(foto: Joan Cros/NurPhoto via Getty Images)

Dimmi come parli e ti dirò tecnologicamente chi stai diventando. Il voice è il trend che sta cambiando diverse regole per molteplici attori. I grandi colossi tech, che propongono le soluzioni (gli smart speaker ma non solo); le aziende, che attraverso le interfacce vocali possono offrire nuovi servizi e vie alla propria identity; gli utenti e i consumatori, che possono sfruttare questo vantaggio a vari livelli e sicuramente nell’ambito più generale della smart home e degli strumenti connessi.

Come indicavano i dati della ricerca sulla smart home dell’Osservatorio Internet of Things della School of management del Polimi, presentati lo scorso febbraio al convegno, “Smart Home: senti chi parla!” lo sbarco degli smart home speaker sta trainando più in generale il mercato delle soluzioni per la casa intelligente (rappresentando il 16% del totale), in un panorama in cui qualche ostacolo resta a livello culturale in tema di casa intelligente, sia in merito alla comprensione delle reali potenzialità di utilizzo degli oggetti smart, sia per le legittime domande su temi come privacy e cyber security.

Un aspetto interessante emerso dalla ricerca è che, malgrado lo storytelling imperante da “Alexa ricordami la data dell’anniversario”, in realtà i consumatori dagli assistenti vocali si aspettano altro, soprattutto in ottica integrazione. Infatti, più che per ottenere informazioni o avere un altro organizer, “vorrebbero usarli per gestire altri oggetti smart, come elettrodomestici (23%), caldaie e termostati (23%), luci (21%) e antifurto (16%)”. Meno appeal presentano invece le funzionalità che “vanno dalla possibilità di ricevere informazioni in tempo reale (7%), alla gestione dell’agenda personale (7%), fino alla possibilità di effettuare acquisti online (4%) o prenotare cene, taxi e alberghi (4%)”.

L’idea che dalla voce, e quindi dai tool voice, passino più importanti chance è quindi opinione comune e i margini sono ampi quindi per aziende e brandVidiemme, l’azienda che a Milano dal 2004 lavora per portare ai clienti soluzioni tecnologiche fortemente customizzate per accelerare la transizione digitale, e aiutare a migliorare le performance, sta guardando con interesse al mondo voice.

L’avamposto californiano dell’azienda che nel 2019 ha girato la boa dei quindici anni, il VDM Labs di San Francisco, è stato proprio lanciato per intercettare in anteprima alcuni insight dall’ecosistema dell’innovazione californiano. E anche in area voice stanno emergendo varie consapevolezze, secondo quanto indica l’azienda: dall’importanza dell’ibridazione, quindi la coesistenza di voice e supporti anche visivi, all’importanza di avvicinare i più giovani ai contenuti audio, meno centrali de facto per una generazione che non vede nella radio un media di riferimento.

I motivi per puntare sempre più sul voice sono molteplici, guardando ai servizi che si possono offrire e al vantaggio competitivo rispetto a coloro che non rientreranno nella schiera degli early adopters. Il riferimento va alle soluzioni business to business ma anche business to consumer e al cross market. E non c’è settore dove il voice non possa fare la differenza, cercando anche di accorciare le distanze di alcuni segmenti di pubblico dall’informazione e dalla fruizione dei servizi. Un caso interessante è proprio quello che ha visto Vidiemme sviluppare per la nipponica Takeda una strategia Voice su Google Assistant e Amazon Alexa, che permette alle persone con problemi visivi di accedere tramite interazione vocale alle informazioni presenti nel bugiardino dei farmaci.

L’azienda milanese ritiene, in generale,  che i player debbano innovare anche i processi interni grazie alla leva tecnologica, soprattutto per ridimensionare quelli time-consuming, e indubbiamente con un approccio hands free tutto diventa più fluido e veloce per chi lavora e fa ricerca. Anche l’implementazioni di soluzioni vocali potrebbe servire allo scopo: secondo una previsione di Gartner entro il 2023 il 25 per cento delle interazioni dei dipendenti con le applicazioni passerà dalla voce e non più quindi dal testo, liberandoli quindi dall’utilizzo di mouse, tastiera, ecc.

Il tema della sperimentazione in ambito voice technology si impone ben oltre le vendite di smart speaker e abbraccia quindi nuove vie al business e al marketing.

 

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