Redatto da Oltre la Linea.

Dagli Stati Uniti, giunge una notizia che ha il sapore di una sonante vittoria del presidente Donald Trump nei confronti degli avversari politici del Partito Democratico: la Corte Suprema ha dato il via libera all’uso dei fondi del Pentagono per corroborare o sostituire il muro al confine fra Messico e Stati Uniti, un’opera che fu messa in piedi soprattutto per cercare di contrastare l’amplissimo traffico illegale di droga fra i due Paesi (prevalentemente monodirezionale, da sud a nord).

I nove saggi membri della Corte Suprema, con una maggioranza di cinque voti favorevoli su nove, a dispetto dei quattro contrari, hanno quindi sbloccato ben 2,5 miliardi di dollari (già autorizzati dal Congresso), che verranno trasferiti dal Ministero della Difesa ed utilizzati per finanziare i lavori sugli oltre 160 chilometri di muro attualmente presenti sul territorio di confine tra le due nazioni (specificamente, negli stati di Arizona, California e New Mexico).

La decisione appena venuta in essere ribalta completamente una sentenza di un tribunale californiano, il quale aveva invece sostenuto che non fosse possibile aggirare la volontà del Congresso (a maggioranza non Repubblicana). Non è incidentale, infatti, l’esultanza del tycoon sul suo profilo Twitter, oramai proverbiale mezzo di comunicazione di massa delle azioni ed opinioni del presidente: «Wow! Una grande VITTORIA per quel che riguarda il Muro. La Corte Suprema degli Stati Uniti ribalta l’ingiunzione di un tribunale inferiore, e permette al Muro al Confine Meridionale di procedere. Una grande VITTORIA per la Sicurezza dei Confini e per il Ruolo della Legge».
Vittoria di Trump: sì della Corte Suprema ai fondi per il muro col Messico

Come riporta Il Fatto Quotidiano, lo scontro giudiziario sul muro era iniziato sin dal febbraio di quest’anno, a seguito dello shutdown e dell’offerta, da parte del Congresso, di un budget ben inferiore a quello richiesto dal presidente. Questa vittoria di Trump eclissa gli sforzi e le battaglie legali di numerose associazioni di cittadini (American Civil Liberties Union, Sierra Club ed altri), che si erano battuti affinché i fondi del Congresso non fossero destinati al muro al confine con il Messico, il quale era stato invece sin da subito una delle promesse elettorali di Trump.

Peraltro, la vittoria è duplice, perché assieme alla sentenza della Corte Suprema è arrivato l’accordo con il Guatemala, il quale si farà carico, al posto degli Stati Uniti, delle richieste di asilo provenienti dai migranti di Honduras ed El Salvador. A rinforzo dell’irrigidimento del decreto sulle espulsioni degli immigrati irregolari sul suolo a stelle e strisce.

Deluse ed irritate le reazioni dei Democratici, fra cui Nancy Pelosi, la quale ha cinguettato contro la spesa di un tale budget per il muro di confine a sud: un muro che, a onor del vero, porta eminentemente proprio una firma Democratica, in quanto fu cominciato ad inizio degli anni Novanta da Bill Clinton e molto allungato, tra gli altri, da Barack Obama. Ma questa ira, del resto, nello scacchiere della politica interna americana, è del tutto fisiologica: infatti, questa sentenza della Corte Suprema rappresenta una decisa e significativa vittoria di Donald Trump.

(di Lorenzo Franzoni)

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