossate dal personale sanitario, sopra alle mascherine, ma potrebbero essere uno strumento valido anche per i comuni cittadini.

Sono di facile produzione (ci sono aziende che già le realizzano, altre che si possono convertire senza problemi, e poi ci sono le stampanti 3D) e sono riutilizzabili per un tempo indefinito perché sono facili da pulire, bastano acqua e sapone o semplici disinfettanti. Riparano completamente il viso, compresi gli occhi che sono un’altra possibile via di accesso del virus, e impediscono di toccarsi accidentalmente la faccia. Lasciano un po’ più liberi di respirare e di parlare e lasciano vedere la bocca e la mimica facciale.

Le visiere sembrerebbero insomma la soluzione ideale, ma – hanno precisato gli autori della proposta su Jamanon ci sono ancora dati che ne accertino l’efficacia sul contenimento di questo nuovo coronavirus. Non c’è certezza sulla loro capacità di contenere uno starnuto o un colpo di tosse e il rischio che ne deriva qualora una persona fosse infetta. Esistono però studi di simulazione sui virus dell’influenza: le visiere ridurrebbero l’esposizione al patogeno attraverso grandi goccioline (droplet) del 96% a una distanza di circa 46 centimetri e del 92% a una distanza di circa 15 cm. L’efficacia però non si mantiene per gli aerosol.

Avere risultati velocemente attraverso studi randomizzati è sempre difficile, concludono gli scienziati, ma potremmo stimare l’efficacia delle visiere più in fretta sfruttando modelli matematici già esistenti.

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